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BOLZANO. L’assessore provinciale Forte durante l’assemblea pubblica spiega che mancano i soldi per la nuova strada Stampa E-mail
BOLZANO. L’assessore provinciale Forte durante l’assemblea pubblica spiega che mancano i soldi per la nuova strada
"Vicerè, per ora niente fondi"
di Tommasino Giaretta
Congestionata l’arteria che porta da Bassano a Vicenza tagliando anche Poianella e Bressanvido Da 15 anni si attende un bypass
Assemblea partecipata quella indetta dal sindaco di Bolzano Vicentino, Massimiliano Fattori, per cercare una soluzione comune al problema del traffico sulla Vicerè.
SITUAZIONE. Il neo assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Forte, supportato dai funzionari Grendene e Bazzan di palazzo Nievo, ha subito messo le mani avanti: «Sul piano viabilistico abbiamo accumulato un ritardo enorme, a causa degli amministratori che a suo tempo non hanno sfruttato i fondi dello Stato per costruire strade». Sì ritardi: anche la vociferata “Bassano veloce", che sembrava già decisa 5 anni fa, è rimasta solo un'ipotesi, stralciata nel 2005 dalla Provincia. Servivano allora 10 milioni di euro, ma proprio per l'alto costo non è stata finanziata e mai arrivata alla progettazione definitiva anche perché non avrebbe assolto al compito di togliere traffico dalla Marosticana.
ALTERNATIVA. Si riparte dunque da zero, quando l'idea di un percorso alternativo alla Vicerè risale al 1995. Il coinvolgimento delle Amministrazioni di Vicenza e Padova, dei Comuni di Bolzano, Bressanvido, Pozzoleone e San Pietro in Gu si è arenato per il veto imposto dai cugini padovani di realizzare la bretella al confine, utilizzando parte del vecchio sedime della statale Postumia e un nuovo tracciato di appena 3 chilometri. Il velato interesse dimostrato di recente da Bressanvido ha indotto il sindaco Fattori a proporre una soluzione interna in modo tale da accelerare l'iter e inserire l'ipotesi del tracciato nel Pat.
FONDI. L'ex sindaco di Bressanvido, Antonio Milan, è intervenuto per scongiurare questa soluzione che andrebbe ad aggravare la situazione di Poianella e Bressanvido. Per Claudio Rizzato, ex consigliere regionale e portavoce del Comitato di liberazione dal traffico, l'asse viario riguarda non solo Bolzano, ma anche Bressanvido, Pozzoleone, Scaldaferro e Nove rilanciando la proposta di un senso unico per i Tir già attuata nel 2000, ma boicottata da Bressanvido. Mara Meda della Lega Nord ha parlato di «forte impatto in un territorio ancora vergine». A conclusione, l’assessore Forte ha commentato: «Valuteremo la situazione, compresa la proposta del senso unico per i Tir. Ma è chiaro che una soluzione a medio termine è impensabile: al momento non ci sono fondi». I dati della Provincia nel 2005 parlavano di 8 mila veicoli come transito diurno medio, rilevato dalle 7 alle 19. Nel 2007, si era arrivati a 9 mila con una forte incidenza di Tir, pari a 1.500 al giorno, secondo Rizzato. Sul futuro della Vicerè grava la scelta, avvallata da un referendum popolare, di costruire a Schiavon un mega centro di stoccaggio merci, con 80 bocche di carico.
«La Pedemontana graverà ulteriormente sul traffico» secondo Davide Costalonga, capogruppo di minoranza a Bressanvido. Nell’incontro ha attaccato le posizioni del sindaco Leopoldo Bortolan (assente perché in ferie), sostituito dall’assessore Fabrizio Galvanin che si è difeso dagli “assalti” subiti. Di parere opposto a Costalonga è il sindaco Bortolan, secondo il quale la soglia di insopportabilità di una arteria scatta a 25 mila automezzi al giorno. Fatto sta che la situazione della strada Vicerè non è affatto da sottovalutare, come confermato in assemblea. Infatti, si tratta della trafficata direttrice provinciale Bassano-Vicenza che taglia in successione Bolzano, Poianella e Bressanvido.
Il Giornale di Vicenza, Mercoledì 21 Luglio 2010 PROVINCIA Pagina 35
BOLZANO. L’assessore provinciale Forte durante l’assemblea pubblica spiega che mancano i soldi per la nuova strada
"Vicerè, per ora niente fondi"
di Tommasino Giaretta
Congestionata l’arteria che porta da Bassano a Vicenza tagliando anche Poianella e Bressanvido Da 15 anni si attende un bypass
Assemblea partecipata quella indetta dal sindaco di Bolzano Vicentino, Massimiliano Fattori, per cercare una soluzione comune al problema del traffico sulla Vicerè.
SITUAZIONE. Il neo assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Forte, supportato dai funzionari Grendene e Bazzan di palazzo Nievo, ha subito messo le mani avanti: «Sul piano viabilistico abbiamo accumulato un ritardo enorme, a causa degli amministratori che a suo tempo non hanno sfruttato i fondi dello Stato per costruire strade». Sì ritardi: anche la vociferata “Bassano veloce", che sembrava già decisa 5 anni fa, è rimasta solo un'ipotesi, stralciata nel 2005 dalla Provincia. Servivano allora 10 milioni di euro, ma proprio per l'alto costo non è stata finanziata e mai arrivata alla progettazione definitiva anche perché non avrebbe assolto al compito di togliere traffico dalla Marosticana.
ALTERNATIVA. Si riparte dunque da zero, quando l'idea di un percorso alternativo alla Vicerè risale al 1995. Il coinvolgimento delle Amministrazioni di Vicenza e Padova, dei Comuni di Bolzano, Bressanvido, Pozzoleone e San Pietro in Gu si è arenato per il veto imposto dai cugini padovani di realizzare la bretella al confine, utilizzando parte del vecchio sedime della statale Postumia e un nuovo tracciato di appena 3 chilometri. Il velato interesse dimostrato di recente da Bressanvido ha indotto il sindaco Fattori a proporre una soluzione interna in modo tale da accelerare l'iter e inserire l'ipotesi del tracciato nel Pat.
FONDI. L'ex sindaco di Bressanvido, Antonio Milan, è intervenuto per scongiurare questa soluzione che andrebbe ad aggravare la situazione di Poianella e Bressanvido. Per Claudio Rizzato, ex consigliere regionale e portavoce del Comitato di liberazione dal traffico, l'asse viario riguarda non solo Bolzano, ma anche Bressanvido, Pozzoleone, Scaldaferro e Nove rilanciando la proposta di un senso unico per i Tir già attuata nel 2000, ma boicottata da Bressanvido. Mara Meda della Lega Nord ha parlato di «forte impatto in un territorio ancora vergine». A conclusione, l’assessore Forte ha commentato: «Valuteremo la situazione, compresa la proposta del senso unico per i Tir. Ma è chiaro che una soluzione a medio termine è impensabile: al momento non ci sono fondi». I dati della Provincia nel 2005 parlavano di 8 mila veicoli come transito diurno medio, rilevato dalle 7 alle 19. Nel 2007, si era arrivati a 9 mila con una forte incidenza di Tir, pari a 1.500 al giorno, secondo Rizzato. Sul futuro della Vicerè grava la scelta, avvallata da un referendum popolare, di costruire a Schiavon un mega centro di stoccaggio merci, con 80 bocche di carico.
«La Pedemontana graverà ulteriormente sul traffico» secondo Davide Costalonga, capogruppo di minoranza a Bressanvido. Nell’incontro ha attaccato le posizioni del sindaco Leopoldo Bortolan (assente perché in ferie), sostituito dall’assessore Fabrizio Galvanin che si è difeso dagli “assalti” subiti. Di parere opposto a Costalonga è il sindaco Bortolan, secondo il quale la soglia di insopportabilità di una arteria scatta a 25 mila automezzi al giorno. Fatto sta che la situazione della strada Vicerè non è affatto da sottovalutare, come confermato in assemblea. Infatti, si tratta della trafficata direttrice provinciale Bassano-Vicenza che taglia in successione Bolzano, Poianella e Bressanvido.
Il Giornale di Vicenza, Mercoledì 21 Luglio 2010 PROVINCIA Pagina 35


