L'ospedale unico dell'Alto Vicentino ha aperto i battenti, ma i conti già non tornano

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Mia intervista rilasciata nel 2012
L'ospedale unico dell'Alto Vicentino ha aperto i battenti, ma i conti già non tornano

Di Andrea Genito - Martedi 3 Aprile 2012 alle 10:46

 

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Da VicenzaPiù n. 231

Claudio Rizzato: "si rischia un salasso economico per la sanità veneta ed i vantaggi sono solo per i privati". Circa 150.000 Euro di costi di costruzione, una superficie edificata di 68.000 metri quadrati con 400 posti letto, che servirà 32 Comuni per un bacino di oltre 190.000 utenti potenziali, con servizi di qualità ed alta tecnologia e 1800 posti auto nell'area di pertinenza di 86.000 mq.

Questi i numeri principali del nuovo polo unico dell'Altovicentino, un'ospedale modernissimo e consegnato addirittura in anticipo rispetto ai tempi previsti, rarità assoluta per i tempi della pubblica amministrazione. Piccoli imprevisti iniziali a parte (la rottura dell'impianto idraulico di alimentazione nella prima settimana di utilizzo, ndr), qualche ombra comunque resta, legata soprattutto ad aspetti contabili rilevati a bocce ferme da chi in Regione Veneto si occupava di verificare l'attuabilità di un progetto tanto ambizioso. Claudio Rizzato, ex Consigliere Pd nella commissione sanità fino all'ultima legislatura, le sue perplessità le ha sempre messe nero su bianco e, a lavori ultimati e con quasi tutti i reparti oramai trasferiti a Santorso, lancia l'allarme sui costi a carico di Ulss 4 e Regione, ma soprattutto su alcune criticità legate al contratto di project-financing stipulato col pool di aziende private che gestiranno il nuovo nosocomio per un quarto di secolo da oggi.

