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Salvaguardia dell’occupazione alla Salvagnini Italia S.p.A. di Sarego (Vicenza): cosa fa la Regione? Stampa E-mail
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Salvaguardia dell’occupazione alla Salvagnini Italia S.p.A. di Sarego (Vicenza): cosa fa la Regione?
Presentata il 23 marzo 2010 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

-          l’azienda Salvagnini Italia S.p.A. di Sarego, leader mondiale nella lavorazione in alta tecnologia della lamiera, ha comunicato di voler metter in mobilità 144 dei 598 dipendenti con alte qualifiche professionali; 

-          l’azienda ha respinto la proposta dei lavoratori e dei loro rappresentanti di stipulare contratti di solidarietà;

-          l’azienda ha chiesto il taglio del premio fisso aziendale di circa 100 euro mensili che ad oggi ha contribuito a sostenere i lavoratori, compresi quelli in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, e il taglio dell’indennità di trasferta, già non indicizzato al costo della vita da otto anni;

-          l’Azienda ha rifiutato altresì la concertazione di un piano strategico per la produzione;

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede alla Giunta Regionale e all’Assessore al Lavoro

-          quali azioni intende mettere in atto per salvaguardare l’occupazione dei lavoratori e delle lavoratrici della Salvagnini Italia S.p.A. ed evitare una situazione di estremo disagio per le loro famiglie;

-     se intende promuovere con urgenza l’apertura di un tavolo di confronto tra le parti per tutelare l’occupazione in una provincia sempre più colpita dalla crisi economica in atto e per evitare la perdita di figure professionali di alto livello e qualità così importanti per la nostra provincia e per la nostra regione.

 

 

           

 

 

 



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STOP DELLE ATTIVITA' ALLA TINTORIA OLIMPIAS DI GRUMOLO DELLE ABBADESSE (VI): COSA FA LA REGIONE PER TUTELARE I LAVORATORI ED EVITARE LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE IN VENETO? Stampa E-mail
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STOP DELLE ATTIVITA' ALLA TINTORIA OLIMPIAS DI GRUMOLO DELLE ABBADESSE (VI): COSA FA LA REGIONE PER TUTELARE I LAVORATORI ED EVITARE LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE IN VENETO?
Presentata il 19 marzo 2010 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

- la tintoria Olimpias di Grumolo delle Abbadesse (VI), satellite della Benetton come azienda terzista, a seguito della riduzione drastica delle commesse da parte del gruppo trevigiano è stata costretta tre settimane fa al fermo totale dell'attività;

- le difficoltà della tintoria Olimpias, che lavora per l'80% per la Benetton, risalgono al dicembre 2009: da allora molti dei 130 dipendenti si trovano in Cassa integrazione;

- secondo gli accordi sottoscritti, il periodo di Cassa integrazione dei lavoratori durerà fino al prossimo dicembre, ma è probabile che l'azienda possa decidere di ridimensionare il proprio organico o di chiudere i battenti;

- lo stop totale pare sia dovuto alle diverse strategie del Gruppo Benetton, tra le quali la delocalizzazione dell'attività in Tunisia;

- i vertici dell'Olimpias hanno comunicato in questi giorni alle rappresentanze sindacali che "non ci sono le condizioni per una ripresa dell'attività" e già il campionario di luglio non verrà fatto;
- questo ha determinato tra i lavoratori sconcerto e forte preoccupazione.


Tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede alla Giunta regionale e all'Assessore al Lavoro


1) quali azioni intendono mettere in atto per scongiurare la chiusura della tintoria "Olimpias" di Grumolo delle Abbadesse e i conseguenti licenziamenti dei lavoratori e delle lavoratrici;

2)  se intendono promuovere con urgenza l'apertura di un tavolo di confronto tra le parti per individuare possibili soluzioni e interventi, al fine di mantenere i livelli occupazionali in una provincia fortemente colpita dalla crisi economica in atto e per evitare la delocalizzazione delle attività produttive in un momento di grave crisi per il mondo del lavoro e la produzione nella nostra regione.

