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SANITA'. Importante tavola rotonda ieri mattina sull’argomento
Infermieri, si cambia. Ma c’è strada da fare
"Nuova legge regionale da tradurre in linee-guida"
Infermiere professionista della salute. Una rivoluzione a metà. Il salto di qualità è avvenuto, anche se qualcuno rimpiange il vecchio mansionario, ma la definitiva valorizzazione ancora non c’è. Su questo tema la tavola rotonda organizzata ieri mattina al centro congressi della Confartigianato dal collegio Ipasvi, per coinvolgere, dice il presidente Gianmaria Fanchin, Ulss, associazioni dei diritti dei malati, politici. Punto di partenza la legge regionale 352 approvata a Venezia nell’ultima riunione del consiglio, che istituisce le direzioni aziendali delle professioni sanitarie non mediche. «Ora - rileva Vittorino Cenci (Lega Nord) - occorre tradurre la legge in linee-guida applicative, perché entri negli atti aziendali». Aggiunge Marcello Bozzi della Federazione nazionale Ipasvi: «Bisogna definire ruoli e responsabilità dentro il contratto di lavoro su due binari: il coordinamento dell’attività assistenziale con i caposala e la dirigenza». Il riconoscimento di una organizzazione autonoma diventa anche il punto di partenza verso nuovi orizzonti: unità semplici, è la proposta del segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega, guidate da infermieri (ad esempio, nei gruppi operatori); e infermiere di famiglia come fulcro, spiega Eleutherios Prezalis (Pdl), della continuità assistenziale, per servire meglio il territorio. Prima però urge risolvere i problemi cronici di oggi. In provincia di Vicenza ci sono 5.300 infermieri (nel Veneto 32 mila), 5 ogni mille abitanti, quando in Inghilterra la proporzione sale a 15 per mille. «Non possiamo permetterci - dice Fanchin - di sottoutilizzare l’infermiere con servizi di carattere domestico-alberghiero che non hanno alcuna ricaduta sulla salute». Il viatico, denuncia Claudio Rizzato (Pd), non possono però essere i tagli sul personale: «All’Ulss 6 i dipendenti hanno 90 mila giornate di ferie non fatte e migliaia di ore straordinarie non pagate». Il grido di allarme viene pure da Pino Rossi (Udc): «Nel Veneto mancano 2 mila infermieri. La valorizzazione passa attraverso la creazione di un albo professionale». Un grosso problema: il saldo del turnover è sempre più in negativo. Lo rimarca il dg Valerio Alberti. Il numero chiuso delle scuole universitarie è una palla al piede: «Gli atenei ci devono ascoltare. Bisogna aprire sezioni periferiche». C’è poi il pianeta case di riposo dove la situazione è ancora più drammatica. Pullulano di stranieri. Un lavoro usurante. «Ci vorrebbe una rotazione», invoca Rizzato. F.P.
Il Giornale di Vicenza, Domenica 07 Marzo 2010 CRONACA Pagina 20
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