"Un anno e mezzo fa la V Commissione regionale, dopo le audizioni dei Direttori Generali delle Uss nelle quali è in corso la costruzione di nuovi ospedali con il project financing (tra cui Castelfranco e Mestre, ndr), ha finalmente preso atto, ma si potrebbe dire che cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, del fatto che la finanza di progetto è vantaggiosa certamente, ma per i privati costruttori e non esattamente per la sanità. Infatti, come predicavo dal 2002, si è constatato che gli oneri a carico del bilancio delle Ulss per pagare l'investimento dei privati sono fortemente penalizzanti e tali da sottrarre risorse ingenti alla sanità e al sociale. Quando ero anch'io in Commissione Sanità del Consiglio regionale, nei dibattiti pubblici e sulla stampa, ho sempre fatto presente che costruire ospedali con la finanza di progetto era profittevole e produttivo per i privati, che legittimente fanno i loro conti per realizzare utili. Chi si è invece astenuta dal fare gli interessi dei cittadini è stata invece la Giunta regionale, che non doveva consegnare a cordate di interessi la ‘guida' degli investimenti in sanità. Una decina d'anni fa il sottoscritto e la collega Margherita Miotto abbiamo organizzato affollatissimi incontri pubblici per contrastare il primo project financing per la ristrutturazione degli ospedali di Castelfranco-Montebelluna, dicendo allora le stesse cose che diciamo oggi e delle quali a distanza di anni la V Commissione ha dovuto ammettere la fondatezza. Nell'Altovicentino la scelta di costruire un ospedale nuovo, cancellando il piano di investimenti deciso dall'Ulss pochi mesi prima per il Boldrini e il De Lellis, è stata imposta dalla Giunta Regionale e questa decisione costerà cara a tutta la sanità vicentina e veneta.
Lei pensa che con gli scenari attuali, cioè con l'accentuarsi della crisi economica e di quella politica, la Regione avrebbe fatto la stessa scelta di pianificare un nuovo polo a Santorso?
Sicuramente no, alla luce proprio dei costi previsti per l'ospedale all'Angelo di Mestre, di Castelfranco-Montebelluna e, appunto, di Santorso. Ma siccome quei costi erano quantificabili anche allora, è stata una grave dimostrazione di irresponsabilità l'aver voluto procedere ugualmente con il Project financing. La Giunta Regionale ora corre ai ripari per ridurre i costi a carico delle Ulss interessate, addossandoli a tutte le altre Ulss. Infatti le risorse per rimborsare l'Ulss 12 di parte dei costi sostenuti per l'ospedale all'Angelo e l'Ulss 8 di quelli degli ospedali di Caltelfranco-Montebelluna sono state sottratte al fondo sanitario regionale che finanzia le Ulss del Veneto. Si farà così anche per Santorso?
Lei ha sempre messo in guardia sull'impatto dei costi futuri, per le casse pubbliche, di questa sinergia coi privati. A preoccupare di più sono l'Iva (20% e indetraibile) o le forti penali in caso di ritardo dei pagamenti del canone mensile, non improbabili viste le abitudini degli Enti pubblici? Come si può vigilare e, magari, modificare il contratto di concessione?
A preoccupare sono tanti altri aspetti, oltre a quelli citati. E' evidente che per la costruzione dell' ospedale di Santorso l'Ulss paga ai costruttori, per il capitale da loro investito, un interesse di molto superiore a quello che pagherebbe se avesse contratto un mutuo per avere la somma investita dai privati (78 milioni e 970.000 euro, Iva compresa, ndr). Inoltre paga il cosidetto canone di disponibilità, cioè un affitto ai privati costruttori... per poter utilizzare l'Ospedale di Santorso, che teoricamente dovrebbe essere di tutti i cittadini e quindi pubblico. Il canone di disponibilità è di 5,4 milioni di euro all'anno per 24 anni: totale 129 milioni e 600.000 euro. Il canone complessivo che l'Ulss 4 paga ogni anno per 24 anni, che comprende anche l'appalto ai costruttori di servizi ausiliari come pulizie, mense, parcheggi è di 30,972 milioni di euro, Iva inclusa). A preoccupare è anche il fatto che nel contratto del project non c'è una clausola di riscatto a favore dell'Ulss, che quindi, anche se volesse, non potrebbe diventare proprietaria dell'Ospedale in quel lasso di tempo, cosa che conti alla mano sarebbe assai più conveniente.
Nel 2003, una volta abbandonata dall'Ulss 4 la strada del potenziamento di Boldrini e S.Camillo, Lei chiese almeno la comparazione dei costi da sostenere con il project-financing, il mantenimento dei posti letto ed investimenti in risorse e personale per migliorare assistenza, riabilitazione e prevenzione sanitaria. I suoi primi due "desiderata" sono stati disattesi, è pessimista anche sul rispetto delle altre condizioni poste?