 

 

           

 

 

 



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TAGLI ALLA "MECC ALTE" DI CREAZZO (VI): COSA FA LA REGIONE PER TUTELARE I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE? Stampa E-mail
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TAGLI ALLA "MECC ALTE" DI CREAZZO (VI): COSA FA LA REGIONE PER TUTELARE I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE?

Presentata il  12 marzo 2010 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

- la proprietà della "Mecc Alte" di Creazzo (Vi), leader a livello internazionale nella produzione di alternatori sincroni, avrebbe annunciato il taglio di 80 dei trecento dipendenti;
-  per contestare tale ipotesi i lavoratori hanno attuato nei giorni scorsi alcune ore di sciopero, che hanno visto la presenza di operai e impiegati assieme ai rappresentanti sindacali;
- alla proprietà viene contestata l'ipotesi dei licenziamenti essendoci ancora ammortizzatori sociali da poter utilizzare, basti pensare che nell'ultimo anno l'azienda ha utilizzato la cassa integrazione ordinaria per 13 delle 52 settimane a disposizione;
- è mancato finora un tavolo di discussione tra le parti per valutare soluzioni diverse dai licenziamenti o riduzioni salariali;

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede alla Giunta regionale e all'Assessore al Lavoro

- quali azioni intendano mettere in atto per scongiurare i licenziamenti presso la "Mecc Alte" di Creazzo e spingere la proprietà ad utilizzare gli ammortizzatori sociali;
- se intendano promuovere con urgenza l'apertura di un tavolo di confronto tra le parti per individuare ogni possibile intervento al fine di mantenere i livelli occupazionali in una provincia già duramente colpita dalla crisi economica in atto.
 

 

           

 

 

 



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Località S. Vito di Bassano, Trenitalia: disservizi e danni alle case e alla salute degli abitanti! Stampa E-mail
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Località S. Vito di Bassano, Trenitalia: disservizi e danni alle case e alla salute degli abitanti!

Presentata il  12 febbraio 2010 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

-          a partire dal 2008, con l’introduzione dei nuovi treni chiamati “Minuetto” sulla linea Bassano-Trento e Bassano-Venezia, i residenti a ridosso della via ferrata nelle zone dei comuni di San Vito, Pove, Solagna e Cassola stanno assistendo alla progressiva distruzione delle loro abitazioni;

-          le vibrazioni prodotte dai convogli, la manutenzione insufficiente, i cerchi delle ruote ovalizzati e le balestre delle sospensioni distrutte hanno infatti reso questi treni una minaccia per l’integrità fisica degli edifici;

-          a parte i danni materiali, come reso evidente dai segni delle fessurazioni sulle pareti delle case, bisogna poi tener conto di quelli psicologici di chi è costretto a subire in 20 ore il passaggio di ben 36 treni, di cui il primo alle cinque del mattino;

-          i residenti hanno più volte sollecitato un intervento da parte di Trenitalia senza però ottenere alcun risultato;

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede all’Assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture

-          se non ritenga necessario far predisporre al più presto una perizia al fine di valutare lo stato delle abitazioni e l’agibilità quantificando i danni provocati e facendosi carico delle spese cui i cittadini andranno incontro;

-          come intende agire nei confronti di Trenitalia per ridurre i disagi e i danni patiti dai cittadini.

           

 

 

 



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Tagli alla Dainese di Molvena (VI): cosa fa la Regione per tutelare i lavoratori e le loro famiglie? Stampa E-mail
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Tagli alla Dainese di Molvena (VI): cosa fa la Regione per tutelare i lavoratori e le loro famiglie?

Presentata il  20 gennaio 2010 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

-          la Dainese SpA di Molvena (VI) ha sottoscritto nei giorni scorsi con Sindacati, Provincia e Assindustria un accordo che prevede la concessione dello stato di crisi aziendale per evento improvviso ed imprevisto con il conseguente ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per un anno per 120 addetti e un taglio di ottanta unità (su un totale di 250 lavoratori attualmente in forza);

-          tale scelta è stata motivata dal fatto che l’azienda ha subito nel secondo semestre del 2008 e per tutto il 2009 una rilevante contrazione delle vendite, sia in termini di volumi di prodotti che in termini di fatturato. La situazione ha origine sia dalla forte contrazione dei consumi e dell’immatricolato del settore moto, che dalla particolare situazione di competitività generata da produzioni concorrenti totalmente effettuate in paesi a basso costo del lavoro e che ha sostanzialmente tolto dal mercato il segmento di produzione nazionale;