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PROGETTI VICENZA. L’oasi di Casale sarà ampliata Stampa E-mail
PROGETTI. L’assessorato ai lavori pubblici presenterà in Giunta le sei tappe per la valorizzazione dell’area naturalistica
L’oasi di Casale sarà ampliata
di Chiara Roverotto

Avviati i contatti con i proprietari per poter acquisire altri stagni Verrà rifatta la passerella in legno e si potenzierà il pozzo artesiano

 L’oasi degli stagni di Casale si allarga. L’assessorato ai Lavori pubblici ha già pronto un progetto che verrà presentato in giunta entro la prossima settimana e che prevede un finanziamento di 90 mila euro provenienti dalla Regione (grazie all’intervento dell’ex consigliere Claudio Rizzato) e altri 50 mila utilizzabili con un mutuo. Su che cosa hanno lavorato i tecnici di piazza Biade per valorizzare un’area inserita in un contesto territoriale già coltivato e costituita da 30 ettari di invasi acquitrinosi scavati negli ultimi decenni per utilizzare quelle che, un tempo, erano cave di argilla?
Sono sei i punti che stabiliranno la tabella di marcia per la valorizzazione di una zona voluta da Comune e Wwf nel 1998. Il primo riguarda la passerella di legno che di fatto collega la zona degli stagni con un ingresso da via Zamenhof (Foro Boario), quello che permette agli autobus delle scolaresche di trovare parcheggio facilmente senza arrivare dall’ingresso principale di Strada Caperse. La passerella, infatti, è rotta da tempo, come il nostro Giornale aveva documentato un paio di mesi fa, per cui i primi sforzi si concentreranno sul totale recupero del passaggio seguendo le norme relative all’abbattimento delle barriere architettoniche.
Poi si procederà con il potenziamento di un pozzo artesiano già esistente all’interno dell’area naturalistica. «Però serve più acqua - spiega l’assessore ai Lavori pubblici Ennio Tosetto - anche perché la vegetazione si è sviluppata su suoli bassi dove ristagna e crea condizioni di forte umidità, quindi è necessario dare una maggiore portata al pozzo in modo che i livelli possano aumentare». La terza fase sarà dedicata alla sicurezza del fabbricato all’interno e accanto verrà costruito anche un piccolo rustico in modo da lasciare più spazio per i laboratori e per l’attività didattica che il Wwf propone da anni, soprattutto per gli alunni delle scuole elementari e medie, oltre che per i gruppi organizzati. «Sui tetti dei due edifici - continua Tosetto - verranno installati pannelli fotovoltaici che serviranno non solo per scaldare l’acqua che servirà al custode, ma anche per ampliare l’illuminazione . Con questo sistema l’oasi diventerà autonoma sotto tutti i punti di vista nel modo meno invasivo possibile e utilizzando energie alternative».
Nuovo look anche all’ingresso di strada Caperse dove verranno rifatti il vialetto e il punto di raccolta visitatori. «Punteremo su un’architettura che si adegui maggiormente all’ambiente circostante e, infine, l’aspetto più importante - puntualizza Tosetto - contiamo di allargare l’area acquisendo nuovi stagni. Alcuni privati sono già stati contattati. In questo modo la zona sarà ancora più grande e diventerà un punto di riferimento importante sotto il profilo ambientale legato agli ecosistemi e alla biodiversità».
Stabiliti gli interventi non restano che i tempi: il progetto dovrebbe essere licenziato dalla giunta entro metà luglio per cui i lavori dovrebbero iniziare a settembre. «Chiederemo fondi anche all’iniziativa Life della Comunità europea perché vorremmo che l’oasi degli stagni di Casale diventasse una classica zona umida salvaguardando maggiormente tutte le specie esistenti, naturalmente con l'assistenza e l’aiuto del Wwf, che da anni la gestisce», conclude Tosetto.