I posti letto dell'ospedale di Santorso sono circa 400, rispetto ai 520 dei due ospedali dismessi di Schio e Thiene. Per l'Ulss 4 questo significa una ulteriore riduzione, in aggiunta a quella subita con la riorganizzazione ospedaliera del 2002. A Santorso si prevede addirittura una riduzione dei parametri Personale/Pazienti , il che significa meno personale infermieristico. La riduzione dei posti letto per acuti dovrebbe essere accompagnata dalla trasformazione dei medesimi in posti letto di lungodegenza e riabilitazione (cioè in posti letto di ospedali di Comunità), ma su questa trasformazione, che ridarrebbe alle comunità dell'Alto Vicentino il ‘maltolto', non c'è alcuna certezza e nemmeno sull'utilizzo quali ospedali di comunità degli ospedali di Schio e Thiene c'è una indicazione chiara. A questo punto la battaglia da fare deve avere come obiettivo fondamentale la garanzia delle risorse da investire nel territorio, affinchè non siano tutte prosciugate dal nuovo ospedale.
La conferenza dei sindaci dellA'lto. Vicentino reclama da tempo un serio piano sanitario territoriale, per coordinare le strutture attorno all'iceberg di Santorso. Le pare che ci sia un disegno concreto in tal senso, da parte della Direzione Ulss 4?
L'Ulss ha presentato un piano concreto , importante e adeguato per i servizi nel territorio che la Conferenza dei Sindaci ha approvato e del quale vuole l'attuazione nell'interesse dei cittadini. Il problema è appunto che non siamo certi che, dopo aver pagato i costi del project già indicati, rimangano risorse sufficienti per la sanità territoriale e soprattutto per i servizi sociali. Io ho seri dubbi in proposito.
Quale può essere il futuro dei vecchi nosocomi di Schio e Thiene. Sul primo il Direttore Generale dell'Ulss 4, Ermanno Angonese, ha recentemente dichiarato che interessano un terzo dei volumi, il sindaco thienese Busetti addirittura non si opporrebbe alla demolizione dell'altra struttura, che ha secoli di storia. Ci sono alternative percorribili?
Io penso che nei nosocomi al De Lellis ed al Boldrini, patrimoni delle comunità dell'Altovicentino, debbano continuare ad essere svolti servizi sanitari e sociali ed in ogni caso attività di lungodegenza. Intendo ospedali di comunità, cioè strutture intermedie per dare una risposta ai bisogni di continuità assistenziale dei pazienti che escano dall'ospedale per acuti di Santorso e che non possono essere assistiti dalle loro famiglie. Questo aveva chiesto il 30/12/2003 la Conferenza dei Sindaci dell'Ulss 4 nelle famose 7 condizioni per dire si al nuovo ospedale. Non mi pare che ci sia la volontà di rispettare quello che avevano chiesto i Sindaci, i quali a loro volta avrebbero dovuto essere più accorti allora e valutare approfonditamente le conseguenze per la sanità della scelta che stavano avallando.
I Ds prima e poi il Pd, ma in generale il centrosinistra, hanno realmente supportato le battaglie del Consigliere Regionale Claudio Rizzato per una gestione sanitaria sostenibile o ci sono stati troppi tentennamenti per poter realmente creare un'alternativa?
Personalmente ho trovato molta sintonia con la Cgil provinciale e regionale. E' stato l'unico sindacato che ha promosso convegni ed ha avuto prese di posizione pubbliche per evidenziare gli svantaggi e il pericolo della privatizzazione delle strutture ospedaliere insito nel project financing. Pure il Gruppo Consiliare dei DS in Consiglio regionale ha preso posizione e comunque debbo dire che ha sostenuto le mie battaglie. Con il Capogruppo del PD nella precedente legislatura, Gallo, abbiamo poi condiviso prese di posizione e dibattiti pubblici contro il project financing in sanità, fino a scrivere un articolo nel progetto di piano socio-sanitario che abbiamo presentato nel 2009, progetto che argina fortemente il ricorso al project per costruire strutture sanitarie o sociali, perchè se ne può fare a meno.
Ora la querelle, almeno a livello mediatico, sembra però essersi solo spostata sul nome da assegnare all'Ospedale unico.
La questione del nome non è certamente la più importante che riguarda l'ospedale di Santorso. E' indispensabile vigilare e seguire tutte le fasi dell'avvio dell'ospedale, dello sviluppo dei servizi nel territorio, della sostenibilità della sanità nell'Ulss 4 e soprattutto garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini e risposte efficienti ai bisogni di salute della pololazione. E' una battaglia dura, che richiede coraggio e cambiamenti profondi anche nell'attuale configurazione delle Ulss che nel vicentino non possono restare come sono attualmente, sia nel numero che nei confini.

