La sanità veneta perde colpi e la pagano i più poveri

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«La sanità veneta perde colpi e la pagano i più poveri»
 
 
Il documento recentemente approvato dai medici veneti e la lettera al Giornale di Vicenza del 18 novembre di tre primari del San Bortolo sono denunce forti e chiare sui rischi di crisi del sistema sanitario regionale e sulla riduzione dell´eccellenza del medesimo, rispetto alla quale forse occorre cominciare a parlare al passato.
La crisi della sanità veneta non riguarda i bilanci o la sostenibilità finanziaria del sistema. Essa è figlia di scelte politiche e amministrative adottate con logiche punitive mentre la sanità ha bisogno per stare al passo con i nuovi bisogni di salute dei cittadini, di adeguarsi ai cambiamenti demografici in corso nella nostra regione (oltre il 20% della popolazione, 1 milione di persone, ha più di 65 anni) e di agire con lo scopo primario di curare i malati prima dei bilanci, azioni che richiedono riforme e cambiamenti.
Facciamo qualche esempio. Le Ulss già oggi non erogano prestazioni di riabilitazione alle persone dimesse dagli ospedali (anche le dimissioni precoci sono decise in molti casi per risparmiare sui ricoveri, ecco un altro modo di ridurre le spese) mettendo le famiglie di fronte ad alternative penalizzanti: o ti arrangi a casa o ti paghi la riabilitazione (che la maggior parte delle famiglie non può pagare) o paghi una retta al limite della truffa sociale se sei non autosufficiente. Le Ulss per ridurre le spese fanno pagare alle famiglie le prestazioni che dovrebbero essere a carico del sistema sanitario regionale e riducono, sempre su decisione regionale, le prestazione di prevenzione sanitaria per i cittadini.
È così che dalle carte contabili sparisce il disavanzo, poiché le famiglie si pagano di tasca propria quei servizi che le Ulss non erogano per dimostrare di aver ridotto la spesa. Tutto ciò costringe le famiglie a sborsare, ad oggi, 30 euro a loro carico per ogni 100 euro spesi in sanità. Ma va denunciato che a pagare sono i meno abbienti, vittime designate della non appropriatezza delle prestazioni, di liste d´attesa, iniquità, inefficienze e sprechi del sistema sanitario regionale.
Aggiungiamo il fatto che il blocco quasi totale del turn-over del personale ha aggravato la situazione in settori nevralgici della sanità, come i servizi di urgenza-emergenza, le attività chirurgiche e l´assistenza infermieristica. Il personale in servizio ha accumulato decine di migliaia di giorni di ferie non godute e di ore di lavoro straordinario non pagato.
È a rischio l´eccellenza della sanità veneta.
Il nostro sistema sanitario regionale presenta molti punti di eccellenza e tuttavia essa non è garantita in tutto il territorio regionale (per esempio non coglie appieno le esigenze della sanità di montagna e lagunare). Inoltre l´eccellenza del nostro servizio sanitario è a rischio a causa dell´estendersi di altri fenomeni: la corsa al project financing per costruire nuovi ospedali (recentissimo il project per la cittadella della salute a Treviso verso il quale c´è stato silenzio totale) e l´inarrestabile crescita della spesa per l´acquisto sul mercato dai privati di prestazioni specialistiche e diagnostiche (la spesa delle Ulss per tale acquisto è raddoppiata negli ultimi anni). I fenomeni sopra indicati provocano il trasferimento di quantità ingenti di risorse sanitarie pubbliche dai bilanci delle Ulss a quelli dei privati che agiscono a vario titolo nel sistema sanitario innescando una forma di concorrenza drogata nella quale è il sistema pubblico ad abbassare la qualità e l´efficienza delle proprie prestazioni.
Va così sfiorendo l´eccellenza della sanità veneta e di questo i cittadini si rendono conto non appena hanno bisogno di cure e di continuità assistenziale o di servizi sociali.
Si deve cambiare registro con riforme incisive tra le quali il dimezzamento delle Ulss nel Veneto ( da 21 a 10 e nel vicentino da 2 a 4, l´Ulss dell´Alto vicentino con Valdagno e Bassano e l´Ulss di Vicenza con Arzignano, Montecchio, Noventa e Lonigo) accompagnate da una riorganizzazione amministrativa e della governance del sistema sanitario regionale che dia centralità e ruolo al personale medico, sanitario e sociale che, non dimentichiamolo, sta reggendo il peso e la responsabilità di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini.

Claudio Rizzato
 
Il Giornale di Vicenza, giovedì 04 dicembre 2014 – LETTERE – Pagina 54