Il Giornale di Vicenza, Lunedì 05 Luglio 2010 CRONACA, pagina 9



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Quando il PD vicentino fa rima con DC Stampa E-mail
Quando il PD vicentino fa rima con DC
di Luca Faietti
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La generazione dei 50enni sembra sia rimasta al palo nel PD? Non è che la voglia di rinnovamento a tutti i costi porti poi alla perdita o alla demotivazione di risorse formate e rappresentative come lei? Si è fatta una idea del motivo per cui si è arrivati a questo punto?
Claudio Rizzato, ex consigliere regionale PD: «Attualmente nel PD Vicentino gli incarichi o le rappresentanze istituzionali locali di rilievo sono ricoperti da coloro che negli anni Novanta facevano parte dei gruppo dirigenti della DC, del PPI o delle liste civiche ad essi collegate. Più che guardare al merito o alle competenze si continua con le logiche correntizie dell'appartenenza negando le ragioni che hanno fatto nascere il PD».
Emilia Laugelli, ex assessore al sociale di Schio: «Il PD è un partito nuovo e pieno di contraddizioni che ne stanno bloccano la crescita. Il matrimonio tra DS e Margherita ha portato all'unione di difetti e virtù di entrambi, facendo però emergere soprattutto i difetti. C'è stata da una parte, una corsa sfrenata al mantenimento del posto di potere di alcuni, dall'altra, nell'ottica del rinnovamento e del bilanciamento si è puntato su volti nuovissimi. È vero che gente della mia età, con esperienza, è quasi rimasta al palo. Se vuole io sono una "vecchia" per aver amministrato per 14 anni consecutivi una città come Schio, dall'altra mi accorgo che, girando in provincia, molta gente, fuori dal partito che conta, mi vive come una forza nuova. Poi se le scelte delle persone continuano a passare non dalla volontà degli elettori, ma dalle segreterie, capisce che non si va da nessuna parte. Il rischio di perdere e demotivare persone di esperienza esiste realmente, ma se c'è lo spazio per sentirsi utili lo stesso, allora la politica non si molla. La politica è passione».
Nel PD post congressuale si è già cominciato a parlare del prossimo appuntamento elettorale, le provinciali. Al PD serve un nome forte, lei sarebbe disponibile nel caso glielo venissero a chiedere?
Rizzato: «La scelta del Candidato alla Presidenza della Provincia deve avvenire attraverso le Primarie in tempi utili, evitando gli errori compiuti nelle ultime Elezioni Regionali».
Laugelli: «Io un nome forte? Ma mi riempie di gioia! L'Alto Vicentino ha dato alla Provincia ben 3 candidati alla Presidenza: Doppio, Berlato Sella e Collareda. Questo territorio è unico: su 6 consiglieri provinciali ben 4 sono stati eletti qua: Manza, Retis, Collareda e perfino la Sbrollini (ora Quero). Noi non scherziamo! Abbiamo eletto il Consigliere Regionale, in alcuni comuni il PD alle Regionali è arrivato al 27%, a Schio siamo al 32 %. Da altre parti se lo sognano un risultato così! Questo territorio avrebbe il diritto di governare non solo la provincia, ma di avere rappresentanti a tutti i livelli che contano. Non le pare? Io comunque sono al servizio del Partito, ma non vorrei essere solo una testimonianza. Mi piacerebbe che il nome venisse fuori dalle primarie tra gli elettori, non tra gli iscritti, e con una coalizione larga, sui contenuti, che siano in grado di competere. La passione non mi manca e neanche la voglia di sfidarli».
La partita della provincia la vede aperta o sarà impossibile battere la coalizione Lega- PdL?
Rizzato: «La competizione sarà aperta se si riuscirà a delineare un progetto politico e programmatico alternativo a quello di Lega e PdL con la scelta di candidature credibili e riconosciute nelle loro competenze. Oggi questo progetto non è visibile».
Laugelli. «Io osservo il modo di far politica di Schneck. Lui è uomo che si diverte, ci mette piacere, credo sarebbe difficile batterlo, se si votasse domani mattina. Ma la vera sfida è utilizzare questi 2 anni che ci separano dalle elezioni per far partire questo PD, fargli esprimere la sua vera natura, quella che fino adesso non ha mostrato. Per sperimentare cose nuove e non avere più sensi di inferiorità. In due anni la gente farà in tempo a giudicare Zaia e la Lega di governo, al di là degli slogan, ed aprirà gli occhi sulle bugie del centro destra. È una partita aperta, con scenari interessanti».
« ritornacontinua »
Quando il PD vicentino fa rima con DC
di Luca Faietti
La generazione dei 50enni sembra sia rimasta al palo nel PD? Non è che la voglia di rinnovamento a tutti i costi porti poi alla perdita o alla demotivazione di risorse formate e rappresentative come lei? Si è fatta una idea del motivo per cui si è arrivati a questo punto?
Claudio Rizzato, ex consigliere regionale PD: «Attualmente nel PD Vicentino gli incarichi o le rappresentanze istituzionali locali di rilievo sono ricoperti da coloro che negli anni Novanta facevano parte dei gruppo dirigenti della DC, del PPI o delle liste civiche ad essi collegate. Più che guardare al merito o alle competenze si continua con le logiche correntizie dell'appartenenza negando le ragioni che hanno fatto nascere il PD».
Emilia Laugelli, ex assessore al sociale di Schio: «Il PD è un partito nuovo e pieno di contraddizioni che ne stanno bloccano la crescita. Il matrimonio tra DS e Margherita ha portato all'unione di difetti e virtù di entrambi, facendo però emergere soprattutto i difetti. C'è stata da una parte, una corsa sfrenata al mantenimento del posto di potere di alcuni, dall'altra, nell'ottica del rinnovamento e del bilanciamento si è puntato su volti nuovissimi. È vero che gente della mia età, con esperienza, è quasi rimasta al palo. Se vuole io sono una "vecchia" per aver amministrato per 14 anni consecutivi una città come Schio, dall'altra mi accorgo che, girando in provincia, molta gente, fuori dal partito che conta, mi vive come una forza nuova. Poi se le scelte delle persone continuano a passare non dalla volontà degli elettori, ma dalle segreterie, capisce che non si va da nessuna parte. Il rischio di perdere e demotivare persone di esperienza esiste realmente, ma se c'è lo spazio per sentirsi utili lo stesso, allora la politica non si molla. La politica è passione».
Nel PD post congressuale si è già cominciato a parlare del prossimo appuntamento elettorale, le provinciali. Al PD serve un nome forte, lei sarebbe disponibile nel caso glielo venissero a chiedere?
Rizzato: «La scelta del Candidato alla Presidenza della Provincia deve avvenire attraverso le Primarie in tempi utili, evitando gli errori compiuti nelle ultime Elezioni Regionali».
Laugelli: «Io un nome forte? Ma mi riempie di gioia! L'Alto Vicentino ha dato alla Provincia ben 3 candidati alla Presidenza: Doppio, Berlato Sella e Collareda. Questo territorio è unico: su 6 consiglieri provinciali ben 4 sono stati eletti qua: Manza, Retis, Collareda e perfino la Sbrollini (ora Quero). Noi non scherziamo! Abbiamo eletto il Consigliere Regionale, in alcuni comuni il PD alle Regionali è arrivato al 27%, a Schio siamo al 32 %. Da altre parti se lo sognano un risultato così! Questo territorio avrebbe il diritto di governare non solo la provincia, ma di avere rappresentanti a tutti i livelli che contano. Non le pare? Io comunque sono al servizio del Partito, ma non vorrei essere solo una testimonianza. Mi piacerebbe che il nome venisse fuori dalle primarie tra gli elettori, non tra gli iscritti, e con una coalizione larga, sui contenuti, che siano in grado di competere. La passione non mi manca e neanche la voglia di sfidarli».
La partita della provincia la vede aperta o sarà impossibile battere la coalizione Lega- PdL?
Rizzato: «La competizione sarà aperta se si riuscirà a delineare un progetto politico e programmatico alternativo a quello di Lega e PdL con la scelta di candidature credibili e riconosciute nelle loro competenze. Oggi questo progetto non è visibile».
Laugelli. «Io osservo il modo di far politica di Schneck. Lui è uomo che si diverte, ci mette piacere, credo sarebbe difficile batterlo, se si votasse domani mattina. Ma la vera sfida è utilizzare questi 2 anni che ci separano dalle elezioni per far partire questo PD, fargli esprimere la sua vera natura, quella che fino adesso non ha mostrato. Per sperimentare cose nuove e non avere più sensi di inferiorità. In due anni la gente farà in tempo a giudicare Zaia e la Lega di governo, al di là degli slogan, ed aprirà gli occhi sulle bugie del centro destra. È una partita aperta, con scenari interessanti».
La Domenica di Vicenza, domenica 4 luglio 2010