Pd, va al voto meno della metà E in città si afferma Zingaretti

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IL CONGRESSO. A livello provinciale la conta nei circoli segnala un testa a testa con Martina
Pd, va al voto meno della metà E in città si afferma Zingaretti
Formisano: «Non ci nascondiamo Viviamo un momento di difficoltà»
RO.LA.
Nicola Zingaretti ha vinto la sfida nel capoluogo berico
Maurizio Martina domenica a Torri di Quartesolo. COLORFOTO ARTIGIANA

A Vicenza il Partito democratico sceglie Nicola Zingaretti. Ma a votare va meno della metà degli iscritti. Quelli che lo hanno fatto però, che sono 135 su 300, hanno dato un'indicazione chiara e in questa corsa per la segreteria nazionale il 53,3 per cento di loro punta proprio su Zingaretti. Se a livello provinciale ci si avvia a chiudere le ultime convenzioni di circolo, in programma per stasera, con un testa a testa tra il governatore del Lazio e l'ex segretario Maurizio Martina, in città è andata diversamente. Visto che ieri l'altro il pallottoliere ha fissato questo risultato: 72 voti per Zingaretti, 40 per Martina, 12 per Roberto Giachetti, cinque ciascuno per Francesco Boccia e Dario Corallo, uno per Maria Saladino. Tirando le somme di queste pre-primarie, che hanno coinvolto i sette circoli della città, con l'aggiunta di Arcugnano, il risultato è dunque che Zingaretti ha vinto in sei circoli, pareggiato in uno e perso al circolo 6. Il rito di questo passaggio congressuale riservato agli iscritti si è consumato lunedì sera nella sede dei dem di viale dell'Oreficeria: prima è andata in scena la presentazione delle mozioni - quella di Zingaretti è stata sintetizzata dall'ex sindaco Achille Variati, quella di Martina dalla senatrice Daniela Sbrollini, quella di Giachetti da Franco Zanella, quella di Boccia da Giacomo Bez, quella di Corallo da Simone Dato, nessuno per Saladino - poi si è passati al momento del voto. Con l'affluenza che si ferma sotto il 50 per cento, al 45 per cento per la precisione. Il segretario cittadino Federico Formisano vede tuttavia il bicchiere mezzo pieno: «Stiamo vivendo un momento particolare, difficile e non ci nascondiamo dietro un dito. Ma qui a Vicenza, guardando anche alla partecipazione di un anno fa al congresso cittadino, mi pare ci sia una piccola ripresa. È stato un momento di confronto interno utile e interessante. E che si è svolto in un clima sereno, in modo molto corretto. Anche se, per quanto mi riguarda, non vedo l'ora che arrivi marzo: il partito ha bisogno di costruire delle proposte e di avere una guida». E al Pd di Vicenza, visti i risultati, non dispiacerebbe se la guida fosse Zingaretti. A lanciargli la volata, ad influire sull'esito dell'altro giorno, ci sono alcuni nomi che contano: Variati, ma anche il segretario cittadino Formisano, oltre che quella provinciale Chiara Luisetto, l'ex consigliere Giacomo Possamai e poi l'ala progressista di Gianni Rolando. E in città alla fine a convincere è stata questa proposta. Ma nulla è scontato e la partita che conta si giocherà il 3 marzo: quando tutto verrà rimesso in discussione. Se in questa fase infatti a votare sono solo gli iscritti, a marzo potranno votare tutti ed è lì che si deciderà chi sarà il nuovo segretario nazionale del partito. Segretario che tra l'altro si ritroverà a dover gestire subito la partita delle liste per elezioni europee. «Per la candidature europee - propone Rolando - vanno fatte le primarie: deve decidere il territorio, non la segreteria nazionale, visto che queste sono elezioni in cui ci sono le preferenze da raccogliere e non vanno garantiti sempre i soliti nomi, in pista anche se perdenti». Ma questo lo si vedrà, dopo. Dopo, cioè, il 3 marzo, quando - a congresso terminato - sarà il momento delle decisioni vere.

 

 

Il Giornale di Vicenza, Mercoledì 23 Gennaio 2019

Pd vicentino in controtendenza Zingaretti conduce di un punto

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POLITICA. L'affluenza delle pre-primarie al momento non decolla e si ferma al 46,3 per cento
Pd vicentino in controtendenza Zingaretti conduce di un punto
Al momento si sono espressi 22 circoli su 79: Martina resta in corsa
Roberta Labruna
Nicola Zingaretti

