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La Sanità nel Veneto Stampa E-mail
Giovedì 27 Maggio 2010 17:14

Nel 2008 il Gruppo Consiliare del PD in Consiglio Regionale presentò il pdl 292 “Piano sanitario, socio sanitario e sociale 2008-2010”, frutto di un lavoro di ascolto e confronto con Amministratori Comunali e Provinciali (PD e Centrosinistra), operatori della Sanità e del Sociale, Presidenti di Ipab e di Cooperative sociali, dal quale è nato il citato progetto  organico di programmazione e riforma del sistema sanitario e socio-sanitario del Veneto. Penso che da quel progetto si possa ripartire. Due leggi importanti riguardanti le politiche socio-sanitarie sono state approvate su iniziativa del Gruppo PD la scorsa legislatura: la legge regionale che stabilisce l’attivazione degli Hospice per malati terminali e le cure palliative (primo firmatario Guido Trento) e la legge regionale che istituisce il Servizio Civile degli Anziani (primo firmatario il sottoscritto).  Per la riforma delle Ipab invece, altra questione rimasta inattuata nella scorsa legislatura, si può partire dal  progetto di legge  elaborato e proposto dal Centrosinistra parte del quale è confluito nel testo approvato dalla Quinta Commissione il 27 novembre 2008 e iscritto all’odg del Consiglio Regionale nel marzo del 2009.

Il Piano da noi presentato prevede norme in materia di: governance, nomina dei  Direttori Generali, poteri delle Autonomie locali nella programmazione socio-sanitaria, partecipazione della società civile alla programmazione, tutela dei diritti sociali e sanitari, misure per la riduzione delle liste d’attesa, ridefinizione degli standard e dei servizi delle RSA, ruolo delle farmacie nel territorio.

Il progetto contiene inoltre norme riguardanti il dimensionamento della rete ospedaliera, il riordino territoriale delle ULSS, la definizione delle funzioni di area vasta, i criteri di riparto delle risorse del fondo sanitario alle Ulss e alle Aziende Ospedaliere, l’accreditamento delle strutture sanitarie e sociali e il fondo straordinario per il relativo finanziamento, l’attivazione  delle Case della Salute (per le quali con un nostro emendamento sono stati stanziati 10 milioni di euro nella legge finanziaria regionale 2010), i progetti obiettivo per l’infanzia e l’adolescenza, le famiglie e gli anziani; le politiche per  la non autosufficienza che costituisce una delle più grandi questioni del Veneto perché richiede il reperimento di risorse straordinarie  per soddisfare i bisogni di salute e di assistenza delle persone non autosufficienti o disabili, stimate nel Veneto in 180.000, oltre a richiedere nuove scelte di riorganizzazione sociale.

Il progetto contiene altresì modalità e limiti per il ricorso alla finanza di progetto (project financing), questione molto attuale e politicamente scottante, da noi più volte denunciata per i rischi di privatizzazione della sanità  e per il drenaggio di risorse che esso comporta dai bilanci delle ULSS alle imprese concessionarie che ottengono per il capitale investito una remunerazione superiore a qualsiasi altro investimento e per un periodo contrattuale generalmente superiore  ai  vent’anni (così è per i project in corso per gli ospedali di Castelfranco-Montebelluna, per l’ospedale nuovo di Mestre, per quello di Santorso nell’Ulss n.4 dell’Alto Vicentino e per il nuovo ospedale dell’Ulss n.17 Este-Monselice che sarà costruito con una concessione molto simile al project); con il project inoltre i privati concessionari ottengono l’appalto per lo stesso periodo di tutti i servizi ausiliari (pulizia, parcheggi, ristorazione, raccolta rifiuti, ecc.) e di altri servizi che penetrano all’interno del perimetro delle attività sanitarie come nel caso del project di Castelfranco-Montebelluna che prevede la manutenzione e la fornitura di apparecchiature elettromedicali. La proposta del Gruppo PD, fatti gli opportuni aggiornamenti (per esempio va stralciata la parte relativa al fondo per la non autosufficienza già istituito, come ben sapete, con un’apposita legge regionale, frutto dell’impegno del Centrosinistra e del movimento sindacale regionale dei pensionati CGIL, CISL e UIL), può essere ripresentata anche per spingere la Giunta regionale ad uscire dall’ambiguità e dalla  propaganda come recentemente avvenuto sia riguardo ai nuovi ospedali da costruire in project financing (Padova, Chioggia,  Arzignano/Montecchio) sia riguardo al disavanzo 2009 che è certamente superiore alla  cifra di 25 milioni di euro  formalmente e amministrativamente dichiarata nei prospetti al Ministero dell’Economia. Infatti il disavanzo reale dovrebbe registrare  la reale sofferenza finanziaria delle ULSS: ad esse invece viene chiesto dalla Giunta Regionale , con periodici monitoraggi, la riduzione del fabbisogno di risorse previsto nel bilancio di previsione per garantire i livelli essenziali di assistenza con la conseguente compressione dei medesimi. Il trasferimento negli esercizi successivi di spese dell’anno in corso e  il continuo rinvio del pagamento del lavoro straordinario ai dipendenti sono altrettanti meccanismi contabili di compressione del disavanzo. A ciò si aggiungano gli interessi passivi per ritardati pagamenti reclamati dai privati che erogano prestazioni in convenzione e quelli reclamati dai fornitori di beni e servizi in generale, interessi stimati in 40 milioni di euro.  A pagare la sopra descritta situazione strutturale sono le famiglie che sborsano 30 euro a loro carico per ogni 100 euro spesi in sanità. E soprattutto a pagare sono i meno abbienti, vittime designate dell’inappropriatezza delle prestazioni, delle liste d’attesa, delle iniquità, inefficienze e degli sprechi del sistema sanitario regionale (si vedano in proposito i dati sulle consulenze pagate dalle Ulss pubblicati dal Ministero della Funzione Pubblica).