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La Sanità nel Veneto Stampa E-mail

Nel 2008 il Gruppo Consiliare del PD in Consiglio Regionale presentò il pdl 292 “Piano sanitario, socio sanitario e sociale 2008-2010”, frutto di un lavoro di ascolto e confronto con Amministratori Comunali e Provinciali (PD e Centrosinistra), operatori della Sanità e del Sociale, Presidenti di Ipab e di Cooperative sociali, dal quale è nato il citato progetto  organico di programmazione e riforma del sistema sanitario e socio-sanitario del Veneto. Penso che da quel progetto si possa ripartire. Due leggi importanti riguardanti le politiche socio-sanitarie sono state approvate su iniziativa del Gruppo PD la scorsa legislatura: la legge regionale che stabilisce l’attivazione degli Hospice per malati terminali e le cure palliative (primo firmatario Guido Trento) e la legge regionale che istituisce il Servizio Civile degli Anziani (primo firmatario il sottoscritto).  Per la riforma delle Ipab invece, altra questione rimasta inattuata nella scorsa legislatura, si può partire dal  progetto di legge  elaborato e proposto dal Centrosinistra parte del quale è confluito nel testo approvato dalla Quinta Commissione il 27 novembre 2008 e iscritto all’odg del Consiglio Regionale nel marzo del 2009.

Il Piano da noi presentato prevede norme in materia di: governance, nomina dei  Direttori Generali, poteri delle Autonomie locali nella programmazione socio-sanitaria, partecipazione della società civile alla programmazione, tutela dei diritti sociali e sanitari, misure per la riduzione delle liste d’attesa, ridefinizione degli standard e dei servizi delle RSA, ruolo delle farmacie nel territorio.

