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Quando il PD vicentino fa rima con DC Stampa E-mail
Lunedì 05 Luglio 2010 07:05
Quando il PD vicentino fa rima con DC
di Luca Faietti
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La generazione dei 50enni sembra sia rimasta al palo nel PD? Non è che la voglia di rinnovamento a tutti i costi porti poi alla perdita o alla demotivazione di risorse formate e rappresentative come lei? Si è fatta una idea del motivo per cui si è arrivati a questo punto?
Claudio Rizzato, ex consigliere regionale PD: «Attualmente nel PD Vicentino gli incarichi o le rappresentanze istituzionali locali di rilievo sono ricoperti da coloro che negli anni Novanta facevano parte dei gruppo dirigenti della DC, del PPI o delle liste civiche ad essi collegate. Più che guardare al merito o alle competenze si continua con le logiche correntizie dell'appartenenza negando le ragioni che hanno fatto nascere il PD».
Emilia Laugelli, ex assessore al sociale di Schio: «Il PD è un partito nuovo e pieno di contraddizioni che ne stanno bloccano la crescita. Il matrimonio tra DS e Margherita ha portato all'unione di difetti e virtù di entrambi, facendo però emergere soprattutto i difetti. C'è stata da una parte, una corsa sfrenata al mantenimento del posto di potere di alcuni, dall'altra, nell'ottica del rinnovamento e del bilanciamento si è puntato su volti nuovissimi. È vero che gente della mia età, con esperienza, è quasi rimasta al palo. Se vuole io sono una "vecchia" per aver amministrato per 14 anni consecutivi una città come Schio, dall'altra mi accorgo che, girando in provincia, molta gente, fuori dal partito che conta, mi vive come una forza nuova. Poi se le scelte delle persone continuano a passare non dalla volontà degli elettori, ma dalle segreterie, capisce che non si va da nessuna parte. Il rischio di perdere e demotivare persone di esperienza esiste realmente, ma se c'è lo spazio per sentirsi utili lo stesso, allora la politica non si molla. La politica è passione».
Nel PD post congressuale si è già cominciato a parlare del prossimo appuntamento elettorale, le provinciali. Al PD serve un nome forte, lei sarebbe disponibile nel caso glielo venissero a chiedere?
Rizzato: «La scelta del Candidato alla Presidenza della Provincia deve avvenire attraverso le Primarie in tempi utili, evitando gli errori compiuti nelle ultime Elezioni Regionali».
Laugelli: «Io un nome forte? Ma mi riempie di gioia! L'Alto Vicentino ha dato alla Provincia ben 3 candidati alla Presidenza: Doppio, Berlato Sella e Collareda. Questo territorio è unico: su 6 consiglieri provinciali ben 4 sono stati eletti qua: Manza, Retis, Collareda e perfino la Sbrollini (ora Quero). Noi non scherziamo! Abbiamo eletto il Consigliere Regionale, in alcuni comuni il PD alle Regionali è arrivato al 27%, a Schio siamo al 32 %. Da altre parti se lo sognano un risultato così! Questo territorio avrebbe il diritto di governare non solo la provincia, ma di avere rappresentanti a tutti i livelli che contano. Non le pare? Io comunque sono al servizio del Partito, ma non vorrei essere solo una testimonianza. Mi piacerebbe che il nome venisse fuori dalle primarie tra gli elettori, non tra gli iscritti, e con una coalizione larga, sui contenuti, che siano in grado di competere. La passione non mi manca e neanche la voglia di sfidarli».
La partita della provincia la vede aperta o sarà impossibile battere la coalizione Lega- PdL?
Rizzato: «La competizione sarà aperta se si riuscirà a delineare un progetto politico e programmatico alternativo a quello di Lega e PdL con la scelta di candidature credibili e riconosciute nelle loro competenze. Oggi questo progetto non è visibile».
Laugelli. «Io osservo il modo di far politica di Schneck. Lui è uomo che si diverte, ci mette piacere, credo sarebbe difficile batterlo, se si votasse domani mattina. Ma la vera sfida è utilizzare questi 2 anni che ci separano dalle elezioni per far partire questo PD, fargli esprimere la sua vera natura, quella che fino adesso non ha mostrato. Per sperimentare cose nuove e non avere più sensi di inferiorità. In due anni la gente farà in tempo a giudicare Zaia e la Lega di governo, al di là degli slogan, ed aprirà gli occhi sulle bugie del centro destra. È una partita aperta, con scenari interessanti».
