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"Restaurazione Dc sulla pelle del Pd" Stampa E-mail
"Restaurazione Dc sulla pelle del Pd"

 

Claudio Rizzato, ex consigliere regionale Ds, anima critica della sinistra Pd: lo aveva previsto.
Che cosa?
Un movimento a vocazione centrista, che partiva da Vicenza.
Lo dicevo mesi fa, quando il Pd parlava di primarie per le Provinciali, dialogando a sinistra. Ma in realtà qualcuno pensava ad altro.
Di ritrovarsi al centro?
Vedo ex democristiani che si corteggiano. Sa cosa mi sembra? Il raduno dei Baù, quelli di Stoccareddo di Gallio, con tutto il rispetto per loro. Gli ex Dc sono stati costretti a dividersi, ma in fondo non vedono l´ora di tornare uniti. E l´elemento catalizzatore, suo malgrado, rischia di essere il Pd.
Vicenza sarà il “laboratorio”?
Il Veneto. Il Pd veneto è stato consegnato a Enrico Letta e questo progetto passa anche dal governo Monti, attorno al quale sta nascendo un´aggre- gazione centrista che cancella le ragioni per cui è nato il Pd.
Quali?
Costruire un´alternativa a 50 anni di storia repubblicana: oltre il Pci, la Dc, il Psi. Invece è in atto una restaurazione centrista che cancella ogni ipotesi alternativa.
Il Pd dovrebbe smarcarsi?
C´è una società che lo chiede, ma è disillusa. Con un Pd attorcigliato su di sè, emerge l´anestetico centrista del “sia- mo tutti sulla stessa barca”.
Vede questo anche a Vicenza?
La linea in Comune mi pare chiara, è iniziata con l´apertura a Cicero e Udc. Ora le sirene suonate da Variati sono musica per le orecchie dei suoi ex amici Dc, abituati per anni a gestire il potere.
Ha il timore di trovarsi sempre all´opposizione?
Temo che la politica diventi il luogo in cui tutti i gatti sono grigi. Il progetto civico mi sembra un raduno di vecchi amici. Ma a differenza dei Baù, che hanno sviluppato particolari enzimi contro i grassi - come scoperto dalla Fondazione Baschirotto - gli ex Dc non hanno sviluppato gli enzimi dell´opposizione».

CLAUDIO RIZZATO (PD)

Il Giornale Di Vicenza - sabato 14 gennaio 2012 CRONACA, pagina 23



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Province, Monti vuole l´eliminazione E spunta un´ipotesi: niente elezioni Stampa E-mail
POLITICA. Le linee del nuovo Governo alimentano voci insistenti: il Consiglio in carica potrebbe essere prorogato
Province, Monti vuole l´eliminazione E spunta un´ipotesi: niente elezioni
Il presidente Schneck: «Non siamo un costo» Il Pd Ginato: «Proroga? Sarebbe scelta naturale»
Niente elezioni e proroga dell´amministrazione e del Consiglio in carica, in attesa dell´eliminazione con legge costituzionale? È soltanto un´ipotesi, per la Provincia di Vicenza e per le altre otto che in primavera sono in scadenza di mandato, ma torna d´attualità.
MONTI? L´ELIMINATORE?. Era circolata in estate per poi rispuntare negli ultimi giorni, dopo la caduta del governo Berlusconi; in settimana, ne avevano parlato informalmente anche il presidente Attilio Schneck con alcuni assessori della sua Giunta; e ora l´ipotesi si alimenta alla luce delle linee programmatiche illustrate ieri dal neopresidente del Consiglio Mario Monti: al Senato, in un passaggio peraltro applaudito da parte dell´aula, ha detto di voler procedere «al riordino delle competenze delle Province» e che «può essere disposto con legge ordinaria», in vista della «completa eliminazione» con legge costituzionale «così come prevedono gli impegni presi con l´Europa».
L´INCERTEZZA. Se la volontà politica dell´esecutivo ora appare chiara, nulla si dice sull´immediato: che succederà alle Province in scadenza nel 2012? Si andrà alle urne, nonostante sia annunciata la loro imminente eliminazione? O si risparmieranno i milioni della consultazione, prorogando gli attuali organi in carica?
Quest´ultima ipotesi sarebbe percorribile solo nella certezza di un calendario preciso per giungere alla «completa eliminazione» come dice Monti. Il riordino era l´impegno assunto già dal Governo Berlusconi. Qualcuno l´aveva preso, però come «il solito annuncio, poi non se ne farà niente». Una frase che era rimbalzata da un capo all´altro dell´Italia e che ha fatto sì che in pochi credessero nella possibilità di non andare a elezioni. Tra questi, alcuni esponenti del Pd, come Claudio Rizzato - che aveva suggerito di non presentare le liste - o i circoli democratici di Schio, Torrebelvicini, Santorso e Valli del Pasubio - che avevano chiesto che tutto il Pd, in Italia, premesse in questa direzione. Nell´incertezza, però, tutti i partiti hanno iniziato a prepararsi al voto.
COMMENTI. Ma la caduta del Cavaliere ha riacesso i dubbi e le parole di Monti ora li rinforzano. «Una proroga dell´attuale amministrazione? Non lo so», dice il presidente leghista Schneck. Il Carroccio, contrario all´abolizione delle Province, aveva ingoiato (ma votato) controvoglia il riordino contenuto nella manovra estiva. Ma ora che è passata all´opposizione, la Lega torna a tuonare: «Cosa pensano di risparmiare con l´abolizione? Le Province, con la riduzione dei consiglieri a 14, costano 31 milioni in Italia - dice Schneck -. Spero che questo governo di bancari (testuale) faccia bene i conti».
«La proroga dei Consigli in carica? Sarebbe la cosa più naturale - sostiene invece Federico Ginato, segretario provinciale del Pd - ma finché non ci sono certezze noi dobbiamo prepararci alle elezioni, anche se imposteremo la campagna già pensando al ?dopo?, ad un ente che rappresenti i sindaci».M.SC.
Il Giornale Di Vicenza, venerdì 18 novembre 2011 – CRONACA – Pagina 17
POLITICA. Le linee del nuovo Governo alimentano voci insistenti: il Consiglio in carica potrebbe essere prorogato