Il progetto contiene inoltre norme riguardanti il dimensionamento della rete ospedaliera, il riordino territoriale delle ULSS, la definizione delle funzioni di area vasta, i criteri di riparto delle risorse del fondo sanitario alle Ulss e alle Aziende Ospedaliere, l’accreditamento delle strutture sanitarie e sociali e il fondo straordinario per il relativo finanziamento, l’attivazione  delle Case della Salute (per le quali con un nostro emendamento sono stati stanziati 10 milioni di euro nella legge finanziaria regionale 2010), i progetti obiettivo per l’infanzia e l’adolescenza, le famiglie e gli anziani; le politiche per  la non autosufficienza che costituisce una delle più grandi questioni del Veneto perché richiede il reperimento di risorse straordinarie  per soddisfare i bisogni di salute e di assistenza delle persone non autosufficienti o disabili, stimate nel Veneto in 180.000, oltre a richiedere nuove scelte di riorganizzazione sociale.

Il progetto contiene altresì modalità e limiti per il ricorso alla finanza di progetto (project financing), questione molto attuale e politicamente scottante, da noi più volte denunciata per i rischi di privatizzazione della sanità  e per il drenaggio di risorse che esso comporta dai bilanci delle ULSS alle imprese concessionarie che ottengono per il capitale investito una remunerazione superiore a qualsiasi altro investimento e per un periodo contrattuale generalmente superiore  ai  vent’anni (così è per i project in corso per gli ospedali di Castelfranco-Montebelluna, per l’ospedale nuovo di Mestre, per quello di Santorso nell’Ulss n.4 dell’Alto Vicentino e per il nuovo ospedale dell’Ulss n.17 Este-Monselice che sarà costruito con una concessione molto simile al project); con il project inoltre i privati concessionari ottengono l’appalto per lo stesso periodo di tutti i servizi ausiliari (pulizia, parcheggi, ristorazione, raccolta rifiuti, ecc.) e di altri servizi che penetrano all’interno del perimetro delle attività sanitarie come nel caso del project di Castelfranco-Montebelluna che prevede la manutenzione e la fornitura di apparecchiature elettromedicali. La proposta del Gruppo PD, fatti gli opportuni aggiornamenti (per esempio va stralciata la parte relativa al fondo per la non autosufficienza già istituito, come ben sapete, con un’apposita legge regionale, frutto dell’impegno del Centrosinistra e del movimento sindacale regionale dei pensionati CGIL, CISL e UIL), può essere ripresentata anche per spingere la Giunta regionale ad uscire dall’ambiguità e dalla  propaganda come recentemente avvenuto sia riguardo ai nuovi ospedali da costruire in project financing (Padova, Chioggia,  Arzignano/Montecchio) sia riguardo al disavanzo 2009 che è certamente superiore alla  cifra di 25 milioni di euro  formalmente e amministrativamente dichiarata nei prospetti al Ministero dell’Economia. Infatti il disavanzo reale dovrebbe registrare  la reale sofferenza finanziaria delle ULSS: ad esse invece viene chiesto dalla Giunta Regionale , con periodici monitoraggi, la riduzione del fabbisogno di risorse previsto nel bilancio di previsione per garantire i livelli essenziali di assistenza con la conseguente compressione dei medesimi. Il trasferimento negli esercizi successivi di spese dell’anno in corso e  il continuo rinvio del pagamento del lavoro straordinario ai dipendenti sono altrettanti meccanismi contabili di compressione del disavanzo. A ciò si aggiungano gli interessi passivi per ritardati pagamenti reclamati dai privati che erogano prestazioni in convenzione e quelli reclamati dai fornitori di beni e servizi in generale, interessi stimati in 40 milioni di euro.  A pagare la sopra descritta situazione strutturale sono le famiglie che sborsano 30 euro a loro carico per ogni 100 euro spesi in sanità. E soprattutto a pagare sono i meno abbienti, vittime designate dell’inappropriatezza delle prestazioni, delle liste d’attesa, delle iniquità, inefficienze e degli sprechi del sistema sanitario regionale (si vedano in proposito i dati sulle consulenze pagate dalle Ulss pubblicati dal Ministero della Funzione Pubblica).

E’ necessario poi considerare che anche  le  decisioni delle  Conferenze dei Sindaci per la predisposizione dei Piani di Zona sono condizionate dalla riduzione delle risorse regionali e che le stesse Conferenze sono indotte  a scaricare le inadempienze, i tagli e le latitanze del governo regionale sull’utenza più debole e bisognosa di assistenza: disabili, anziani non autosufficienti assistiti a domicilio o in strutture residenziali nelle quali pagano rette insopportabili (mediamente 1.500 euro al mese se titolari di contributo regionale sulla retta, mediamente 3.000 euro al mese in caso contrario). Penso che i Sindaci debbano aprire una ‘vertenza sociale’ nei confronti della loro controparte che è la Giunta Regionale e non l’utenza, perché a dispetto delle dichiarazioni sul decentramento in realtà la Regione ha trattenuto a sé le competenze amministrative dei Comuni in materia di politiche sociali e detiene i cordoni della borsa direttamente o attraverso le Ulss anche per i finanziamenti del sociale.

