SOSTENGO DAL ´98 LE STESSE IDEE DI RENZI

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SOSTENGO DAL ´98 LE STESSE IDEE DI RENZI

di CLAUDIO RIZZATO

La proposta del governo Renzi di trasformare il Senato nella Camera delle Autonomie composta da rappresentanti delle Regioni e dei Comuni è coerente con la nostra Costituzione che ha un impianto autonomista con il riconoscimento delle autonomie locali, e regionalista.
L´impianto costituzionale prevede l´esistenza delle Regioni a Statuto speciale i cui privilegi si possono ridimensionare con l´imposizione dei costi standard, in particolare alla Sicilia, non chiedendo la specialità per altre regioni, proposta che lascia il tempo che trova e non è realizzabile: se ogni regione pretendesse di trattenere tutte le imposte accertate e pagate nel suo territorio ( stringi stringi è questa la motivazione della specialità) il bilancio nazionale salterebbe e la richiesta di specialità esulerebbe dall´impianto costituzionale, oltre ad essere in contrasto con lo spirito federalista che anima le Costituzioni dei Paesi autenticamente federali ( Stati Uniti, Germania ecc).
Appropriata è nella proposta Renzi la rappresentanza paritaria delle regioni nella Camera delle Autonomie come avviene per esempio negli Stati Uniti il cui Senato è composto da 2 rappresentanti per ognuno dei 50 Stati, a prescindere dalla popolazione. La presenza dei Sindaci rafforza le Autonomie locali secondo lo spirito dell´articolo 5 della Costituzione che valorizza e riconosce le autonomie esistenti ben prima della Carta del 1948 (l´Italia dei Comuni).
In questa direzione va pure la soppressione delle Province come enti politico-istituzionali rappresentativi e l´unione e fusione dei Comuni (sostengo queste riforme dal 1998).
Riguardo alla riforma del titolo quinto ( regioni e autonomie locali) è positiva la soppressione della legislazione concorrente tra Stato e Regioni( fonte di interminabili contenziosi) e l´introduzione di una clausola generale di supremazia della legge dello Stato simile a quella prevista nel modello federale tedesco e in quasi tutti gli Stati federali: è evidente che questa clausola è decisiva per correggere forme di autonomia come quella siciliana che spesso sconfinano nella violazione delle leggi dello Stato a cui invece tutte le altre regioni devono attenersi( soprattutto in materia finanziaria e di rispetto di vincoli sovranazionali).
Si può discutere sulla soppressione dell´articolo 116 ( forme e condizioni particolari di autonomia), soprattutto sul fatto se esso sia ancora attuale alla luce dei vincoli finanziari europei che si abbattono sul bilancio nazionale( e regionale). Da sottolineare che non è mai stato attuato.
Positiva è la conferma del potere in capo al Parlamento di stabilire i livelli essenziali dei diritti sociali e civili in modo uniforme su l territorio regionale, il che scongiura velleità di stabilire discriminazioni tra cittadini appartenenti a regioni diverse per quanto riguarda l´esigibilità di diritti fondamentali.
Non sono solo queste le riforme che il governo Renzi sta portando avanti, certamente sono decisive quelle nel campo economico, del lavoro e della riduzione del carico fiscale a lavoratori e imprese. Riforme che affrontano la crisi in Italia e nel Veneto e che propongono soluzioni ora non alle calende greche o attraverso scorciatoie antistoriche e contrastanti con la funzione nazionale che il Veneto ha sempre avuto.

Il Giornale di Vicenza, mercoledì 09 aprile 2014 – Altra – Pagina 11

Quando c'era Berlinguer

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al Cinema Odeon di Vicenza è in programma il film-documentario: "Quando c'era Berlinguer"

venerdi, sabato e domenica 28, 29 e 30 Marzo
alle ore
15.30, 17.45, 20, 22.10

Inutile sottolineare l'importanza politica, storica ed etica di una delle più grandi figure del nostro tempo che ancora oggi ricordiamo con affetto.


