L'ospedale unico dell'Alto Vicentino ha aperto i battenti, ma i conti già non tornano

Inserito in Notizie

Mia intervista rilasciata nel 2012
L'ospedale unico dell'Alto Vicentino ha aperto i battenti, ma i conti già non tornano

Di Andrea Genito - Martedi 3 Aprile 2012 alle 10:46

 

ArticleImage

 

Da VicenzaPiù n. 231

Claudio Rizzato: "si rischia un salasso economico per la sanità veneta ed i vantaggi sono solo per i privati". Circa 150.000 Euro di costi di costruzione, una superficie edificata di 68.000 metri quadrati con 400 posti letto, che servirà 32 Comuni per un bacino di oltre 190.000 utenti potenziali, con servizi di qualità ed alta tecnologia e 1800 posti auto nell'area di pertinenza di 86.000 mq.

Questi i numeri principali del nuovo polo unico dell'Altovicentino, un'ospedale modernissimo e consegnato addirittura in anticipo rispetto ai tempi previsti, rarità assoluta per i tempi della pubblica amministrazione. Piccoli imprevisti iniziali a parte (la rottura dell'impianto idraulico di alimentazione nella prima settimana di utilizzo, ndr), qualche ombra comunque resta, legata soprattutto ad aspetti contabili rilevati a bocce ferme da chi in Regione Veneto si occupava di verificare l'attuabilità di un progetto tanto ambizioso. Claudio Rizzato, ex Consigliere Pd nella commissione sanità fino all'ultima legislatura, le sue perplessità le ha sempre messe nero su bianco e, a lavori ultimati e con quasi tutti i reparti oramai trasferiti a Santorso, lancia l'allarme sui costi a carico di Ulss 4 e Regione, ma soprattutto su alcune criticità legate al contratto di project-financing stipulato col pool di aziende private che gestiranno il nuovo nosocomio per un quarto di secolo da oggi.