Salvo nuovi tagli al Fondo Sanitario Nazionale che potrebbero essere decisi dal Governo con la imminente manovra finanziaria, nel 2010 al Veneto dovrebbero arrivare  circa 220 milioni di euro in più rispetto al 2009, risorse che tuttavia sono insufficienti a coprire le maggiori spese derivanti dall’inflazione reale, cioè circa 240 milioni di euro (3 per cento di 8 miliardi di spesa sanitaria), dalla crescita fisiologica della domanda, da scadenze contrattuali. Inoltre va considerata una minore entrata di 120 milioni di euro per la scellerata decisione elettoralistica di Galan, non contrastata dalla Lega, di non applicare l’addizionale Irpef dello 0,5 per cento, che riguardava 475.000 contribuenti con reddito superiore a 29.500 euro all’anno su 3.500.000 contribuenti veneti. Per restituire poche decine di euro ad un numero limitato di contribuenti è stato fatto un danno enorme al bilancio della sanità e in particolare al fondo per la non autosufficienza. E’ evidente che la questione del disavanzo richiede una operazione verità, sempre rinviata dalla Giunta regionale, per accertare il reale fabbisogno di risorse atto a garantire i livelli essenziali di assistenza e gli investimenti necessari per l’ ammodernamento strutturale e tecnologico del sistema sanitario, in rapporto al Fondo sanitario ripartito alle Ulss e alle Aziende Ospedaliere. Come è noto nel Veneto la programmazione è ferma al Piano sanitario e socio-sanitario approvato con L.R. n.5 del 1996: nella scorsa legislatura l’Assessore alla Sanità Tosi presentò poco più che una relazione il cui chiaro intento era concentrare le principali decisioni in materia sanitaria e sociale nelle mani della Giunta regionale sottraendole al  Consiglio e alla Commissione competente. Neppure gli  Assessori succeduti a Tosi, sempre della Lega, hanno presentato proposte di riforma e programmazione del sistema sanitario e sociale regionale né hanno fatto decollare le aree vaste o predisposto misure efficaci per ridurre le liste d’attesa.

Nell’attuale situazione a subire tagli sempre più gravi è l’insieme delle prestazioni e dei servizi sociali il cui livello e qualità di integrazione con i servizi sanitari ha costituito la caratteristica peculiare e qualificante del nostro sistema regionale, ora messo a rischio dalla riduzione delle risorse e del personale il quale, occorre tenerlo sempre presente, ha contribuito in modo determinante a garantire, pur tra tagli e sprechi del decisore politico o amministrativo, servizi di eccellenza della sanità veneta. Tuttavia l’eccellenza del sistema sanitario regionale non è garantita in tutto il territorio regionale (per esempio non coglie appieno le esigenze della sanità di  montagna e lagunare), inoltre  essa è a rischio anche laddove oggi è garantita a causa dell’estendersi dei già citati fenomeni: la corsa al project financing e l’inarrestabile crescita della spesa per l’acquisto sul mercato di prestazioni specialistiche e diagnostiche  (la spesa delle Ulss per tale acquisto è raddoppiata negli ultimi 5 anni di governo Leghista della Sanità). I suddetti fenomeni provocano il trasferimento di quantità ingenti di risorse sanitarie pubbliche dai bilanci delle Ulss a quelli dei privati che agiscono a vario titolo nel sistema sanitario innescando una forma di concorrenza drogata nella quale è il sistema pubblico ad abbassare la qualità e l’efficienza delle proprie prestazioni.

La scelta politica di favorire la costruzione di nuove strutture sanitarie e sociali con la finanza di progetto affida a cordate di interessi legate a determinate forze politiche un ruolo determinante  nella evoluzione del sistema socio-sanitario verso una concentrazione dell’offerta in alcune particolari realtà territoriali: ciò modifica in profondità e in negativo il modello veneto caratterizzato da una forte integrazione tra sanitario e sociale, tra ospedale e territorio e da una offerta policentrica  e diffusa di servizi e presidi nel territorio.

La denuncia dei rischi che corre il nostro sistema socio-sanitario deve essere accompagnata con la nostra proposta di riforma e di riorganizzazione. E’ necessario  consolidare  le peculiari caratteristiche del nostro modello socio-sanitario e adottare le misure di riforma, di cambiamento e di programmazione indispensabili per renderlo efficiente ed equo ed elevarne la capacità di soddisfare i bisogni di salute vecchi e nuovi della popolazione.  

