Rizzato: via le correnti

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L´INTERVISTA. Tra i democratici arriva un appoggio a sorpresa
Rizzato convertito dal Pci a Renzi «Via le correnti»
di Marco Scorzato
 
L´ex Ds: «Questo finto Pd è morto con il voto contro Prodi. Matteo può rifondarlo perché ha il coraggio di collocare il partito nel progressismo europeo»
 
 
Matteo Renzi sul palco del Teatro Comunale un anno fa
 
E chi lo ferma Matteo Renzi dentro al Partito democratico? Gli avevano dato dell´eretico, del rottamatore - quello se l´è cercato - lo avevano trattato da paria, da presuntuoso che voleva far le scarpe ai mammasantissima della nomenklatura, ai D´Alema e alle Bindi. Ora, neanche un anno dopo tutti quei complimenti, sta per prendersi la guida del partito. Oggi fanno a gara per stare con lui. Al congresso, il sindaco di Firenze avrà a fianco anche chi fino all´altro ieri lo voleva defenestrare: avrà i lettiani, per convinzione o per esclusione (visto che Letta non corre), ma anche insospettabili come lui: Claudio Rizzato. Sì, “quel” Claudio Rizzato, ex consigliere regionale dei Ds, prima Pds, e prima della Bolognina Pci. La lunga traversata del deserto lo porta, ora, all´oasi renziana. «È l´unico che può spezzare le catene delle correnti e far nascere il Pd che non è mai nato».
Rizzato, non sta con Cuperlo?
Lo stimo molto, ma siamo fuori tempo massimo: con lui c´è quella parte del Pd che non vuole crescere. Mi dispiace.
Che cosa intende?
Una data: 19 aprile 2013. È il giorno in cui 101 parlamentari Pd hanno tradito Prodi per il Quirinale: là è morto il Pd.
Morto?
È morto un finto Pd, quel gruppo di dirigenti che ha dato vita a un partito che non è mai stato ciò che si proponeva di essere, che non ha mai avuto il coraggio di collocarsi nella sua famiglia naturale, quella del progressismo europeo.
Forse perché mezzo partito viene dalla storia popolare?
No, perché sono troppo forti le correnti. Chi ha plasmato questo Pd non ha avuto il coraggio di scrostarle e portare il Pd nella sinistra continentale.
Ma se Renzi è un ex popolare, riesce a lui ciò che non è riuscito a Bersani o a Veltroni?
Gli ex Ds non hanno mai fatto valere la propria storia, si sono divisi, mentre gli ex popolari hanno costruito solide correnti. Ora Renzi può spazzare via tutti questi vecchi retaggi.
Renzi dice: “Sul mio carro non si sale, si spinge”. Lei che fa? Sale o spinge?
Tra i sostenitori di Renzi ci sono tante “specie”. Il mio appoggio parte da valuzioni politiche.
Dicono tutti così.
Guardi, io sono “ricco di famiglia”, non in senso letterale, ma nel senso che non ho nulla da chiedere a nessuno, né incarichi né altro, e la mia storia lo dimostra. Io sono stato nel partito - Pci, Pds, Ds, Pd - portando voti, soldi miei, risultati. Molti di quelli che oggi si muovono per Renzi dal partito hanno invece ricevuto senza portare né voti né risultati, anzi.
Ma da ex Pci non è lontano dal Renzi-pensiero?
Sono distante da chi sogna - e pratica - le larghe intese. Sto con Renzi perché è un bipolarista convinto. Bersani voleva un Pd alternativo, poi ha perso e il suo vice ha fatto il governo che lui non aveva voluto fare.
Alle primarie 2012 era per Bersani, appunto. Ora rischia di passare per incoerente.
È il contrario. Sono coerente con la mia idea di Pd. Ho creduto in Bersani, ma non ha avuto il coraggio di rompere il sistema delle correnti, sempre alla ricerca della via di mezzo.
Un Renzi che “conquista” Rizzato non rischia di perdere la capacità di catturare i moderati?
Si dice che la maggioranza del Paese sia moderata, ma ha votato Berlusconi e la Lega. In realta gli italiani vogliono proposte chiare e nette. Renzi sarà uno choc che ridarà credibilità al Pd e fiducia al Paese. E poi anche il “popolo di sinistra” sa che serve una sinistra nuova.
La sua conversione renziana è partita dall´appoggio a Cunico alla segreteria provinciale?
No, sostengo Cunico non perché è renziano, ma perché è un giovane di talento che non pensa per correnti.
 
Il Giornale di Vicenza, sabato 02 novembre 2013 – CRONACA – Pagina 16