-          secondo l’azienda è stata accertata la sopravvenuta incompatibilità dei costi di produzione interna precedentemente sopportati grazie alla capienza della marginalità complessiva, rendendo necessario un intervento anche sulla struttura degli organici;

-          in sostanza l’accordo prevede il mantenimento esclusivamente delle produzioni di nicchia (campionari, prototipi, tute per piloti), il design e la progettazione, mentre tutta la produzione potrebbe essere delocalizzata negli stabilimenti tunisini che attualmente impiegano in totale 500 persone;

-          degli ottanta lavoratori in esubero, il 90% sono donne, da molti anni ferme nello stesso reparto; ci sono anche intere famiglie di Molvena che lavorano in questa fabbrica e che sono coinvolte da cassa integrazione e mobilità;

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede alla Giunta Regionale

- quali azioni intende mettere in atto per scongiurare la delocalizzazione delle produzioni della Dainese SpA all’estero e per impedire che siano utilizzati a sostegno finanziamenti pubblici attraverso la finanziaria regionale Finest Spa partecipata anche dalla Regione Veneto con il Friuli Venezia Giulia;

-  di avviare le procedure per anticipare ai lavoratori il trattamento di CIGS in caso di ritardo dell’INPS;

- di dare garanzie  e definire interventi adeguati di riqualificazione affinché i lavoratori possano essere ricollocati a pieno titolo nell’attività lavorativa.

           

 

 

 



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MOZIONE PER LA LOTTA ALL’OMOFOBIA Stampa E-mail
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MOZIONE PER LA LOTTA ALL’OMOFOBIA E PER LA DECRIMINALIZZAZIONE UNIVERSALE DELL'OMOSESSUALITA'

presentata il 16 dicembre 2009 dai Consiglieri Claudio Rizzato, Regina Bertipaglia, Franco Bonfante, Nicola Atalmi, Pietrangelo Pettenò, Gianfranco Bettin, Andrea Causin, Lucio Tiozzo, Carlo Covi

Il Consiglio Regionale del Veneto

PREMESSO  che

  • il 10 Dicembre 2008, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la presidenza di turno francese dell'Unione Europea, attraverso il Sottosegretario per i diritti umani del governo francese, dott.ssa Rama Yade, presentò all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una proposta per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Nella proposta si chiedeva una moratoria delle pene che molte persone nel mondo subiscono a causa della loro omosessualità. A distanza di un anno abbiamo assistito ad una escalation di atti criminali a sfondo omofobico, e mentre gli Stati Uniti approvano il Matthew Shepard act, la legislazione italiana non ha compiuto alcun sostanziale progresso in materia di lotta all’omofobia, basti pensare che nel nostro paese non esiste alcuna legge che riconosca un’aggravante specifica per i reati commessi in odio a persone omosessuali, bisessuali, transgender;
  • i casi di omofobia in Italia e in Veneto sono ancora troppo numerosi, sia per quel che concerne la violenza fisica che per le enormi difficoltà che ancora molti omosessuali hanno nel vivere serenamente il proprio orientamento sessuale nelle diverse dimensioni della propria vita (scuola, lavoro, famiglia). Si vedano a tal proposito i dati che emergono dal Report sull’Omofobia in Italia relativo ai primi 11 mesi del 2009 realizzato da Arcigay: 10 omicidi, di cui uno in Veneto, 75 casi di violenza e aggressioni, di cui 5 in Veneto, 8 casi di estorsione, di cui 2 in Veneto, 4 atti di bullismo, di cui 2 in Veneto.
  • una cultura diffusa ancora oggi anche in Italia spinge a considerare le persone omosessuali e transessuali come perverse o malate, rendendole spesso oggetto di scherno e discriminazione e obbligandole a nascondersi e spesso a rinunciare, per paura di essere scoperti, al diritto di denunciare maltrattamenti, percosse, furti o ricatti;

TENUTO CONTO che

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’articolo 2, comma 1 recita: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (2000/C 364/01) all'articolo 1 recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. E all'articolo 21 ribadisce: “E' vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

L'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.