Claudio Rizzato                                                             

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"Vendere la Fiera? Nessuno pensa ai dipendenti" Stampa E-mail
"Vendere la Fiera? Nessuno pensa ai dipendenti"
Abbiamo letto con grande stupore la posizione del segretario provinciale della Cisl, Luigi Copiello sul Giornale di Vicenza del 30 aprile in cui auspica la vendita della Fiera di Vicenza “al miglior offerente“ per investire il ricavato in altra attività.
Riteniamo pertanto opportune alcune osservazioni:
1. Nell’intervista, si commettono diversi errori di fondo che denotano fin da subito una completa ignoranza della realtà della quale con tanta leggerezza il sig. Copiello si è permesso di delineare le sorti. A) Prima di tutto la Fiera di Vicenza non è più un Ente dal 2007, bensì una Spa. Inoltre, dal gennaio 2010 gestione e proprietà si sono fuse, creando una società unica, Fiera di Vicenza Spa. B) Nessun investimento è stato mai richiesto, ora come in passato, agli Enti Pubblici Vicentini, che pure rappresentano i Soci fondatori. I fondi per la costruzione dei padiglioni infatti sono derivati dagli affitti che la Fiera ha sempre versato alla Società Immobiliare (prima della fusione) e così come ogni attività di promozione in Italia e all’estero;
2. In nessuna fase dell’intevista viene considerata la funzione di volano economico della Fiera (in primis nei riguardi del settore orafo) che ha portato il nome di Vicenza e delle sue produzioni a rappresentare il simbolo dell’eccellenza del “made in Italy“ in tutto il mondo. Altresì non vengono considerati i circa 200 milioni di euro di indotto - secondo stime Assindustria - che Fiera di Vicenza genera ogni anno, sia a vantaggio di espositori vicentni e italiani, ma anche di tutto il mondo che ruota attorno all’attività fieristica e alle singole manifestazioni;
3. In nessun conto è tenuto il lavoro sia dei dipendenti diretti che di quelli dell’indotto;
4. L’idea di vendere senza neanche sapere di cosa si sta parlando è già di per sé riprovevole, ma ancora peggio se a tale “sparata“ non si abbina almeno una parvenza di piano economico strutturato ed un eventuale condizione alla vendita (es. che rimanga a Vicenza un presidio fieristico di livello);
5. In nessuna considerazione viene tenuto lo sforzo effettuato dai dipendenti che, anche in periodi di grande incertezza, hanno tenuto fermo l’impegno e ottenuto risultati forieri di sviluppi positivi anche con nuove manifestazioni.
Ma soprattutto, ci sia consentito, provoca grande amarezza quel “al miglior offerente“ detto con estrema leggerezza e noncuranza. Come se chiunque e a qualunque condizione potesse acquistare senza garanzie - non soltanto per i 70 dipendenti e le loro famiglie, ma anche per l’economia vicentina - una Fiera che è fra le prime 7 fiere al mondo. Questo, da parte di chi dovrebbe rappresentare i lavoratori della provincia di Vicenza, tutelandoli e difendendoli, mi sembra una grave diserzione dalle responsabilità. Soprattutto se basata su una profonda mancanza di conoscenza dei fatti.
Gli iscritti Cisl di Fiera di Vicenza
(seguono 6 firme)
Il Giornale di Vicenza, Lunedì 10 Maggio 2010 LETTERE Pagina 54
"Vendere la Fiera? Nessuno pensa ai dipendenti"
Abbiamo letto con grande stupore la posizione del segretario provinciale della Cisl, Luigi Copiello sul Giornale di Vicenza del 30 aprile in cui auspica la vendita della Fiera di Vicenza “al miglior offerente“ per investire il ricavato in altra attività.
Riteniamo pertanto opportune alcune osservazioni:
1. Nell’intervista, si commettono diversi errori di fondo che denotano fin da subito una completa ignoranza della realtà della quale con tanta leggerezza il sig. Copiello si è permesso di delineare le sorti. A) Prima di tutto la Fiera di Vicenza non è più un Ente dal 2007, bensì una Spa. Inoltre, dal gennaio 2010 gestione e proprietà si sono fuse, creando una società unica, Fiera di Vicenza Spa. B) Nessun investimento è stato mai richiesto, ora come in passato, agli Enti Pubblici Vicentini, che pure rappresentano i Soci fondatori. I fondi per la costruzione dei padiglioni infatti sono derivati dagli affitti che la Fiera ha sempre versato alla Società Immobiliare (prima della fusione) e così come ogni attività di promozione in Italia e all’estero;
2. In nessuna fase dell’intevista viene considerata la funzione di volano economico della Fiera (in primis nei riguardi del settore orafo) che ha portato il nome di Vicenza e delle sue produzioni a rappresentare il simbolo dell’eccellenza del “made in Italy“ in tutto il mondo. Altresì non vengono considerati i circa 200 milioni di euro di indotto - secondo stime Assindustria - che Fiera di Vicenza genera ogni anno, sia a vantaggio di espositori vicentni e italiani, ma anche di tutto il mondo che ruota attorno all’attività fieristica e alle singole manifestazioni;
3. In nessun conto è tenuto il lavoro sia dei dipendenti diretti che di quelli dell’indotto;
4. L’idea di vendere senza neanche sapere di cosa si sta parlando è già di per sé riprovevole, ma ancora peggio se a tale “sparata“ non si abbina almeno una parvenza di piano economico strutturato ed un eventuale condizione alla vendita (es. che rimanga a Vicenza un presidio fieristico di livello);
5. In nessuna considerazione viene tenuto lo sforzo effettuato dai dipendenti che, anche in periodi di grande incertezza, hanno tenuto fermo l’impegno e ottenuto risultati forieri di sviluppi positivi anche con nuove manifestazioni.
Ma soprattutto, ci sia consentito, provoca grande amarezza quel “al miglior offerente“ detto con estrema leggerezza e noncuranza. Come se chiunque e a qualunque condizione potesse acquistare senza garanzie - non soltanto per i 70 dipendenti e le loro famiglie, ma anche per l’economia vicentina - una Fiera che è fra le prime 7 fiere al mondo. Questo, da parte di chi dovrebbe rappresentare i lavoratori della provincia di Vicenza, tutelandoli e difendendoli, mi sembra una grave diserzione dalle responsabilità. Soprattutto se basata su una profonda mancanza di conoscenza dei fatti.
Gli iscritti Cisl di Fiera di Vicenza
(seguono 6 firme)
Il Giornale di Vicenza, Lunedì 10 Maggio 2010 LETTERE Pagina 54


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QUINTO. Volantini per le regionali. Il sindaco sotto accusa Stampa E-mail
QUINTO. Le opposizioni: «La legge vieta questo tipo di propaganda»
Volantini per le regionali. Il sindaco sotto accusa

Gasparotto aveva spedito alle famiglie un testo a favore della Donazzan Polemica in Consiglio