Province, Monti vuole l´eliminazione E spunta un´ipotesi: niente elezioni
Il presidente Schneck: «Non siamo un costo» Il Pd Ginato: «Proroga? Sarebbe scelta naturale»
Niente elezioni e proroga dell´amministrazione e del Consiglio in carica, in attesa dell´eliminazione con legge costituzionale? È soltanto un´ipotesi, per la Provincia di Vicenza e per le altre otto che in primavera sono in scadenza di mandato, ma torna d´attualità.
MONTI? L´ELIMINATORE?. Era circolata in estate per poi rispuntare negli ultimi giorni, dopo la caduta del governo Berlusconi; in settimana, ne avevano parlato informalmente anche il presidente Attilio Schneck con alcuni assessori della sua Giunta; e ora l´ipotesi si alimenta alla luce delle linee programmatiche illustrate ieri dal neopresidente del Consiglio Mario Monti: al Senato, in un passaggio peraltro applaudito da parte dell´aula, ha detto di voler procedere «al riordino delle competenze delle Province» e che «può essere disposto con legge ordinaria», in vista della «completa eliminazione» con legge costituzionale «così come prevedono gli impegni presi con l´Europa».
L´INCERTEZZA. Se la volontà politica dell´esecutivo ora appare chiara, nulla si dice sull´immediato: che succederà alle Province in scadenza nel 2012? Si andrà alle urne, nonostante sia annunciata la loro imminente eliminazione? O si risparmieranno i milioni della consultazione, prorogando gli attuali organi in carica?
Quest´ultima ipotesi sarebbe percorribile solo nella certezza di un calendario preciso per giungere alla «completa eliminazione» come dice Monti. Il riordino era l´impegno assunto già dal Governo Berlusconi. Qualcuno l´aveva preso, però come «il solito annuncio, poi non se ne farà niente». Una frase che era rimbalzata da un capo all´altro dell´Italia e che ha fatto sì che in pochi credessero nella possibilità di non andare a elezioni. Tra questi, alcuni esponenti del Pd, come Claudio Rizzato - che aveva suggerito di non presentare le liste - o i circoli democratici di Schio, Torrebelvicini, Santorso e Valli del Pasubio - che avevano chiesto che tutto il Pd, in Italia, premesse in questa direzione. Nell´incertezza, però, tutti i partiti hanno iniziato a prepararsi al voto.
COMMENTI. Ma la caduta del Cavaliere ha riacesso i dubbi e le parole di Monti ora li rinforzano. «Una proroga dell´attuale amministrazione? Non lo so», dice il presidente leghista Schneck. Il Carroccio, contrario all´abolizione delle Province, aveva ingoiato (ma votato) controvoglia il riordino contenuto nella manovra estiva. Ma ora che è passata all´opposizione, la Lega torna a tuonare: «Cosa pensano di risparmiare con l´abolizione? Le Province, con la riduzione dei consiglieri a 14, costano 31 milioni in Italia - dice Schneck -. Spero che questo governo di bancari (testuale) faccia bene i conti».
«La proroga dei Consigli in carica? Sarebbe la cosa più naturale - sostiene invece Federico Ginato, segretario provinciale del Pd - ma finché non ci sono certezze noi dobbiamo prepararci alle elezioni, anche se imposteremo la campagna già pensando al ?dopo?, ad un ente che rappresenti i sindaci».M.SC.
Il Giornale Di Vicenza, venerdì 18 novembre 2011 – CRONACA – Pagina 17