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Titolo originale:  Quando c'era Berlinguer
Nazione:  Italia
Anno:  2014
Genere:  Documentario
Durata:   
Regia:  Walter Veltroni
Sito ufficiale:   

 
Cast:  Giorgio Napolitano, Richard Gardner, Alberto Menichelli, Emanuele Macaluso, Alberto Franceschini, Eugenio Scalfari
Produzione:   
Distribuzione:  Bim Distribuzione
Data di uscita:  27 Marzo 2014 (cinema)

Trama:
Quando c’era Berlinguer non è una biografia completa, non è compito di un film. E’ il racconto del modo in cui l’opera di Berlinguer è stata vissuta da un ragazzo di allora che non veniva da una famiglia comunista ma che guardava con grande interesse e suggestione al lavoro coraggioso di un uomo che guidava un Partito Comunista verso approdi inimmaginabili in termini di novità politiche e culturali e di consenso popolare. E’il racconto della solitudine di Berlinguer e dei suoi successi, in una chiave narrativa che ha cercato di saldare i ricordi personali dell’autore con i ricordi dei protagonisti del tempo.

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Da L'Internazionale del 26 Marzo 2014

http://www.internazionale.it/news/italia/2014/03/26/quando-cera-berlinguer/

Il 27 marzo esce al cinema il film di Walter Veltroni, ex segretario del Partito democratico, dedicato a Enrico Berlinguer, il segretario del Partito comunista italiano morto l’11 giugno del 1984 dopo un ictus che lo aveva colpito quattro giorni prima durante un comizio a Padova.

Schivo e timido, Berlinguer è stato un leader molto amato. Sotto la sua guida il Pci riuscì a conquistare il 34,4 per cento dei voti, nelle elezioni del 1976, il massimo mai raggiunto in Italia dai comunisti. Al suo funerale in piazza San Giovanni a Roma partecipò un milione di persone, tra cui i leader dei partiti comunisti di tutto il mondo, ma anche molti che non erano comunisti, come il segretario del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante.

L’uomo della rottura. Nel 1977 a Mosca Berlinguer pronunciò un discorso storico, per il 60° anniversario della rivoluzione d’ottobre, che viene ricordato come lo "strappo" dall’Unione sovietica. "L’esperienza compiuta", disse Berlinguer, "ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno su cui l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma anche il valore storicamente universale sul quale fondare una società socialista". Anni dopo Michail Gorbaciov, che era presente al discorso di Berlinguer, disse che le parole del leader italiano l’avevano molto colpito.  

Berlinguer è anche l’uomo del dialogo con la Democrazia cristiana di Aldo Moro, il cosiddetto compromesso storico. Dal 1973 al 1979 Berlinguer, facendo tesoro della tragica esperienza di Salvador Allende in Cile, cercò di creare i presupposti di un governo con la Dc, convinto che le forze comuniste e socialiste potessero allearsi con quelle cristiane e democratiche per realizzare una profonda riforma dello stato. Il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro contribuirono nel 1978 alla fine di questo progetto.

In quegli anni Berlinguer fu contestato dai gruppi dell’estrema sinistra e dal movimento studentesco, che ne criticavano l’avvicinamento alla Dc e la difesa della democrazia di stampo liberale.

Il film di Veltroni. Walter Veltroni ha chiesto ai ragazzi di oggi se ricordano chi sia stato Enrico Berlinguer, e quasi nessuno degli intervistati ha dato una risposta convincente. "Un commissario", dice qualcuno. "Non l’ho mai studiato, è colpa del sistema scolastico", dice un altro. Il film dedicato al segretario del Pci comincia così. È una biografia che racconta soprattutto quello che Berlinguer rappresentava per un ragazzo, un giovane militante, che non veniva da una famiglia comunista e aderiva con speranza alla "diversità" della linea politica incarnata dal leader.

Veltroni intervista testimoni come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Roberto Benigni e i figli di Berlinguer, Bianca e Marco. Ma anche i ragazzi di allora come Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Il regista è sempre presente come voce fuori campo. Il documentario è ricco di materiale d’archivio come filmati dei comizi e delle tribune politiche.