EVIDENZIATO che

Novantuno paesi nel mondo hanno leggi che puniscono gli atti sessuali con persone del proprio sesso. E in particolare in Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria e Somalia la pena prevista è la morte. Inoltre in India, Pakistan, Birmania, Guyana, Sierra Leone, Uganda, Tanzania, Bangladesh e Barbados, gli atti omosessuali sono puniti con l'ergastolo.

CONSIDERATO che

Il 17 maggio del 1991 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l'omosessualità una “variante naturale del comportamento umano”.

Impegna la Giunta Regionale

- a promuovere, anche tramite gli Assessorati alle Pari Opportunità e alle Politiche Sociali e in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, iniziative volte a sensibilizzare l'opinione pubblica a una cultura delle differenze e al rifiuto di una mentalità omofobica e razzista;

   -  a sostenere in particolare, nell’ambito di queste iniziative, in collaborazione con gli organismi istituzionali di competenza, interventi nella scuola, in quanto istituzione volta ad educare i futuri cittadini ad una cultura delle diversità e quindi luogo principale per lo sviluppo di iniziative  volte alla lotta alle discriminazioni. 

 



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UN OPUSCOLO REVISIONISTA A SPESE DEI VENETI. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE È D'ACCORDO CON L'ASSESSORE DONAZZAN? Stampa E-mail
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA
"EUROPA UNITA, LIBERA, FORTE": UN OPUSCOLO REVISIONISTA A SPESE DEI VENETI. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE È D'ACCORDO CON L'ASSESSORE DONAZZAN? 

Presentata il 23 novembre 2009 dai Consiglieri Regionali Gallo, Rizzato, Pettenò

Premesso che:

- in questi giorni, in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, è stato distribuito nelle classi quarte e quinte delle scuole superiori della provincia di Vicenza un opuscolo dal titolo "Europa: unita, libera, forte. 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro";
- la pubblicazione, contenente la presentazione dell'Assessore Regionale all'Istruzione Elena Donazzan, ha ottenuto il patrocinio alla Regione e della Provincia di Vicenza, ed è stata prodotta da un'associazione, Strade d'Europa, sconosciuta ai più ma ben conosciuta dall'Assessore, che le tributa sperticati elogi perché, a suo dire, "incarna uno spirito europeista…voglioso di forgiare un'Europa autorevole, faro di civiltà";
- il testo, redatto da un ventiduenne laureando in Scienze Politiche e dunque ancora privo di adeguati titoli accademici ed esperienza didattica, associa a un anticomunismo viscerale un antiamericanismo appena meno esplicito, rinforzato da sconcertanti omissioni sul nazifascismo, a cui sembrano peraltro rimandare in maniera neanche troppo subliminale le immagini scelte a corredo dei testi: dalla croce celtica all'architettura fascista, passando per la grandezza della Roma imperiale simboleggiata dal Colosseo;
-  a pagina 12 dell'opuscolo si trova una sintesi esemplare degli elementi sopraesposti. Si legge infatti: "La seconda Guerra mondiale fu il primo conflitto della storia d'Europa da cui non uscì vincitore nessuno degli stati collegati, direttamente o indirettamente, con il sistema imperiale costruito da Carlomagno, nel quale affondano le radici più profonde dell'unità europea. Il cuore di quell'Europa (Francia, Germania, Italia) venne in buona parte fisicamente distrutta, in particolare nella fase finale della guerra: Berlino fu rasa al suolo dai russi, Dresda dagli inglesi, Aquisgrana dagli americani e Montecassino dall'ordine di un generale neozelandese. Al termine del conflitto il vecchio continente era diventato il protettorato condominiale di due potenze, di cui una, l'America, non era europea e l'altra, l'URSS, aveva in Europa soltanto una parte del suo territorio.
Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un'intera nazione. Fu il simbolo della divisione del mondo in una sfera occidentale e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda. Il 9 novembre 1989 non cadde solamente un pezzo di quella cortina di ferro che divideva l'Europa, ma si sgretolò il socialismo reale, l'incarnazione del modello politico, sociale ed economico più aberrante del secolo scorso: il comunismo".
Dunque, attraverso questo opuscolo la Regione Veneto dice ai giovani delle scuole superiori che americani, inglesi e russi distrussero fisicamente "il cuore dell'Europa (Francia, Germania, Italia)" tralasciando alcuni particolari, evidentemente insignificanti agli occhi del giovane autore e del suo sponsor politico:
1. americani, inglesi e russi liberarono l'Europa dall'oppressione nazifascista;
2. la Germania nazista e l'Italia fascista invasero e occuparono la Francia;
3. Germania e Italia fascista uscirono sconfitte dalla seconda guerra mondiale, a differenza della Francia che fu tra le potenze vincitrici;
4. tra i liberatori d'Europa, i russi pagarono il prezzo più alto, con 21 milioni di morti, pari al triplo delle perdite subite dai Paesi degli aggressori nazifascisti (7 milioni di morti per la Germania; 415 mila per l' Italia:);
5. la quasi totalità della popolazione dell'URSS viveva in Europa, così come oggi vivono in Europa estoni, lettoni, lituani, ucraini, bielorussi e il 78% dei russi.
Inoltre, con giovanile disinvoltura l'autore dell'opuscolo definisce il comunismo "il modello politico, sociale ed economico più aberrante del secolo scorso". Forse il giudizio voleva essere riferito più che al "modello", alla sua "incarnazione", ovvero al cosiddetto socialismo reale dell'Unione Sovietica. Ammesso che esista una classifica scientificamente attendibile dei sistemi totalitari più aberranti del XX secolo, è curioso che due sistemi totalitari come il fascismo e il nazismo, sicuramente ben piazzati in quella classifica, non siano neppure menzionati in tutto l'opuscolo, nonostante abbiano prodotto decine di milioni di morti, costruito campi di sterminio, annientato oppositori politici, etnie e popoli.