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PROVINCE «Stacchiamo la spina e non prevediamo altri enti» Stampa E-mail
PROVINCE «Stacchiamo la spina e non prevediamo altri enti»
Il destino della Provincia è segnato e non ci saranno manifestazioni popolari per salvarla. E i partiti? Alcuni hanno una posizione chiara per l'abolizione, altri di conservazione e di difesa delle attuali Province (in particolare la Lega,almeno fino a che i presidenti sono leghisti), altri vedono nelle elezioni provinciali (alle quali gli elettori vanno sempre più malvolentieri) una occasione per tornare ad essere nelle istituzioni. Nel Pd dopo il clamoroso errore dei senatori nell'astensione sul progetto di legge di abolizione delle Province presentato dall'Italia dei Valori, piano piano si è passati dal dimezzamento alla trasformazione delle stesse in enti di secondo grado cioè non elettivi nei quali il Consiglio provinciale è sostituito dall'Assemblea dei Sindaci; di fatto alla cancellazione delle Province. Da convinto sostenitore dell'abolizione delle province ho presentato con altri Consiglieri nella legislatura 2000 - 2005 due progetti di legge per l'istituzione della Comunità dell'Area berica, 17 Comuni, e dell'Altovicentino, 38 Comuni, rette dall'Assemblea dei Sindaci, per l'esercizio di funzioni amministrative e l'erogazione di servizi ai cittadini in luogo della provincia.
Sostituire la Provincia si può senza creare nuovi enti.
Allora perché avviare una campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di un ente mortificato nella sua rappresentanza con i Consiglieri ridotti dagli attuali 36 a 14, che dovrebbe operare sapendo che la Regione ne deve certificare la cancellazione?
Meglio staccare la spina e non presentare liste di candidati ad un Consiglio provinciale destinato allo scioglimento, in modo tale da accelerare il cambiamento e dimostrare ai cittadini che i Partiti per l'abolizione delle province fanno sul serio, sono coerenti con le loro affermazioni e non sono attaccati alle poche poltrone rimaste.

Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, Martedì 18 Ottobre 2011 LETTERE Pagina 54


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Sanità: "Ma chi pensa ai cittadini?" Stampa E-mail
Sanità: "Ma chi pensa ai cittadini?"

Il Piano socio-sanitario 2012-2014 approvato dalla Giunta e sottoposto alle consultazioni del variegato mondo della Sanità regionale dalla Quinta commissione del Consiglio regionale, pur contenendo molte proposte condivisibili, è ispirato quasi in modo ossessivo dalla logica che bisogna curare prima il bilancio regionale per poter curare i malati.
È la stessa logica che guida il controllo della Giunta Regionale e della Segreteria regionale della Sanità sui Direttori Generali e sulle spese delle Ulss. Bisogna capire se quella logica sottende un nuovo modello sanitario e socio-sanitario non più universalistico che introduce, in aggiunta ai ticket, la compartecipazione dei cittadini alle spese per le prestazioni sanitarie e sociali.
Si capirà meglio quando la Giunta farà il bilancio dell'attuazione della programmazione ospedaliera del 2002 e presenterà la nuova programmazione per gli anni a venire.
L'unica certezza è che le Ulss sono costrette periodicamente e in corso d'opera a ridurre la spesa per non sforare il monte risorse messo a disposizione con il bilancio regionale (fondo sanitario regionale) a prescindere dalle conseguenze dei tagli sui livelli essenziali di assistenza da garantire ai cittadini.
L'assessore alla Sanità proclama l'integrazione ospedale-territorio e la lotta alle liste d'attesa (obiettivi condivisibili) ma impone alle Ulss di ridurre i ricoveri ospedalieri da 160 a 140 ogni mille abitanti prima che siano disponibili nel territorio i posti letto di continuità assistenziale (ospedali di comunità) che dovrebbero accogliere i pazienti dimessi dagli ospedali; inoltre i medici di medicina generale devono ridurre le prescrizioni di farmaci e di esami specialistici per abitante al di sotto dei livelli di una corretta prevenzione.
L'assessore al Sociale teorizza e pratica la cancellazione o riduzione drastica delle risorse per le Comunità terapeutiche e i Sert, con il risultato di mettere in discussionea l'integrazione socio-sanitaria, fiore (in via di appassimento) all'occhiello del sistema sanitario regionale.
E i cittadini, ai quali tutti dicono di pensare? Stanno come le foglie sugli alberi d'autunno, per parafrasare il Poeta, costretti a subire le liste d'attesa o in alternativa a pagarsi quote crescenti di prestazioni sanitarie.

Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, Giovedì 06 Ottobre 2011 CRONACA, pagina 63



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Unire i Comuni. Abolire le Province Stampa E-mail
Unire i Comuni. Abolire le Province
Unire i Comuni e abolire le Province era il titolo di un mio articolo del gennaio 1998 pubblicato da alcuni giornali vicentini e regionali. Esso poneva la questione di un riordino e di una semplificazione istituzionale dell'ordinamento degli Enti Locali per dare più efficienza alla loro attività e migliori servizi ai cittadini.
Il fatto che un raffazzonato riordino sia stato pensato oggi più sotto il segno della riduzione dei costi della politica che per l'esigenza di razionalizzare competenze e funzioni e migliorare l'efficienza dell'attività amministrativa, è dovuto ai tradizionali ritardi con cui nel nostro Paese si fanno(se si fanno) le cose che è necessario fare.
Del contenuto di quell'articolo confermo convinto ogni parola e proposta.
Proponevo di unire i Comuni fino a 5000 abitanti e di cancellare le Giunte Comunali nei Comuni fino a 3000 abitanti affidando al Sindaco e al Consiglio Comunale i compiti delle medesime. In ogni realtà provinciale del Veneto, ad esempio,esistono realtà territoriali i cui enti locali hanno caratteristiche di omogeneità adeguate alla gestione comune di molti servizi(trasporti,rifiuti,acqua,gas, etc). Per fare qualche esempio mi viene in mente il piovese nel padovano, l'altovicentino o il bassanese e l'area berica nel vicentino,il mirese nel veneziano,il coneglianese nel trevigiano.
L'Unione di Comuni garantisce economie di scala e maggiori opportunità per i cittadini di quanto non garantiscano i Comuni originari: per essi viene mantenuta l'identità Municipale eleggendo direttamente il delegato nell'Unione Comunale( si veda qualche esempio in Europa dove sono più avanti di noi).
Il Consiglio Comunale del nuovo ente nato dall'Unione è eletto da tutti i cittadini elettori residenti nel territorio dell'Unione. Riguardo alle Province ritengo che vadano abolite tutte e che le loro funzioni (poche quelle originarie,un po' di più quelle attribuite con leggi regionali o statali all'unico scopo di tenerle in vita) possono essere programmate dall'assemblea dei sindaci del territorio al cui interno è eletto un Comitato di gestione.
Sono o non sono rappresentativi i sindaci eletti direttamente dai cittadini? Resta il territorio,resta il nome,potremo sempre dire “io vengo dalla provincia di”, non si perde nessuna identità perché essa non è fatta da istituzioni transeunte.
Infine le Regioni. È necessario accorparle (e dunque ridurle), dare loro la facoltà di applicare tasse sostitutive di quelle statali (e non aggiuntive come avverrebbe con il cosiddetto federalismo fiscale di Calderoli e Bossi) e di trattenere nel territorio solo quelle tasse o imposte che sono richieste dalla Regione ai cittadini al posto dello Stato (troppo comodo che sia lo Stato a chiedere le tasse e le Regioni a spenderle). Naturalmente ciò deve valere anche per le Regioni speciali che sono tra le più sprecone, Sicilia in testa.
C'è in parlamento una maggioranza che ha il coraggio di toccare le Regioni speciali attuando i proclami contro di esse che provenienti da tutti i partiti, i sindaci, i parlamentari di ogni colore leggiamo ogni giorno sui nostri giornali?
Naturalmente questa è una sintesi di quello che si può fare per modernizzare il Bel Paese; come la riduzione del numero dei parlamentari e il rispetto del limite dei mandati (che intanto dovrebbe essere rispettato da chi ne propone il dimezzamento).
Del resto chi glielo fa fare a chi da lungo tempo vive di lavoro nelle varie istituzioni di aggiungersi alla già lunga lista dei disoccupati?

Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, Giovedì 15 Settembre 2011 LETTERE, pagina 54


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MANOVRA. MEGLIO LE UNIONI DEI COMUNI Stampa E-mail
MANOVRA. MEGLIO LE UNIONI DEI COMUNI
Unire i Comuni e abolire le Province era il titolo di un mio intervento del gennaio 1998. Esso poneva la questione (al centro di una proposta, poi ritirata, dell'allora presidente della Bicamerale per le riforme Massimo D'Alema) di un riordino e di una semplificazione istituzionale dell'ordinamento degli enti locali. Il fatto che un raffazzonato riordino possa avvenire oggi, più sotto il segno della riduzione dei costi della politica che per l'esigenza di razionalizzarec ompetenze e funzioni e migliorare l'efficienza dell'attività amministrativa, è dovuto ai tradizionali ritardi del nostro Paese.
Proponevo di unire i Comuni fino a 5000 abitanti e di cancellare le giunte nei Comuni fino a 3000 abitanti affidando al sindaco e al consiglio i compiti delle medesime. L'Unione di Comuni garantisce economie di scala e maggiori opportunità per i cittadini di quanto non garantiscano i Comuni originari per i quali viene mantenuta la rappresentanza dell'identità municipale eleggendone direttamente il delegato nell'Unione comunale( si veda qualche esempio in Europa dove sono certamente più avanti di noi). Il consiglio comunale
del nuovo ente nato dall'Unione è eletto da tutti i cittadini elettori residenti nel territorio.
Riguardo alle Province ritengo che vadano abolite tutte e che le loro funzioni possano essere programmate dall'assemblea dei sindaci del territorio al cui interno è eletto un Comitato di gestione.
Infine le Regioni. È necessario accorparle (e dunque ridurle), dare loro la facoltà di applicare tasse sostitutive di quelle statali e di trattenere nel territorio solo quelle tasse o imposte che sono richieste dalla Regione ai cittadini al posto dello Stato (troppo comodo che sia lo Stato a chiedere le tasse e le Regioni a spenderle). Naturalmente ciò deve valere anche per le Regioni speciali.

Claudio Rizzato ex consigliere regionale Pd

Il Gazzettino del 26 Agosto 2011, estratto da pag. 20


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SANITA' "Ecco come rilanciare gli ospedali di Noventa e Valdagno" Stampa E-mail
SANITA' "Ecco come rilanciare gli ospedali di Noventa e Valdagno"

La discussione sull'ospedale di Noventa negli ultimi tempi si è concentrata sul destino del punto nascita dopo la decisione del direttore generale dell'Ulss 6 (autorizzato dalla segreteria regionale della Sanità) di sospenderne l'attività per mancanza di personale medico e ostetrico.
Il punto nascita dell'Ospedale di Noventa è identificato dalla delibera della Giunta Regionale n. 3318 del 3 novembre 2009 come polo di primo livello comprendente l'attività di pediatria in Pronto Soccorso e presenza di Unità operativa di Pediatria; Unità operativa di Ostetricia, assistenza neonatale e cure per patologie minori, attività di emergenza ed urgenza pediatrica per patologie minori.
Quelle presenze non sono assicurate ed è nella responsabilità della giunta regionale assicurare il personale e le attività per garantire la sicurezza del punto nascita di Noventa.
La situazione è stata più volte denunciata dal sottoscritto e dal Pd di Noventa e l'impegno è continuato in questi anni per tenere alta l'attenzione sulla qualità dei servizi dell'ospedale e sullo stato di avanzamento di importanti interventi previsti da molto tempo ma non ancora realizzati (nuove sale operatorie, ristrutturazione Pronto Soccorso, messa in sicurezza del punto parto, eccetera)
La proposta di nuovo piano socio - sanitario 2012 - 2014 approvata dalla Giunta regionale prevede “la presenza di un punto nascita solo se il numero di nati è pari o superiore a 1000 l'anno, fatta eccezione per le zone montane”.
Se questa formulazione resterà per il punto nascita di Noventa la sentenza è già stata scritta dalla Giunta Regionale Lega - Pdl.
Di fronte a questo scenario soltanto con un progetto innovativo possiamo rilanciare l'ospedale di Noventa con l'ambizione di farlo diventare presidio strategico non solo per l'area berica ma per l'intera Ulss 6.
Per entrare nei dettagli, si propone: il potenziamento della chirurgia gastro - enterologica e dell'area day - surgery con l'introduzione a Noventa di nuove specialità ed eccellenze come gli interventi di otorinolaringoiatria, odontostomatologia e la chirurgia ortopedica del ginocchio.
Riguardo alle attività di lungodegenza e riabilitazione a medio - bassa intensità, l'ospedale di Noventa deve candidarsi a diventare l'ospedale di Comunità dell'Ulss 6 mediante la trasformazione di una parte degli attuali posti letto di medicina e chirurgia in posti letto di lungodegenza e riabilitazione.
All'ospedale di Noventa deve essere inoltre garantito il servizio per la procreazione assistita che rientra nei livelli essenziali di assistenza.
Riguardo all'Ospedale di Valdagno ritengo interessante e meritevole di attenzione la proposta di Carlo Fongaro e Fabio Armellini, consiglieri comunali di Valdagno, di potenziare il San Lorenzo facendone il centro della sanità della Valle dell'Agno e della Val Leogra; la proposta va ampliata rimettendo in discussione l'Ulss 5 con una collocazione dell'ospedale di Valdagno nell'Ulss 4 dell'Altovicentino in una logica di programmazione nuova dei servizi sanitari e territoriali nell'ambito del Piano Socio - Sanitario regionale per il triennio 2010-2014; inoltre è dimostrabile che solo ampliando gli abitanti di riferimento dell'Ulss 6 di almeno 100.000 (aggregandovi territori dell'Ulss 5) il San Bortolo avrà le risorse per sostenere funzioni e ruolo di ospedale regionale.

Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, Mercoledì 24 Agosto 2011 CRONACA Pagina 47



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DEMOCRATICI "Devono aprirsi alla dimensione europea" Stampa E-mail
DEMOCRATICI "Devono aprirsi alla dimensione europea"
Il PD è troppo piccolo elettoralmente e politicamente rispetto ad altre forze progressiste europee. Per cultura e pensiero ancora troppo schiacciato sulle pur rilevanti e complesse vicende italiane. Pensare in grande, valorizzare la dimensione politica europea (e italiana in Europa), far crescere la cultura politica e di governo al livello delle grandi forze politiche europee,laiche e progressiste, socialdemocratiche e socialiste: tutto questo si chiede al PD. Altrimenti il PD essicherà le sue radici, sprofondate nelle sabbie “immobili” della politica italiana, sterilizzate da pratiche di potere sempre uguali dal dopoguerra, all'italiana appunto, con gli stessi attori in partiti nuovi o con attori vecchi e nuovi in partiti rimasti vecchi (Lega).
Le radici del PD oltre ad attingere al meglio del passato devono essere alimentate per far crescere la pianta fino a raggiungere quella della grande famiglia della sinistra europea, l'unica formazione politica (insieme di partiti nazionali e internazionali) in grado di interpretare e governare con equità ed uguaglianza in Europa e nel mondo i processi di cambiamento e di emancipazione dei popoli. Il PD è nato per il cambiamento, per scuotere dall'apatia la politica italiana e farci partecipi di un grande progetto politico italiano, europeo e internazionale. O almeno è di questo che avevamo sperato in tanti.
Claudio Rizzato
Il Giornale di Vicenza, Lunedì 25 Luglio 2011 LETTERE, pagina 38
DEMOCRATICI "Devono aprirsi alla dimensione europea"
Il PD è troppo piccolo elettoralmente e politicamente rispetto ad altre forze progressiste europee. Per cultura e pensiero ancora troppo schiacciato sulle pur rilevanti e complesse vicende italiane. Pensare in grande, valorizzare la dimensione politica europea (e italiana in Europa), far crescere la cultura politica e di governo al livello delle grandi forze politiche europee,laiche e progressiste, socialdemocratiche e socialiste: tutto questo si chiede al PD. Altrimenti il PD essicherà le sue radici, sprofondate nelle sabbie “immobili” della politica italiana, sterilizzate da pratiche di potere sempre uguali dal dopoguerra, all'italiana appunto, con gli stessi attori in partiti nuovi o con attori vecchi e nuovi in partiti rimasti vecchi (Lega).
Le radici del PD oltre ad attingere al meglio del passato devono essere alimentate per far crescere la pianta fino a raggiungere quella della grande famiglia della sinistra europea, l'unica formazione politica (insieme di partiti nazionali e internazionali) in grado di interpretare e governare con equità ed uguaglianza in Europa e nel mondo i processi di cambiamento e di emancipazione dei popoli. Il PD è nato per il cambiamento, per scuotere dall'apatia la politica italiana e farci partecipi di un grande progetto politico italiano, europeo e internazionale. O almeno è di questo che avevamo sperato in tanti.
Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, Lunedì 25 Luglio 2011 LETTERE, pagina 38