La conclusione del film è amara ed è affidata alle parole di Aldo Tortorella, ex dirigente del Pci, che rivolgendosi a Veltroni dice: "Dopo la morte di Berlinguer nominammo un segretario provvisorio e avevamo sperato che sareste stati voi a proseguire il cammino di Enrico".

Chiuppano - I Padroni del Veneto

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I PADRONI DEL VENETO
storia di vent'anni di politica veneta e dei suoi "affari"

con:

Renzo Mazzaro
Giornalista e autore del libro

Claudio Rizzato
ex consigliere regionale

Diego Retis
Videoreporter

28 Gennaio 2014 - Ore 20:30
Casa Colere - Chiuppano (VI)

Ingresso gratuito. Per informazioni scrivere a:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Evento organizzato da:
Circolo PD di
Carré/Chiuppano

 

SANITÀ «Giusta l´idea di rinegoziare i project financing»

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SANITÀ «Giusta l´idea di rinegoziare i project financing»

La proposta del Presidente della Regione Zaia di rinegoziare i project financing in sanità deve essere accolta con favore e messa in pratica. Personalmente fin dal primo progetto di finanza in sanità (nel 2002 la ristrutturazione degli ospedali di Castelfranco e Montebelluna) e poi sui progetti dell´Ospedale all´Angelo di Mestre e dell´Ospedale di Santorso ho combattuto contro una modalità di costruire ospedali che ha costituito e costituisce fonte di affari e laute remunerazioni per il privato e drenaggio di risorse della sanità pubblica che sono sottratte alle cure e all´assistenza dei malati. I project di quegli Ospedali sono stati voluti dalle Ulss rispettive e dai Sindaci del territorio nonostante fossero tutti stati allarmati sulle conseguenze devastanti degli interventi sulla finanza pubblica.
Ora il Presidente Zaia prende il coro per le corna e svela (come avevo innumerevoli volte denunciato) il punto negativo centrale dei project ( al di là degli aspetti riguardanti la programmazione regionale e le scelte del territorio): il canone di disponibilità (cioè il canone di affitto che le Ulss pagano per utilizzare il “loro” ospedale per tutta la durata dei project che va dai 24 anni di Santorso ai 27 di Castelfranco-Montebelluna ai 29 di Mestre), ammonta per i tre Ospedali a circa 32 milioni di euro all´anno che moltiplicato per la durata del contratto comporta ad esempio per l´Ospedale di Mestre un onere finanziario ( di solo affitto e remunerazione per l´investimento dei concessionari) di euro 410 milioni. Se si considera che a Mestre i privati hanno investito per costruire l´Ospedale circa 125 milioni di euro si capisce subito che la rinegoziazione sarebbe oltremodo vantaggiosa e dovrebbe consistere nel riacquisto dell´Ospedale da parte della Regione con i fondi BEI restituendo ai privati, con gli interessi, le somme da loro investite. Mi auguro che il Presidente Zaia blocchi la pratica insana del ricorso al project financing per la costruzione di ospedali e promuova una legge regionale per la rinegoziazione dei progetti in corso, per evitare l´agonia della sanità pubblica.

Claudio Rizzato

Il Giornale di Vicenza, mercoledì 13 novembre 2013 LETTERE, pagina 54

Rizzato: via le correnti

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L´INTERVISTA. Tra i democratici arriva un appoggio a sorpresa
Rizzato convertito dal Pci a Renzi «Via le correnti»
di Marco Scorzato
 
L´ex Ds: «Questo finto Pd è morto con il voto contro Prodi. Matteo può rifondarlo perché ha il coraggio di collocare il partito nel progressismo europeo»
 