E’ necessario poi considerare che anche  le  decisioni delle  Conferenze dei Sindaci per la predisposizione dei Piani di Zona sono condizionate dalla riduzione delle risorse regionali e che le stesse Conferenze sono indotte  a scaricare le inadempienze, i tagli e le latitanze del governo regionale sull’utenza più debole e bisognosa di assistenza: disabili, anziani non autosufficienti assistiti a domicilio o in strutture residenziali nelle quali pagano rette insopportabili (mediamente 1.500 euro al mese se titolari di contributo regionale sulla retta, mediamente 3.000 euro al mese in caso contrario). Penso che i Sindaci debbano aprire una ‘vertenza sociale’ nei confronti della loro controparte che è la Giunta Regionale e non l’utenza, perché a dispetto delle dichiarazioni sul decentramento in realtà la Regione ha trattenuto a sé le competenze amministrative dei Comuni in materia di politiche sociali e detiene i cordoni della borsa direttamente o attraverso le Ulss anche per i finanziamenti del sociale.

Salvo nuovi tagli al Fondo Sanitario Nazionale che potrebbero essere decisi dal Governo con la imminente manovra finanziaria, nel 2010 al Veneto dovrebbero arrivare  circa 220 milioni di euro in più rispetto al 2009, risorse che tuttavia sono insufficienti a coprire le maggiori spese derivanti dall’inflazione reale, cioè circa 240 milioni di euro (3 per cento di 8 miliardi di spesa sanitaria), dalla crescita fisiologica della domanda, da scadenze contrattuali. Inoltre va considerata una minore entrata di 120 milioni di euro per la scellerata decisione elettoralistica di Galan, non contrastata dalla Lega, di non applicare l’addizionale Irpef dello 0,5 per cento, che riguardava 475.000 contribuenti con reddito superiore a 29.500 euro all’anno su 3.500.000 contribuenti veneti. Per restituire poche decine di euro ad un numero limitato di contribuenti è stato fatto un danno enorme al bilancio della sanità e in particolare al fondo per la non autosufficienza. E’ evidente che la questione del disavanzo richiede una operazione verità, sempre rinviata dalla Giunta regionale, per accertare il reale fabbisogno di risorse atto a garantire i livelli essenziali di assistenza e gli investimenti necessari per l’ ammodernamento strutturale e tecnologico del sistema sanitario, in rapporto al Fondo sanitario ripartito alle Ulss e alle Aziende Ospedaliere. Come è noto nel Veneto la programmazione è ferma al Piano sanitario e socio-sanitario approvato con L.R. n.5 del 1996: nella scorsa legislatura l’Assessore alla Sanità Tosi presentò poco più che una relazione il cui chiaro intento era concentrare le principali decisioni in materia sanitaria e sociale nelle mani della Giunta regionale sottraendole al  Consiglio e alla Commissione competente. Neppure gli  Assessori succeduti a Tosi, sempre della Lega, hanno presentato proposte di riforma e programmazione del sistema sanitario e sociale regionale né hanno fatto decollare le aree vaste o predisposto misure efficaci per ridurre le liste d’attesa.

Nell’attuale situazione a subire tagli sempre più gravi è l’insieme delle prestazioni e dei servizi sociali il cui livello e qualità di integrazione con i servizi sanitari ha costituito la caratteristica peculiare e qualificante del nostro sistema regionale, ora messo a rischio dalla riduzione delle risorse e del personale il quale, occorre tenerlo sempre presente, ha contribuito in modo determinante a garantire, pur tra tagli e sprechi del decisore politico o amministrativo, servizi di eccellenza della sanità veneta. Tuttavia l’eccellenza del sistema sanitario regionale non è garantita in tutto il territorio regionale (per esempio non coglie appieno le esigenze della sanità di  montagna e lagunare), inoltre  essa è a rischio anche laddove oggi è garantita a causa dell’estendersi dei già citati fenomeni: la corsa al project financing e l’inarrestabile crescita della spesa per l’acquisto sul mercato di prestazioni specialistiche e diagnostiche  (la spesa delle Ulss per tale acquisto è raddoppiata negli ultimi 5 anni di governo Leghista della Sanità). I suddetti fenomeni provocano il trasferimento di quantità ingenti di risorse sanitarie pubbliche dai bilanci delle Ulss a quelli dei privati che agiscono a vario titolo nel sistema sanitario innescando una forma di concorrenza drogata nella quale è il sistema pubblico ad abbassare la qualità e l’efficienza delle proprie prestazioni.

La scelta politica di favorire la costruzione di nuove strutture sanitarie e sociali con la finanza di progetto affida a cordate di interessi legate a determinate forze politiche un ruolo determinante  nella evoluzione del sistema socio-sanitario verso una concentrazione dell’offerta in alcune particolari realtà territoriali: ciò modifica in profondità e in negativo il modello veneto caratterizzato da una forte integrazione tra sanitario e sociale, tra ospedale e territorio e da una offerta policentrica  e diffusa di servizi e presidi nel territorio.

La denuncia dei rischi che corre il nostro sistema socio-sanitario deve essere accompagnata con la nostra proposta di riforma e di riorganizzazione. E’ necessario  consolidare  le peculiari caratteristiche del nostro modello socio-sanitario e adottare le misure di riforma, di cambiamento e di programmazione indispensabili per renderlo efficiente ed equo ed elevarne la capacità di soddisfare i bisogni di salute vecchi e nuovi della popolazione.  

Claudio Rizzato                                                             

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