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Unire i Comuni abolire le Province - intervento del 1998 Stampa E-mail
Unire i Comuni abolire le Province
Caro direttore,
nei giudizi sull'esito della Bicamerale giustamente si concentra l'attenzione sul modello di Stato federale che può corrispondere meglio alle tradizioni politiche storiche e culturali del nostro Paese.
Poco si discute riguardo alle Autonomie locali, se mantenere i Comuni così come sono oppure se non sia necessario modificarne le dimensioni mediante unioni o fusioni di Comuni esistenti. Io ritengo e ho avuto modo di esprimerlo in più occasioni anche grazie all'ospitalità di questo giornale, che l'attuale assetto comunale vada profondamente cambiato attraverso l'unione dei Comuni più piccoli in enti a dimensioni adeguate per dare ai cittadini servizi pubblici in condizioni ottimali: questa è la strada maestra da seguire per garantire nel futuro migliori servizi ai cittadini alla luce della via federalista e del decentramento amministrativo.
Non è né funzionale né economico né efficiente mantenere, per esempio, la Provincia di Vicenza, così come sono, 84 su 121 Comuni con meno di 5000 abitanti e tra questi 15 con meno di 1000 abitanti, 19 con meno di 2000 abitanti, 21 con meno di 3000 abitanti. Le aree Noventana, Leonicena, Arzignanese, Scledense e Bassanese possono costituire i nuclei attorno ai quali costruire nuove aggregazioni comunali di dimensioni ottimali in grado di competere alla pari con Vicenza la quale a sua volta può diventare una "Città dei Comuni" per aggregazione di quelli immediatamente a ridosso della città.
I procedimenti per l'Unione di più Comuni in un unico ente sono stati semplificati; incentivi provengono dallo Stato e dalla Regione; benefici ottengono i cittadini ai quali possono essere ridotte le tasse con i risparmi che derivano dall'Unione. Nell'Unione potranno essere accentrati tutti gli uffici dei Comuni eccetto quelli di diretto interesse degli abitanti (ufficio anagrafe, stato civile). L'Unione potrà gestire i servizi di polizia urbana, programmazione territoriale, urbanistica, ambiente, progettazione di opere pubbliche e la gestione di biblioteche, case di riposo, impianti sportivi, sistemi informatici, tributi comunali.
Ci sono forti resistenze di sindaci ad avviare le unioni con altri Comuni e spesso gli amministratori sono più conservatori dei loro cittadini i quali capiscono che unendo i Comuni piccoli non si perde il campanile mentre si guadagna in efficienza, in risparmio di costi e si ha più forza verso la Regione e lo Stato. Ma soprattutto questo argomento non viene affrontato con decisione dagli amministratori nonostante l' impegno dell'Associazione nazionale dei comuni (Anci).
I sindaci di grandi citta hanno presentato in Parlamento proposte di modifiche del testo uscito dalla Bicamerale prevedendo, tra l'altro, insieme ad una maggiore autonomia finanziaria per ì Comuni, l'abolizione delle Province. La proposta così recita: "la Repubblica federale una e indivisibile è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato".
In Friuli Venezia Giulia anche la Lega Nord ha proposto l'abolizione delle Province. Perché se si va verso l'unione dei Comuni non ha più senso tenere l'ente Provincia: Comuni più grandi o aggregazioni comunali ampie costituiscono i diretti referati della programmazione regionale e interlocutori della Regione nel nuovo Stato federale senza le mediazioni a volte inutili e a volte inventate per giustificare l'esistenza dell'ente Provincia. L'astensionismo nelle recenti elezioni provinciali ha dimostrato quanto poco sia sentito l'Ente Provincia da parte dei cittadini e quanto poco siano percepite le funzioni e le competenze. Un altro aspetto della semplificazione dell'attività istituzionale riguarda gli organi di governo dei piccoli Comuni.
Per esempio nei Comuni con meno di 3000 abitanti la Giunta comunale potrebbe essere abolita assegnandone le funzioni al Consiglio comunale: una sua forte valorizzazione incentiva la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa, rafforza il ruolo di proposta e indirizzo del sindaco, semplifica i passaggi amministrativi, sposta in Consiglio il confronto diretto tra maggioranza e minoranza sulle scelte locali.
Occorre affrontare con coraggio questi temi e avviare le unioni tra piccoli Comuni per iniziare quel processo democratico attraverso i necessari referendum delle popolazioni interessate, che superando il localismo delle poche opportunità porterà ai cittadini migliori servizi e renderà più europeo il nostro Paese.
Mi auguro che questa riflessione sia di stimolo per un confronto nel merito tra ì sindaci, le forze politiche, sociali ed imprenditoriali, troppo pigre nell'affrontare realmente e non solo in senso rivendicativo, la riorganizzazione istituzionale dei cosiddetti "rami bassi" delle istituzioni che sono i più vicini ai cittadini. E l'occasione per concentrare il dibattito sulle prospettive di cambiamento non solo sull'ordinaria amministrazione e oltre gli sterili campanilismi.
Claudio Rizzato segretario provinciale Pds
Intervento pubblicato il 10 gennaio 1998 dal Giornale di Vicenza, La Domenica di Vicenza, il Gattino e la Voce dei Berici.
Unire i Comuni abolire le Province

Intervento pubblicato il 10 gennaio 1998 dal Giornale di Vicenza, La Domenica di Vicenza, il Gazzettino e la Voce dei Berici.