Da queste parti Nicola Zingaretti non può esultare. Visto che, almeno fino a questo momento, nella sfida per la segreteria del Pd è testa a testa tra lui e Maurizio Martina. Se dal resto d'Italia arrivano percentuali tutte a favore del governatore del Lazio, nelle pre-primarie che si stanno tenendo nei circoli dem del Vicentino l'andamento è in netta controtendenza. Certo, il percorso è ancora agli inizi e il pallottoliere viene aggiornato di giorno in giorno perché in questa prima fase del congresso nazionale, iniziata ad inizio settimana e riservata ai 2 mila tesserati, si esprimono i circoli e quelli che lo hanno già fatto sono 22 su 79. Troppo pochi per fare un bilancio più o meno definitivo, ma sufficienti per indicare una tendenza basata sui primi numeri reali, al di là dei sondaggi. Numeri che dicono cosa? Dicono, ad esempio, che l'affluenza non è affatto alta e si attesta al 46,3 per cento. E soprattutto dicono che per ora Martina e Zingaretti viaggiano appaiati. Se nel marzo del 2017 Matteo Renzi volò al 68 per cento, lasciando gli sfidanti fermi al palo, oggi il quadro è diverso. Con l'ex segretario Martina che tallona Zingaretti: 97 voti per il primo e 98 per il secondo. Al terzo posto si piazza il renziano Roberto Giachetti, che a livello nazionale porta a casa a sorpresa un ottimo 13 per cento, con 29 preferenze. Una preferenza a testa per Maria Saladino e Dario Corallo, zero per Francesco Boccia. Nel Vicentino, dunque, a differenza della situazione nazionale, la partita non vede prevalere nessuno. A pesare a favore di Martina, che fino a poco tempo fa a questa latitudini non aveva grandi sostegni, è un aspetto in particolare: dopo il ritiro dell'ex ministro dell'Interno Marco Minniti molti di coloro che lo appoggiavano hanno deciso di spostarsi proprio su Martina. È il caso, ad esempio, dell'unica parlamentare del partito, Daniela Sbrollini. Tra il drappello di sostenitori di Martina ci sono anche il consigliere regionale Stefano Fracasso, il renziano Claudio Rizzato, l'ex segretario cittadino Enrico Peroni, il segretario dei Giovani democratici Enrico Grandi. Mentre in campo per Zingaretti ci sono tra gli altri l'ex sindaco Achille Variati, la segretaria provinciale Chiara Luisetto, quello del capoluogo Fedrico Formisano. I voti nei circoli si chiuderanno il 23 gennaio e lunedì prossimo voteranno quelli della città. La partita, quella vera, si giocherà il 3 marzo: giorno delle primarie aperte a tutti. Sarà lì la sfida decisiva. Con un rischio molto concreto: che nessuno dei candidati raggiunga il 50 per cento più uno dei voti e che il nome del nuovo segretario nazionale non esca dalle urne ma dalle decisioni dell'assemblea. «Un pericolo mortale», per dirla con Achille Variati. Il sottotesto è che uno scenario di questo tipo porterebbe a un segretario delegittimato già in partenza e alla riproposizione in vista dell'assemblea e dopo di giochi di "spartizione". «Questa per noi è l'ultima chiamata: se tutto si riduce in assemblea questo partito non avrà più nulla da dire», è il pensiero dell'ex sindaco. E dentro il partito la pensano un po' tutti come lui. E fanno gli scongiuri.

 

Il Giornale di Vicenza, Giovedì 17 Gennaio 2019

PRIMARIE VICENZA - Pd, nodo segreteria Il partito diviso a metà

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VERSO IL CONGRESSO. Le primarie del 3 marzo si prospettano decisive
Pd, nodo segreteria Il partito diviso a metà
I big si polarizzano attorno a Martina e Zingaretti