 
Matteo Renzi sul palco del Teatro Comunale un anno fa
 
E chi lo ferma Matteo Renzi dentro al Partito democratico? Gli avevano dato dell´eretico, del rottamatore - quello se l´è cercato - lo avevano trattato da paria, da presuntuoso che voleva far le scarpe ai mammasantissima della nomenklatura, ai D´Alema e alle Bindi. Ora, neanche un anno dopo tutti quei complimenti, sta per prendersi la guida del partito. Oggi fanno a gara per stare con lui. Al congresso, il sindaco di Firenze avrà a fianco anche chi fino all´altro ieri lo voleva defenestrare: avrà i lettiani, per convinzione o per esclusione (visto che Letta non corre), ma anche insospettabili come lui: Claudio Rizzato. Sì, “quel” Claudio Rizzato, ex consigliere regionale dei Ds, prima Pds, e prima della Bolognina Pci. La lunga traversata del deserto lo porta, ora, all´oasi renziana. «È l´unico che può spezzare le catene delle correnti e far nascere il Pd che non è mai nato».
Rizzato, non sta con Cuperlo?
Lo stimo molto, ma siamo fuori tempo massimo: con lui c´è quella parte del Pd che non vuole crescere. Mi dispiace.
Che cosa intende?
Una data: 19 aprile 2013. È il giorno in cui 101 parlamentari Pd hanno tradito Prodi per il Quirinale: là è morto il Pd.
Morto?
È morto un finto Pd, quel gruppo di dirigenti che ha dato vita a un partito che non è mai stato ciò che si proponeva di essere, che non ha mai avuto il coraggio di collocarsi nella sua famiglia naturale, quella del progressismo europeo.
Forse perché mezzo partito viene dalla storia popolare?
No, perché sono troppo forti le correnti. Chi ha plasmato questo Pd non ha avuto il coraggio di scrostarle e portare il Pd nella sinistra continentale.
Ma se Renzi è un ex popolare, riesce a lui ciò che non è riuscito a Bersani o a Veltroni?
Gli ex Ds non hanno mai fatto valere la propria storia, si sono divisi, mentre gli ex popolari hanno costruito solide correnti. Ora Renzi può spazzare via tutti questi vecchi retaggi.
Renzi dice: “Sul mio carro non si sale, si spinge”. Lei che fa? Sale o spinge?
Tra i sostenitori di Renzi ci sono tante “specie”. Il mio appoggio parte da valuzioni politiche.
Dicono tutti così.
Guardi, io sono “ricco di famiglia”, non in senso letterale, ma nel senso che non ho nulla da chiedere a nessuno, né incarichi né altro, e la mia storia lo dimostra. Io sono stato nel partito - Pci, Pds, Ds, Pd - portando voti, soldi miei, risultati. Molti di quelli che oggi si muovono per Renzi dal partito hanno invece ricevuto senza portare né voti né risultati, anzi.
Ma da ex Pci non è lontano dal Renzi-pensiero?
Sono distante da chi sogna - e pratica - le larghe intese. Sto con Renzi perché è un bipolarista convinto. Bersani voleva un Pd alternativo, poi ha perso e il suo vice ha fatto il governo che lui non aveva voluto fare.
Alle primarie 2012 era per Bersani, appunto. Ora rischia di passare per incoerente.
È il contrario. Sono coerente con la mia idea di Pd. Ho creduto in Bersani, ma non ha avuto il coraggio di rompere il sistema delle correnti, sempre alla ricerca della via di mezzo.
Un Renzi che “conquista” Rizzato non rischia di perdere la capacità di catturare i moderati?
Si dice che la maggioranza del Paese sia moderata, ma ha votato Berlusconi e la Lega. In realta gli italiani vogliono proposte chiare e nette. Renzi sarà uno choc che ridarà credibilità al Pd e fiducia al Paese. E poi anche il “popolo di sinistra” sa che serve una sinistra nuova.
La sua conversione renziana è partita dall´appoggio a Cunico alla segreteria provinciale?
No, sostengo Cunico non perché è renziano, ma perché è un giovane di talento che non pensa per correnti.
 
Il Giornale di Vicenza, sabato 02 novembre 2013 – CRONACA – Pagina 16

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