Caro direttore,

nei giudizi sull'esito della Bicamerale giustamente si concentra l'attenzione sul modello di Stato federale che può corrispondere meglio alle tradizioni politiche storiche e culturali del nostro Paese.
Poco si discute riguardo alle Autonomie locali, se mantenere i Comuni così come sono oppure se non sia necessario modificarne le dimensioni mediante unioni o fusioni di Comuni esistenti. Io ritengo e ho avuto modo di esprimerlo in più occasioni anche grazie all'ospitalità di questo giornale, che l'attuale assetto comunale vada profondamente cambiato attraverso l'unione dei Comuni più piccoli in enti a dimensioni adeguate per dare ai cittadini servizi pubblici in condizioni ottimali: questa è la strada maestra da seguire per garantire nel futuro migliori servizi ai cittadini alla luce della via federalista e del decentramento amministrativo.
Non è né funzionale né economico né efficiente mantenere, per esempio, la Provincia di Vicenza, così come sono, 84 su 121 Comuni con meno di 5000 abitanti e tra questi 15 con meno di 1000 abitanti, 19 con meno di 2000 abitanti, 21 con meno di 3000 abitanti. Le aree Noventana, Leonicena, Arzignanese, Scledense e Bassanese possono costituire i nuclei attorno ai quali costruire nuove aggregazioni comunali di dimensioni ottimali in grado di competere alla pari con Vicenza la quale a sua volta può diventare una "Città dei Comuni" per aggregazione di quelli immediatamente a ridosso della città.
I procedimenti per l'Unione di più Comuni in un unico ente sono stati semplificati; incentivi provengono dallo Stato e dalla Regione; benefici ottengono i cittadini ai quali possono essere ridotte le tasse con i risparmi che derivano dall'Unione. Nell'Unione potranno essere accentrati tutti gli uffici dei Comuni eccetto quelli di diretto interesse degli abitanti (ufficio anagrafe, stato civile). L'Unione potrà gestire i servizi di polizia urbana, programmazione territoriale, urbanistica, ambiente, progettazione di opere pubbliche e la gestione di biblioteche, case di riposo, impianti sportivi, sistemi informatici, tributi comunali.
Ci sono forti resistenze di sindaci ad avviare le unioni con altri Comuni e spesso gli amministratori sono più conservatori dei loro cittadini i quali capiscono che unendo i Comuni piccoli non si perde il campanile mentre si guadagna in efficienza, in risparmio di costi e si ha più forza verso la Regione e lo Stato. Ma soprattutto questo argomento non viene affrontato con decisione dagli amministratori nonostante l' impegno dell'Associazione nazionale dei comuni (Anci).
I sindaci di grandi citta hanno presentato in Parlamento proposte di modifiche del testo uscito dalla Bicamerale prevedendo, tra l'altro, insieme ad una maggiore autonomia finanziaria per ì Comuni, l'abolizione delle Province. La proposta così recita: "la Repubblica federale una e indivisibile è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato".
In Friuli Venezia Giulia anche la Lega Nord ha proposto l'abolizione delle Province. Perché se si va verso l'unione dei Comuni non ha più senso tenere l'ente Provincia: Comuni più grandi o aggregazioni comunali ampie costituiscono i diretti referati della programmazione regionale e interlocutori della Regione nel nuovo Stato federale senza le mediazioni a volte inutili e a volte inventate per giustificare l'esistenza dell'ente Provincia. L'astensionismo nelle recenti elezioni provinciali ha dimostrato quanto poco sia sentito l'Ente Provincia da parte dei cittadini e quanto poco siano percepite le funzioni e le competenze. Un altro aspetto della semplificazione dell'attività istituzionale riguarda gli organi di governo dei piccoli Comuni.
Per esempio nei Comuni con meno di 3000 abitanti la Giunta comunale potrebbe essere abolita assegnandone le funzioni al Consiglio comunale: una sua forte valorizzazione incentiva la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa, rafforza il ruolo di proposta e indirizzo del sindaco, semplifica i passaggi amministrativi, sposta in Consiglio il confronto diretto tra maggioranza e minoranza sulle scelte locali.
Occorre affrontare con coraggio questi temi e avviare le unioni tra piccoli Comuni per iniziare quel processo democratico attraverso i necessari referendum delle popolazioni interessate, che superando il localismo delle poche opportunità porterà ai cittadini migliori servizi e renderà più europeo il nostro Paese.
Mi auguro che questa riflessione sia di stimolo per un confronto nel merito tra ì sindaci, le forze politiche, sociali ed imprenditoriali, troppo pigre nell'affrontare realmente e non solo in senso rivendicativo, la riorganizzazione istituzionale dei cosiddetti "rami bassi" delle istituzioni che sono i più vicini ai cittadini. E l'occasione per concentrare il dibattito sulle prospettive di cambiamento non solo sull'ordinaria amministrazione e oltre gli sterili campanilismi.
Claudio Rizzato segretario provinciale Pds



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