« ritornacontinua »
Quando il PD vicentino fa rima con DC
di Luca Faietti
La generazione dei 50enni sembra sia rimasta al palo nel PD? Non è che la voglia di rinnovamento a tutti i costi porti poi alla perdita o alla demotivazione di risorse formate e rappresentative come lei? Si è fatta una idea del motivo per cui si è arrivati a questo punto?
Claudio Rizzato, ex consigliere regionale PD: «Attualmente nel PD Vicentino gli incarichi o le rappresentanze istituzionali locali di rilievo sono ricoperti da coloro che negli anni Novanta facevano parte dei gruppo dirigenti della DC, del PPI o delle liste civiche ad essi collegate. Più che guardare al merito o alle competenze si continua con le logiche correntizie dell'appartenenza negando le ragioni che hanno fatto nascere il PD».
Emilia Laugelli, ex assessore al sociale di Schio: «Il PD è un partito nuovo e pieno di contraddizioni che ne stanno bloccano la crescita. Il matrimonio tra DS e Margherita ha portato all'unione di difetti e virtù di entrambi, facendo però emergere soprattutto i difetti. C'è stata da una parte, una corsa sfrenata al mantenimento del posto di potere di alcuni, dall'altra, nell'ottica del rinnovamento e del bilanciamento si è puntato su volti nuovissimi. È vero che gente della mia età, con esperienza, è quasi rimasta al palo. Se vuole io sono una "vecchia" per aver amministrato per 14 anni consecutivi una città come Schio, dall'altra mi accorgo che, girando in provincia, molta gente, fuori dal partito che conta, mi vive come una forza nuova. Poi se le scelte delle persone continuano a passare non dalla volontà degli elettori, ma dalle segreterie, capisce che non si va da nessuna parte. Il rischio di perdere e demotivare persone di esperienza esiste realmente, ma se c'è lo spazio per sentirsi utili lo stesso, allora la politica non si molla. La politica è passione».
Nel PD post congressuale si è già cominciato a parlare del prossimo appuntamento elettorale, le provinciali. Al PD serve un nome forte, lei sarebbe disponibile nel caso glielo venissero a chiedere?
Rizzato: «La scelta del Candidato alla Presidenza della Provincia deve avvenire attraverso le Primarie in tempi utili, evitando gli errori compiuti nelle ultime Elezioni Regionali».
Laugelli: «Io un nome forte? Ma mi riempie di gioia! L'Alto Vicentino ha dato alla Provincia ben 3 candidati alla Presidenza: Doppio, Berlato Sella e Collareda. Questo territorio è unico: su 6 consiglieri provinciali ben 4 sono stati eletti qua: Manza, Retis, Collareda e perfino la Sbrollini (ora Quero). Noi non scherziamo! Abbiamo eletto il Consigliere Regionale, in alcuni comuni il PD alle Regionali è arrivato al 27%, a Schio siamo al 32 %. Da altre parti se lo sognano un risultato così! Questo territorio avrebbe il diritto di governare non solo la provincia, ma di avere rappresentanti a tutti i livelli che contano. Non le pare? Io comunque sono al servizio del Partito, ma non vorrei essere solo una testimonianza. Mi piacerebbe che il nome venisse fuori dalle primarie tra gli elettori, non tra gli iscritti, e con una coalizione larga, sui contenuti, che siano in grado di competere. La passione non mi manca e neanche la voglia di sfidarli».
La partita della provincia la vede aperta o sarà impossibile battere la coalizione Lega- PdL?
Rizzato: «La competizione sarà aperta se si riuscirà a delineare un progetto politico e programmatico alternativo a quello di Lega e PdL con la scelta di candidature credibili e riconosciute nelle loro competenze. Oggi questo progetto non è visibile».
Laugelli. «Io osservo il modo di far politica di Schneck. Lui è uomo che si diverte, ci mette piacere, credo sarebbe difficile batterlo, se si votasse domani mattina. Ma la vera sfida è utilizzare questi 2 anni che ci separano dalle elezioni per far partire questo PD, fargli esprimere la sua vera natura, quella che fino adesso non ha mostrato. Per sperimentare cose nuove e non avere più sensi di inferiorità. In due anni la gente farà in tempo a giudicare Zaia e la Lega di governo, al di là degli slogan, ed aprirà gli occhi sulle bugie del centro destra. È una partita aperta, con scenari interessanti».
La Domenica di Vicenza, domenica 4 luglio 2010


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