"Un anno e mezzo fa la V Commissione regionale, dopo le audizioni dei Direttori Generali delle Uss nelle quali è in corso la costruzione di nuovi ospedali con il project financing (tra cui Castelfranco e Mestre, ndr), ha finalmente preso atto, ma si potrebbe dire che cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, del fatto che la finanza di progetto è vantaggiosa certamente, ma per i privati costruttori e non esattamente per la sanità. Infatti, come predicavo dal 2002, si è constatato che gli oneri a carico del bilancio delle Ulss per pagare l'investimento dei privati sono fortemente penalizzanti e tali da sottrarre risorse ingenti alla sanità e al sociale. Quando ero anch'io in Commissione Sanità del Consiglio regionale, nei dibattiti pubblici e sulla stampa, ho sempre fatto presente che costruire ospedali con la finanza di progetto era profittevole e produttivo per i privati, che legittimente fanno i loro conti per realizzare utili. Chi si è invece astenuta dal fare gli interessi dei cittadini è stata invece la Giunta regionale, che non doveva consegnare a cordate di interessi la ‘guida' degli investimenti in sanità. Una decina d'anni fa il sottoscritto e la collega Margherita Miotto abbiamo organizzato affollatissimi incontri pubblici per contrastare il primo project financing per la ristrutturazione degli ospedali di Castelfranco-Montebelluna, dicendo allora le stesse cose che diciamo oggi e delle quali a distanza di anni la V Commissione ha dovuto ammettere la fondatezza. Nell'Altovicentino la scelta di costruire un ospedale nuovo, cancellando il piano di investimenti deciso dall'Ulss pochi mesi prima per il Boldrini e il De Lellis, è stata imposta dalla Giunta Regionale e questa decisione costerà cara a tutta la sanità vicentina e veneta.
Lei pensa che con gli scenari attuali, cioè con l'accentuarsi della crisi economica e di quella politica, la Regione avrebbe fatto la stessa scelta di pianificare un nuovo polo a Santorso?
Sicuramente no, alla luce proprio dei costi previsti per l'ospedale all'Angelo di Mestre, di Castelfranco-Montebelluna e, appunto, di Santorso. Ma siccome quei costi erano quantificabili anche allora, è stata una grave dimostrazione di irresponsabilità l'aver voluto procedere ugualmente con il Project financing. La Giunta Regionale ora corre ai ripari per ridurre i costi a carico delle Ulss interessate, addossandoli a tutte le altre Ulss. Infatti le risorse per rimborsare l'Ulss 12 di parte dei costi sostenuti per l'ospedale all'Angelo e l'Ulss 8 di quelli degli ospedali di Caltelfranco-Montebelluna sono state sottratte al fondo sanitario regionale che finanzia le Ulss del Veneto. Si farà così anche per Santorso?
Lei ha sempre messo in guardia sull'impatto dei costi futuri, per le casse pubbliche, di questa sinergia coi privati. A preoccupare di più sono l'Iva (20% e indetraibile) o le forti penali in caso di ritardo dei pagamenti del canone mensile, non improbabili viste le abitudini degli Enti pubblici? Come si può vigilare e, magari, modificare il contratto di concessione?
A preoccupare sono tanti altri aspetti, oltre a quelli citati. E' evidente che per la costruzione dell' ospedale di Santorso l'Ulss paga ai costruttori, per il capitale da loro investito, un interesse di molto superiore a quello che pagherebbe se avesse contratto un mutuo per avere la somma investita dai privati (78 milioni e 970.000 euro, Iva compresa, ndr). Inoltre paga il cosidetto canone di disponibilità, cioè un affitto ai privati costruttori... per poter utilizzare l'Ospedale di Santorso, che teoricamente dovrebbe essere di tutti i cittadini e quindi pubblico. Il canone di disponibilità è di 5,4 milioni di euro all'anno per 24 anni: totale 129 milioni e 600.000 euro. Il canone complessivo che l'Ulss 4 paga ogni anno per 24 anni, che comprende anche l'appalto ai costruttori di servizi ausiliari come pulizie, mense, parcheggi è di 30,972 milioni di euro, Iva inclusa). A preoccupare è anche il fatto che nel contratto del project non c'è una clausola di riscatto a favore dell'Ulss, che quindi, anche se volesse, non potrebbe diventare proprietaria dell'Ospedale in quel lasso di tempo, cosa che conti alla mano sarebbe assai più conveniente.
Nel 2003, una volta abbandonata dall'Ulss 4 la strada del potenziamento di Boldrini e S.Camillo, Lei chiese almeno la comparazione dei costi da sostenere con il project-financing, il mantenimento dei posti letto ed investimenti in risorse e personale per migliorare assistenza, riabilitazione e prevenzione sanitaria. I suoi primi due "desiderata" sono stati disattesi, è pessimista anche sul rispetto delle altre condizioni poste?
I posti letto dell'ospedale di Santorso sono circa 400, rispetto ai 520 dei due ospedali dismessi di Schio e Thiene. Per l'Ulss 4 questo significa una ulteriore riduzione, in aggiunta a quella subita con la riorganizzazione ospedaliera del 2002. A Santorso si prevede addirittura una riduzione dei parametri Personale/Pazienti , il che significa meno personale infermieristico. La riduzione dei posti letto per acuti dovrebbe essere accompagnata dalla trasformazione dei medesimi in posti letto di lungodegenza e riabilitazione (cioè in posti letto di ospedali di Comunità), ma su questa trasformazione, che ridarrebbe alle comunità dell'Alto Vicentino il ‘maltolto', non c'è alcuna certezza e nemmeno sull'utilizzo quali ospedali di comunità degli ospedali di Schio e Thiene c'è una indicazione chiara. A questo punto la battaglia da fare deve avere come obiettivo fondamentale la garanzia delle risorse da investire nel territorio, affinchè non siano tutte prosciugate dal nuovo ospedale.
La conferenza dei sindaci dellA'lto. Vicentino reclama da tempo un serio piano sanitario territoriale, per coordinare le strutture attorno all'iceberg di Santorso. Le pare che ci sia un disegno concreto in tal senso, da parte della Direzione Ulss 4?
L'Ulss ha presentato un piano concreto , importante e adeguato per i servizi nel territorio che la Conferenza dei Sindaci ha approvato e del quale vuole l'attuazione nell'interesse dei cittadini. Il problema è appunto che non siamo certi che, dopo aver pagato i costi del project già indicati, rimangano risorse sufficienti per la sanità territoriale e soprattutto per i servizi sociali. Io ho seri dubbi in proposito.
Quale può essere il futuro dei vecchi nosocomi di Schio e Thiene. Sul primo il Direttore Generale dell'Ulss 4, Ermanno Angonese, ha recentemente dichiarato che interessano un terzo dei volumi, il sindaco thienese Busetti addirittura non si opporrebbe alla demolizione dell'altra struttura, che ha secoli di storia. Ci sono alternative percorribili?
Io penso che nei nosocomi al De Lellis ed al Boldrini, patrimoni delle comunità dell'Altovicentino, debbano continuare ad essere svolti servizi sanitari e sociali ed in ogni caso attività di lungodegenza. Intendo ospedali di comunità, cioè strutture intermedie per dare una risposta ai bisogni di continuità assistenziale dei pazienti che escano dall'ospedale per acuti di Santorso e che non possono essere assistiti dalle loro famiglie. Questo aveva chiesto il 30/12/2003 la Conferenza dei Sindaci dell'Ulss 4 nelle famose 7 condizioni per dire si al nuovo ospedale. Non mi pare che ci sia la volontà di rispettare quello che avevano chiesto i Sindaci, i quali a loro volta avrebbero dovuto essere più accorti allora e valutare approfonditamente le conseguenze per la sanità della scelta che stavano avallando.
I Ds prima e poi il Pd, ma in generale il centrosinistra, hanno realmente supportato le battaglie del Consigliere Regionale Claudio Rizzato per una gestione sanitaria sostenibile o ci sono stati troppi tentennamenti per poter realmente creare un'alternativa?
Personalmente ho trovato molta sintonia con la Cgil provinciale e regionale. E' stato l'unico sindacato che ha promosso convegni ed ha avuto prese di posizione pubbliche per evidenziare gli svantaggi e il pericolo della privatizzazione delle strutture ospedaliere insito nel project financing. Pure il Gruppo Consiliare dei DS in Consiglio regionale ha preso posizione e comunque debbo dire che ha sostenuto le mie battaglie. Con il Capogruppo del PD nella precedente legislatura, Gallo, abbiamo poi condiviso prese di posizione e dibattiti pubblici contro il project financing in sanità, fino a scrivere un articolo nel progetto di piano socio-sanitario che abbiamo presentato nel 2009, progetto che argina fortemente il ricorso al project per costruire strutture sanitarie o sociali, perchè se ne può fare a meno.
Ora la querelle, almeno a livello mediatico, sembra però essersi solo spostata sul nome da assegnare all'Ospedale unico.
La questione del nome non è certamente la più importante che riguarda l'ospedale di Santorso. E' indispensabile vigilare e seguire tutte le fasi dell'avvio dell'ospedale, dello sviluppo dei servizi nel territorio, della sostenibilità della sanità nell'Ulss 4 e soprattutto garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini e risposte efficienti ai bisogni di salute della pololazione. E' una battaglia dura, che richiede coraggio e cambiamenti profondi anche nell'attuale configurazione delle Ulss che nel vicentino non possono restare come sono attualmente, sia nel numero che nei confini.