- Il brano sopra riportato e commentato è chiaramente esemplificativo della qualità dell'opuscolo e della sua matrice ideologica. È comunque utile segnalare anche altri passaggi. A pagina 33, trattando della costruzione dell'Europa, si afferma che "l'Unione nasce dalla volontà di dare un erede all'impero romano". I richiami all'impero romano si sommano ai richiami all'impero di Carlo Magno, come per esempio a pagina 34 dove si legge: "Dobbiamo mantenere in vita il sogno Europeo. La spina dorsale di questo progetto comune è quell'asse carolingio composto da Italia, Francia e Germania". I riferimenti all'impero romano e al "sistema imperiale costruito da Carlo Magno" fanno parte dell'armamentario ideologico di fascismo e nazismo: si ricordi che il Terzo Reich di Hitler si definiva tale in riferimento al Primo Reich, l'impero romano di nazione tedesca che aveva ereditato la corona di Carlo Magno, oltreché al Secondo Reich, l'impero prussiano degli Hoenzollern.

Merita alcune riflessioni anche la sezione dell'opuscolo intitolata "Patrioti d'Europa". Attenzione a non fraintendere: la patria a cui si allude non è l'Europa. Infatti una didascalia precisa: "Abbiamo scelto di ricordare due giovani che decisero di sacrificare la loro vita per l'amore che nutrivano verso il proprio popolo e verso la libertà". Ci si aspetterebbe a questo punto di trovare esempi di giovani eroi che sacrificarono la vita per restituire dignità e libertà al loro popolo e alla loro patria, come fecero in Francia e in Italia migliaia di giovani antifascisti. Invece, accanto alla storica figura di Jan Palach troviamo il meno noto Alain Escoffier. Jan Palach, viene definito "simbolo della resistenza anti-sovietica" per aver compiuto il tragico gesto di darsi fuoco allo scopo di denunciare la brutale repressione della Primavera di Praga da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Alain Escoffier viene descritto come "patriota francese, militante di destra": "si diede fuoco sugli Champs Élysées (a Parigi) davanti alla sede della Aeroflot, la compagnia aerea sovietica" gridando: "Comunisti assassini". Se in apparenza il gesto e le motivazioni sono analoghe, sembra essere sfuggito all'autore dell'opuscolo che la patria di Jan Palach era oppressa dai  sovietici, mentre la patria dell'anticomunista Escoffier era la democratica Francia.