Il gazebo del Pd allestito ieri in centro per protestare contro la manovra finanziaria varata dal governo
I primi due circoli, sugli ottanta presenti in provincia di Vicenza, hanno votato ieri. Troppo presto per poter già indicare una tendenza. Tra i big del Partito democratico, invece, la conta congressuale dice già una cosa: che in questa corsa per la segreteria il partito si divide a metà. E se fino a pochissimo tempo fa a queste latitudini Maurizio Martina era fermo al palo, adesso l'ex segretario se la gioca. Visto che una parte di coloro che sostenevano l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, ritiratosi a sorpresa dalla partita, si sono spostati proprio su Martina. Ad esempio la senatrice Daniela Sbrollini (ieri in centro al gazebo del Pd sulla manovra finanziaria). Con un paio di incognite: il capogruppo dem a palazzo Trissino Otello Dalla Rosa e il consigliere regionale Alessandra Moretti, entrambi a favore di Minniti, non hanno sciolto le riserve e ancora non hanno deciso per chi votare alle primarie previste per il 3 marzo.Tutti viaggiano dunque in ordine sparso e stavolta, complice anche il fatto che non si vota per la segreteria cittadina e nemmeno per quella provinciale, ci si muove fuori dai confini che delineano le correnti classiche all'interno del partito. I renziani, ad esempio, non hanno scelto un unico candidato: se Claudio Rizzato punta su Martina, l'ex sindaco di Torri Diego Marchioro sceglie il renzianissimo Roberto Giachetti, che rispetto allo stesso Martina e al governatore del Lazio Nicola Zingaretti nel Vicentino non ha truppe numerose. Anche il fronte ex lettiano in questo caso ha fatto scelte diverse, visto che il capogruppo regionale Stefano Fracasso guarda a Martina, mentre l'ex deputato Federico Ginato e la segretaria provinciale Chiara Luisetto sostengono Zingaretti. L'ex segretario cittadino Enrico Peroni è orientato verso Martina e come lui il segretario dei Giovani democratici Enrico Grandi. Con Zingaretti sta però anche l'ala progressista del consigliere Gianni Rolando e pure il segretario cittadino Federico Formisano. E per lui c'è in campo anche un pezzo da novanta, che è l'ex sindaco Achille Variati. Ora bisognerà vedere come voteranno i 1.553 iscritti del territorio vicentino in questa prima fase, che in politichese è quella delle "convenzioni di circolo" e che si chiuderà il prossimo 23 gennaio. Ma la partita vera si giocherà con le primarie aperte in programma per il 3 marzo. Solo quel giorno sarà possibile capire chi sarà il segretario. Sempre che uno dei candidati raggiunga la soglia del 50 per cento più uno. In caso contrario tutto sarà nelle mani dell'assemblea.
RO.LA.

Il Giornale di Vicenza, Domenica 13 Gennaio 2019

Minniti-Zingaretti La contesa divide i dem del Vicentino

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PD VERSO IL CONGRESSO. I sostenitori dei candidati alla segreteria

Minniti-Zingaretti La contesa divide

i dem del Vicentino L'ex ministro raccoglie ora i consensi di Sbrollini, Moretti e Rizzato, il governatore del Lazio quelli di Variati, Rolando, Luisetto, Formisano e Ginato
 
di Roberta Labruna
Si profilano gli schieramenti verso il congresso del Pd di marzo

