Quando c'era Berlinguer

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al Cinema Odeon di Vicenza è in programma il film-documentario: "Quando c'era Berlinguer"

venerdi, sabato e domenica 28, 29 e 30 Marzo
alle ore
15.30, 17.45, 20, 22.10

Inutile sottolineare l'importanza politica, storica ed etica di una delle più grandi figure del nostro tempo che ancora oggi ricordiamo con affetto.


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Titolo originale:  Quando c'era Berlinguer
Nazione:  Italia
Anno:  2014
Genere:  Documentario
Durata:   
Regia:  Walter Veltroni
Sito ufficiale:   

 
Cast:  Giorgio Napolitano, Richard Gardner, Alberto Menichelli, Emanuele Macaluso, Alberto Franceschini, Eugenio Scalfari
Produzione:   
Distribuzione:  Bim Distribuzione
Data di uscita:  27 Marzo 2014 (cinema)

Trama:
Quando c’era Berlinguer non è una biografia completa, non è compito di un film. E’ il racconto del modo in cui l’opera di Berlinguer è stata vissuta da un ragazzo di allora che non veniva da una famiglia comunista ma che guardava con grande interesse e suggestione al lavoro coraggioso di un uomo che guidava un Partito Comunista verso approdi inimmaginabili in termini di novità politiche e culturali e di consenso popolare. E’il racconto della solitudine di Berlinguer e dei suoi successi, in una chiave narrativa che ha cercato di saldare i ricordi personali dell’autore con i ricordi dei protagonisti del tempo.

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Da L'Internazionale del 26 Marzo 2014

http://www.internazionale.it/news/italia/2014/03/26/quando-cera-berlinguer/

Il 27 marzo esce al cinema il film di Walter Veltroni, ex segretario del Partito democratico, dedicato a Enrico Berlinguer, il segretario del Partito comunista italiano morto l’11 giugno del 1984 dopo un ictus che lo aveva colpito quattro giorni prima durante un comizio a Padova.

Schivo e timido, Berlinguer è stato un leader molto amato. Sotto la sua guida il Pci riuscì a conquistare il 34,4 per cento dei voti, nelle elezioni del 1976, il massimo mai raggiunto in Italia dai comunisti. Al suo funerale in piazza San Giovanni a Roma partecipò un milione di persone, tra cui i leader dei partiti comunisti di tutto il mondo, ma anche molti che non erano comunisti, come il segretario del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante.

L’uomo della rottura. Nel 1977 a Mosca Berlinguer pronunciò un discorso storico, per il 60° anniversario della rivoluzione d’ottobre, che viene ricordato come lo "strappo" dall’Unione sovietica. "L’esperienza compiuta", disse Berlinguer, "ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno su cui l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma anche il valore storicamente universale sul quale fondare una società socialista". Anni dopo Michail Gorbaciov, che era presente al discorso di Berlinguer, disse che le parole del leader italiano l’avevano molto colpito.  

Berlinguer è anche l’uomo del dialogo con la Democrazia cristiana di Aldo Moro, il cosiddetto compromesso storico. Dal 1973 al 1979 Berlinguer, facendo tesoro della tragica esperienza di Salvador Allende in Cile, cercò di creare i presupposti di un governo con la Dc, convinto che le forze comuniste e socialiste potessero allearsi con quelle cristiane e democratiche per realizzare una profonda riforma dello stato. Il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro contribuirono nel 1978 alla fine di questo progetto.

In quegli anni Berlinguer fu contestato dai gruppi dell’estrema sinistra e dal movimento studentesco, che ne criticavano l’avvicinamento alla Dc e la difesa della democrazia di stampo liberale.

Il film di Veltroni. Walter Veltroni ha chiesto ai ragazzi di oggi se ricordano chi sia stato Enrico Berlinguer, e quasi nessuno degli intervistati ha dato una risposta convincente. "Un commissario", dice qualcuno. "Non l’ho mai studiato, è colpa del sistema scolastico", dice un altro. Il film dedicato al segretario del Pci comincia così. È una biografia che racconta soprattutto quello che Berlinguer rappresentava per un ragazzo, un giovane militante, che non veniva da una famiglia comunista e aderiva con speranza alla "diversità" della linea politica incarnata dal leader.

Veltroni intervista testimoni come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Roberto Benigni e i figli di Berlinguer, Bianca e Marco. Ma anche i ragazzi di allora come Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Il regista è sempre presente come voce fuori campo. Il documentario è ricco di materiale d’archivio come filmati dei comizi e delle tribune politiche.

La conclusione del film è amara ed è affidata alle parole di Aldo Tortorella, ex dirigente del Pci, che rivolgendosi a Veltroni dice: "Dopo la morte di Berlinguer nominammo un segretario provvisorio e avevamo sperato che sareste stati voi a proseguire il cammino di Enrico".