A pagina 34 si legge che "l'Italia è il principale nucleo costitutivo dell'Europa".
Spinto da italico e patriottico orgoglio, l'autore sorvola sul fatto che la prima organizzazione europea, con la quale ebbe inizio il processo che ha portato all'attuale Unione, fu la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA). All'origine della CECA vi è la celebre dichiarazione del ministro degli esteri francese, Robert Schumann, che conteneva una proposta rivolta anzitutto alla Germania. "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme. (…) L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania. (…) La fusione delle produzioni di carbone e acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state vittime." La dichiarazione di Schumann porta la data del 9 maggio 1950, e per questa ragione il 9 maggio di ogni anno ricorre la "Festa dell'Unione europea". Ma gli autori e i patrocinatori dell'opuscolo propongono un'altra data: "Il 9 novembre (giorno della caduta del Muro di Berlino) dovrebbe diventare festa nazionale nei Paesi dell'UE". Eppure l'Unione Europea non trae origine dalla caduta del comunismo sovietico, bensì dalla sconfitta della Germania nazista e dell'Italia fascista. Come già ricordato il nucleo costitutivo dell'Unione Europea, la CECA, ebbe anzitutto lo scopo di eliminare un possibile nuovo conflitto tra Francia e Germania, mentre erano ancora davanti agli occhi le immani tragedie e i disastri della seconda guerra mondiale, provocata dalla Germania nazista e dall'Italia fascista.

Dall'inizio alla fine dell'opuscolo traspare il carattere politico dell'iniziativa, con un pervasivo revisionismo storico accompagnato dai messaggi di una destra militante e nostalgica della sua peggior storia.

Tutto ciò premesso
 i sottoscritti Consiglieri Regionali interrogano
il Presidente della Regione per sapere:

  se condivida i contenuti e i messaggi trasmessi agli studenti veneti attraverso l'opuscolo "Europa: unita, libera, forte. 1989/2009. 20 anni dalla caduta del muro";
  se la Regione Veneto ha contribuito alle spese per la realizzazione dell'opuscolo - e se vi hanno contribuito altri enti pubblici;
  se l'autore dei testi avesse titoli e curriculum adeguati per redigere un lavoro destinato a migliaia di giovani;
   se corrisponde al vero che i testi dell'opuscolo sono stati in larga parte copiati da siti internet;
  se non ritenga censurabile l'operato dell'assessore regionale all'istruzione che ha dato copertura politica a un'operazione di revisionismo storico accompagnato dai messaggi di una destra militante e nostalgica della sua peggior storia.

 



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ACQUA. NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI Stampa E-mail
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RISOLUZIONE  N.  73

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI: GALAN RICORRA PER CHIEDERE L’INCOSTITUZIONALITÀ DELL’ARTICOLO 15 DEL DECRETO-LEGGE N. 135/2009

presentata il 19 novembre 2009 dai Consiglieri Azzi, Tiozzo, Gallo, Causin, Zabotti, Marchese, Pettenò, Atalmi, Berlato Sella, Bettin, Trento, Rossato, Michieletto, Frigo, Diego Bottacin, Franchetto, Bonfante, Rizzato, Covi e Grazia

Il Consiglio regionale del Veneto

              PREMESSO CHE:

-      l’acqua rappresenta un bene comune universale, un bene comune pubblico, indisponibile, che deve appartenere a tutti, per cui il suo accesso deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico;

-      il 18 novembre 2009 il Parlamento, costretto dall’imposizione del voto di fiducia al Governo, e quindi impossibilitato di fatto a pronunciarsi in maniera autonoma, propositiva e migliorativa, ha approvato il decreto-legge n. 135 il cui articolo 15 comporta l’affidamento della gestione dell’acqua potabile ai privati;

              CONSIDERATO che conseguentemente in Italia i Consigli comunali ed i Sindaci eletti dai cittadini saranno espropriati dalla gestione dell’acqua potabile avviandosi così la mercificazione di un bene essenziale per ogni essere vivente contrariamente ai valori che sempre di più si vanno affermando anche a livello internazionale;