Sembrava che tutto dovesse risolversi in una polemica pre-elettorale, al contrario il post-elezioni a Quinto Vicentino risulta ancor più animato.
Il sindaco Valter Gasparotto è stato accusato di avere calpestato la legge in materia elettorale e di questo è stato chiamato a rispondere nella seduta del prossimo consiglio comunale. Cinque consiglieri di minoranza di "Quinto solidale rinnovata" hanno presentato un'interpellanza in cui chiedono al sindaco "spiegazioni chiare in merito al grave comportamento adottato in campagna elettorale". «All'atto della sua elezione - dichiara il capogruppo di minoranza Agostino Migliorini - il sindaco aveva dichiarato che sarebbe stato il sindaco di tutti, ma in questi due anni i fatti lo hanno smentito più volte. La legge vieta al sindaco, in quanto Ufficiale di Governo, di svolgere attività di comunicazione in periodo elettorale se non per lo svolgimento delle proprie funzioni».
La polemica è scoppiata quando il sindaco Valter Gasparotto ha inviato alle famiglie un volantino recante lo stemma comunale chiedendo esplicitamente, in qualità di sindaco, di votare il Pdl e dare la preferenza a Elena Donazzan che, in qualità di assessore uscente, era intervenuta a favore del Comune di Quinto con contributi pari a 678 mila euro.Nella polemica era intervenuto subito il Pd impegnato a sostenere il candidato di casa, Claudio Rizzato, con il segretario Angelo Muraca che preannunciava una denuncia al sindaco. Ora, a bocce ferme, si è fatto avanti il gruppo di minoranza che attraverso l'interpellanza chiede al primo cittadino di rispondere alla domanda: «Possiamo considerarlo ancora il sindaco di tutti i cittadini di Quinto?».
Evidentemente non sono bastate le dichiarazioni del sindaco Gasparotto il quale aveva precisato «Ho pagato tutto di tasca mia e mi risulta che altri sindaci abbiano avuto la stessa iniziativa». T.G.

Il Giornale di Vicenza , Venerdì 16 Aprile 2010 PROVINCIA Pagina 33



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"Zaia non può bloccare la Ru 486 usata altrove" Stampa E-mail
"Zaia non può bloccare la Ru 486 usata altrove"

«La Ru 486 è usata negli altri Paesi da 20 anni. La sua somministrazione, anche in Italia, ubbidisce alla logica di rendere meno invasivo l’aborto per le donne nel contesto della legge 194. Alle donne non può essere negata la libertà di scelta tra aborto chirurgico e farmacologico». Così Luigi Poletto, Claudio Rizzato e Luigi Creazzo del Pd, reagiscono alla presa di posizione di Zaia. «Dopo la lunga istruttoria dell’Aifa - scrivono -, la pillola del giorno dopo è entrata nel prontuario farmaceutico, ed è quindi equiparata ad un livello essenziale di assistenza da assicurare a tutti i cittadini. Sia dunque distribuita capillarmente e somministrata in ricovero ordinario fino all’avvenuto aborto - il day ospital è preferibile - assicurando però alla donna la possibilità di firmare e tornare a casa». «Le Regioni - aggiungono - non possono vietare distribuzione e somministrazione dell’Ru 486, che è una soluzione utile e necessaria, il cui divieto di utilizzo configurerebbe un’omissione di assistenza. Nel contempo vanno potenziate le politiche di tutela della famiglia, ma spetta alla donna decidere».

Il Giornale di Vicenza, Sabato 03 Aprile 2010 CRONACA Pagina 13



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SAREGO. "La Regione salvaguardi i lavoratori della Salvagnini". Interrogazione di Rizzato, Pd Stampa E-mail
SAREGO. "La Regione salvaguardi i lavoratori della Salvagnini". Interrogazione di Rizzato, Pd
di Matteo Crestani

VICENZA - "La Regione salvaguardi i lavoratori vicentini e si preoccupi di intervenire, con la costituzione di tavoli di trattativa, nelle realtà imprenditoriali in cui maggiori sono le ripercussioni per le famiglie". Questi i conte-nuti.dell'interrogazione presentata l'altro giorno dal consigliere regionale Claudio Rizzato alla Giunta veneta ed all'assessore al Lavoro, in riferimento alla salvaguardia dell'occupazione alla Salvagnini Italia spa di Sarego. Ricordiamo che l'azienda, leader mondiale nella lavorazione in alta tecnologia della lamiera, ha comunicato recentemente di voler metter in mobilità 144 dei 598 dipendenti con alte qualifiche professionali. No secco ai contratti di solidarietà e taglio del premio fisso aziendale di circa 100 euro mensili e dell'indennità di trasferta. "La Regione deve attivarsi - commenta il consigliere regionale Claudio Rizzato - per salvaguardare l'occupazione dei lavoratori della Salvagnini ed evitare una situazione di estremo disagio per le loro famiglie. È auspicabile l'apertura di un tavolo di confronto tra le parti per tutelare l'occupazione in una provincia sempre più colpita dalla crisi economica in atto e per evitare la perdita di figure professionali di alto livello e qualità così importanti per la nostra provincia e per la nostra regione".

Il Gazzettino del 26 Marzo 2010, estratto da pag. 10

 



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QUINTO. Distribuiti volantini pro Donazzan. Il Pd attacca il sindaco Stampa E-mail
QUINTO. Distribuiti volantini pro Donazzan
Campagna elettorale. Il Pd attacca il sindaco

A Quinto Vicentino scoppia la polemica tra il Pd che sostiene il candidato di casa, Claudio Rizzato e il sindaco Valter Gasparotto reo di avere inviato alle famiglie un volantino chiedendo esplicitamente di votare il Pdl ed Elena Donazzan che, in qualità di assessore uscente, sarebbe intervenuta a favore del Comune di Quinto con contributi pari a 678 mila euro.
«La legge - accusa il Pd - vieta di svolgere attività di comunicazione in periodo elettorale se non per lo svolgimento delle proprie funzioni. La campagna elettorale non rientra nelle funzioni del primo cittadino che deve rappresentare l'intera cittadinanza evitando di utilizzare il proprio ruolo per influenzare la competizione a favore del proprio partito. Speriamo che per le fotocopie e l'invio non siano stati spesi soldi pubblici». «Ho pagato tutto di tasca mia - replica il sindaco - imitando altri sindaci. Ricordo al Pd quanto fatto dall'ex sindaco Bellin quando inviò alle famiglie una lettera invitando i cittadini a votare la lista di Pillan». T.G.

Il Giornale di Vicenza, Venerdì 26 Marzo 2010 PROVINCIA Pagina 35



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