Il Partito democratico è diviso a metà, tra Nicola Zingaretti e Marco Minniti. Non sfonda invece, per ora, Maurizio Martina. Se un paio d'anni fa capire il "chi sta con chi" si era rivelato un esercizio assai facile, dal momento che tra gli eletti vicentini la conta congressuale era tutta a favore di Matteo Renzi, oggi il quadro in vista delle primarie del 3 marzo è diverso. Visto che i tre candidati principali alla segreteria nazionale, ai quali si aggiungono Cesare Damiano, Francesco Boccia e Dario Corallo, si dividono i consensi. E due di loro, appunto, in particolare. Ma è diverso anche per un altro motivo e cioè perché, complice il fatto che non vanno a rinnovo né la segreteria cittadina né quella provinciale, si esce dai confini delle classiche correnti. PRO MINNITI. La senatrice Daniela Sbrollini, ad esempio, storicamente legata a Dario Franceschini e Piero Fassino, ma vicina anche a Matteo Renzi, ha deciso in base al progetto che più la convince e sosterrà l'ex ministro Minniti. Diversamente, appunto, da Franceschini e Fassino che invece sono in campo per Zingaretti. Guarda a Minniti anche il capogruppo del Pd a palazzo Trissino Otello Dalla Rosa e probabilmente non è ininfluente in questa scelta la simpatia di Carlo Calenda, che Dalla Rosa stima, verso il suo ex compagno di governo. C'è chi ha etichettato Minniti come il candidato di Renzi, ma in verità l'ex premier sembra più interessato ad altro e nei palazzi della politica lo danno intento alla costruzione di un nuovo partito. Ma di certo Renzi guarda decisamente con più favore ad una vittoria di Minniti che di Zingaretti. E pure parte dei renziani locali, anche se in realtà viaggiano in ordine sparso, ad esempio Claudio Rizzato. Così come la consigliera regionale Alessandra Moretti, anche lei tendenza Renzi, che da un po' ha simpatia per l'operato di Minniti e conferma: «Lo sostengo convintamente perché ha una storia autorevole, perché è un candidato che può rappresentare una platea vasta, perché ha le capacità per coniugare due aspetti fondamentali: il bisogno di sicurezza sociale e un partito che sappia rispondere alla richieste dal mondo produttivo». Un partito che oggi si trova al suo minimo storico, dopo il disastroso risultato delle elezioni politiche. «Si doveva andare a congresso prima, sei mesi fa, non ad un anno dalla elezioni. Questo è stato sbagliato, andava fatta subito un'analisi degli errori commessi e si doveva ripartire con una guida autorevole parlando ai cittadini del Paese che abbiamo in mete». Tuttavia per Moretti, nonostante il tempo perso e l'avanzata dei partiti populisti, la possibilità per recuperare uno spazio politico c'è. Si vedrà. Il Pd ci prova con questo congresso. PRO ZINGARETTI. L'altro candidato forte in campo è Zingaretti. Tifa per lui l'ex sindaco di Vicenza Achille Variati: «Sì, guardo con interesse al governatore del Lazio e due cose di lui mi hanno colpito in particolare: che mette al centro il valore della persona e per me che vengo dal mondo cattolico la dignità della persona è primaria, l'altro aspetto che mi convince è che, a differenza di Renzi, lui non dice "faccio tutto io" ma ragiona in squadra». Nelle primarie, però, in queste primarie, Variati vede un rischio. Quello che nessuno raggiunga il 51 per cento dei voti. E considerati i candidati in campo è molto più di un rischio: «Il pericolo mortale è che il segretario non esca dalle primarie ma che venga deciso dall'assemblea». Questo, va da sé, porterebbe ad un segretario delegittimato già in partenza e alla riproposizione in vista dell'assemblea e dopo di giochi di "spartizione". «Il punto è - prosegue Variati - che questa per noi è l'ultima chiamata: se tutto si riduce in assemblea questo partito non avrà più nulla da dire. E invece è importante che diventi una voce alternativa al populismo di Salvini». Con Zingaretti sta anche l'ala progressista del consigliere Gianni Rolando, stanno la segretaria provinciale Chiara Luisetto e quello cittadino Federico Formisano. Ma anche l'ex deputato Federico Ginato. Mentre un altro ex lettiano, il capogruppo regionale del Pd Stefano Fracasso, ancora non ha deciso chi sostenere.PRO MARTINA. Pochissimi, per ora, i sostenitori di Martina a queste latitudini. Un tempo l'ex reggente del Pd aveva messo radici in terra berica, ma tutto è finito quando non ha difeso il suo colonnello vicentino (Ginato) nel momento in cui c'è stata la compilazione delle liste elettorali. Ad oggi pare orientato verso Martina l'ex segretario cittadino Enrico Peroni. Sull'ex ministro all'agricoltura ha virato a livello nazionale anche Matteo Richetti, ex braccio destro di Renzi. Ma qui le truppe per Martina al momento sono decisamente poco affollate. Certo, manca ancora del tempo al giorno della verità, che arriva ad appena due mesi da un appuntamento chiave come le elezioni europee, ma la mappa vicentina è già ben disegnata. Su il sipario.

Il Giornale di Vicenza, Mercoledì 05 Dicembre 2018