              PREOCCUPATO CHE:

-      questo provvedimento, che va oltre l'applicazione delle norme comunitarie, ponga questioni serissime sia sui rifiuti sia sulla risorsa acqua la cui gestione non può che essere pubblica;

-      analoga conseguenza si determini quindi anche per gli altri servizi pubblici locali di rilevanza economica a partire dai servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, disconoscendo così l’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO e quindi degli enti locali;

               tutto ciò premesso, si impegna

a:

-      riconoscere anche nel proprio statuto il diritto all’acqua ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

-      promuovere in tutto il territorio regionale una cultura di salvaguardia delle risorse idriche al fine di utilizzare, proteggere, conoscere e promuovere l’acqua come bene comune pubblico, nel rispetto dei principi fondamentali della sostenibilità integrale (ambientale, economica, politica ed istituzionale) e del principio che l’uso dell’acqua per consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi (Legge Galli articolo 2);

              altresì con forza,

impegna il Presidente e la Giunta regionale

a presentare ricorso di costituzionalità contro l’articolo 15 del decreto legge n. 135/2009 a tutela dell’autonomia degli enti locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione.



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Ai poveri si tolgono anche gli stracci? Stampa E-mail
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA
Ai poveri si tolgono anche gli stracci?

Presentata il  18 novembre  2009 dai Consiglieri Regionali Claudio Rizzato, Giuseppe Berlato Sella e Gustavo Franchetto

Premesso che:

-dalle associazioni di volontariato laiche e religiose che operano sul territorio della provincia di Vicenza, e dai gruppi missionari parrocchiali veneti di Vicenza, Treviso, Padova e Venezia, giungono segnalazioni circa il fatto che una rigida e burocratica applicazione delle norme del codice ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006) sta provocando il sostanziale blocco delle tradizionali raccolte benefiche di rifiuti riciclabili, tra cui ferro e altri materiali ferrosi;

-la riduzioni della raccolta del ferro ha gravi ripercussioni, in primo luogo sulla concreta attuazione degli scopi di beneficenza e sull'elevazione dei livelli di raccolta differenziata dei rifiuti;

-vanno riconosciuti il valore fondamentale del volontariato e la particolare rilevanza delle tradizionali raccolte benefiche di rifiuti riciclabili realizzate in molte regioni e località del Paese dalle parrocchie, dai gruppi missionari e, più in generale, dalle associazioni di volontariato religiose e laiche;

-nella sola parte occidentale della provincia di Vicenza sono state raccolte 900 tonnellate di ferro e materiali ferrosi nel 2008;

-a titolo di esempio si possono citare, per il 2008, il comune di Altissimo con una raccolta (ferro e altri recuperati) di 18,82 tonnellate, pari a circa 8,06 kg per abitante; di Arzignano con 122,08 tonnellate, pari a 4,74 kg per abitante; di Castelgomberto con 47,50 pari a 7,75 kg per abitante; di Trissino con 61,01 tonnellate pari a 7,15 kg per abitante; di Cornedo con 93,12 tonnellate pari a 7,81 kg per abitante;

tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Regionali
chiedono all'Assessore all'Ambiente

- quali azioni intenda intraprendere affinché vengano rimossi tutti gli ostacoli normativi e amministrativi che impediscono od ostacolano il libero esercizio, da parte dalle associazioni di volontariato, delle raccolte benefiche di rifiuti riciclabili;
- se ritiene di adottare apposito provvedimento amministrativo con il quale definire modalità di esercizio delle raccolte a scopo benefico di rifiuti riciclabili, d'intesa con le Amministrazioni comunali, le quali non possono che trarre beneficio e riduzione di costi ambientali nei loro bilanci dalle attività di raccolta delle Associazioni di Volontariato.

 



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Salvaguardare l'occupazione alla Selecta di Quinto Vicentino Stampa E-mail
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA
Salvaguardare l'occupazione alla Selecta di Quinto Vicentino
Presentata il  6 novembre  2009 dal Consigliere Regionale Claudio Rizzato

Premesso che:

- la società Selecta Spa, con unità produttiva a Quinto Vicentino (VI), in data 12 giugno 2009 ha sottoscritto in sede provinciale con la RSU e le Organizzazioni Sindacali l'accordo per il ricorso alla CIGS per crisi aziendale per evento imprevisto e improvviso per 12 mesi a decorrere dal 15 giugno 2009;
- in base all'accordo e a quanto concordato con le OO.SS. la cassa integrazione straordinaria era stata limitata a 44 lavoratori con l'impegno dell'azienda a continuare l'attività produttiva e mantenendola a Quinto Vicentino in un sito più piccolo;
- nell'ambito dell'accordo è stato previsto, quale strumento di gestione degli esuberi, anche quello del ricorso a procedure di mobilità finalizzate ad agevolare il ricollocamento dei lavoratori in esubero presso altre aziende del territorio nel corso dei 12 mesi di CIGS;
- la società ha successivamente avviato la procedura per la collocazione in mobilità del personale per un numero pari a 10 unità, di cui 4 con qualifica impiegatizia e 6 con qualifica operaia;
- ai primi di ottobre si sono diffuse notizie circa la volontà dell'azienda di terminare l'attività entro l'anno e di trasferire l'unità produttiva di Quinto ad Airola, in provincia di Benevento;
- nell'incontro sindacale del 14 ottobre 2009 la società ha espresso la volontà di provvedere a richiedere, nei tempi previsti dalla legge, un ulteriore anno di CIGS per i lavoratori già interessati dall'accordo sottoscritto il 12 giugno (fino a quel momento la norma prevedeva il massimo di un anno, ma da agosto 2009 ne prevede due);

tutto ciò premesso, il sottoscritto Consigliere Regionale
chiede alla Giunta Regionale

- di intervenire affinché la ditta Selecta tenga fede a quanto concordato e sottoscritto nell'accordo del 12 giugno, mantenga attiva l'unità produttiva di Quinto e non ne preveda il trasferimento;
- e quali altre azioni intenda intraprendere per scongiurare ulteriori perdite di posti di lavoro nel territorio vicentino.



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DISSERVIZI POSTALI: QUALI INIZIATIVE DELLA REGIONE A DIFESA DEI DIRITTI DEGLI UTENTI VENETI? Stampa E-mail
Interrogazioni
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA
DISSERVIZI POSTALI: QUALI INIZIATIVE DELLA REGIONE A DIFESA DEI DIRITTI DEGLI UTENTI VENETI?
presentata il 4 novembre 2009 dal Consigliere RIZZATO

Considerato che:

- Continuano le segnalazioni di cittadini della nostra Regione relative a disservizi postali; giorni e giorni di ritardo per la consegna non solo della posta ordinaria ma anche di quella prioritaria.
- I disservizi riguardano tutte le Province del Veneto, e sono segnalati costantemente anche nel Vicentino in ogni parte del territorio e particolarmente nel capoluogo e in tutti Comuni contermini.
- Gli uffici postali non sono in grado di fornire ai cittadini alcuna risposta circa il mancato recapito della corrispondenza nel totale silenzio dei Responsabili di Poste Italiane.
- Viene praticato da Poste Italiane un turn-over degli incaricati ai limiti dello sfruttamento, con personale sottopagato in relazione ad un orario di servizio molto più ampio di quello previsto dai contratti di incarico e senza fornire alcuna formazione al personale assunto con contratti a tempo determinato per novanta giorni;
- In molti Comuni del Vicentino la posta viene recapitata con ritardi inaccettabili e addirittura non viene nemmeno recapitata, oppure viene consegnata a destinatari diversi e sbagliati proprio perché gli incaricati non sono nemmeno istruiti sulla ubicazione delle famiglie, aziende e/o destinatari vari residenti nel territorio.

Il sottoscritto Consigliere Regionale
interroga la Giunta Regionale
per sapere

- quali azioni intende intraprendere nei confronti di Poste Italiane per il ripristino della funzionalità del servizio postale, che nel passaggio dal pubblico al privato con Poste Italiane Spa ha avuto un peggioramento tale da rendere pressoché inutile utilizzare gli Uffici di Poste Italiane Spa per la libera circolazione della corrispondenza sia essa di carattere privato, commerciale o altro.



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