Gli operai Usa per Trump non c’entrano coi nostri

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Gli operai Usa per Trump non c’entrano coi nostri

Claudio Rizzato ‎10‎/‎11‎/‎2016

operai-americani

Resto convinto che Hillary Clinton sarebbe stata, nel segno di continuità con la Presidenza Obama, la Presidente degli Stati Uniti più adeguata per le scelte future nell’economia, nella politica e nei rapporti con l’Europa e il mondo. Sulla vittoria di Trump c’è da riflettere senz’altro. Ho visto dal Corriere il voto degli operai. Mi viene un dubbio politico: se si sono sentiti abbandonati dai Democratici, come viene sostenuto, hanno pensato di punirli votando Trump, oppure votano Trump perché vorrebbero diventare come lui? Oppure votano Trump per dare un segnale e tra 8 anni, durante i quali al posto degli operai in certi settori potrebbero esserci robot o stampanti 3D, torneranno a votare i Democratici? E gli operai americani sono come quelli italiani che votavano Berlusconi senza ammetterlo?

Non sono battute o domande provocatorie e certamente non hanno la pretesa di analizzare il voto degli americani, ma voglio sottolineare che le analisi più ardite sono fatte da giornali che hanno sparso sondaggi rivelatisi farlocchi. Probabilmente nel paese capitalistico per eccellenza, pieno di contraddizioni fino a salvare le banche in fallimento con 700 miliardi di dollari del bilancio dell’Unione, gli operai non sono come tutti gli altri operai e forse non hanno la stessa visione del mondo che possiamo avere nelle nostre società europee. Il mondo è già cambiato da tempo, prima di Trump, e i classici conflitti capitale vs lavoro, capitalisti vs socialisti, ecc sono da teorizzare ex novo. Su questa assenza di pensiero vedo la crisi più grave della sinistra europea.

Ciò non toglie che ogni tentativo di associare la ribellione degli operai ai Democratici americani a quella degli operai italiani ai Democratici italiani è propaganda spicciola. Ho sentito alcuni capi di partito italiani gioire per la vittoria di Trump che dimostrerebbe che il voto popolare è stato contro i poteri forti (sic) oppure gioire per il protezionismo di Trump (che danneggerebbe prima di tutto l’economia italiana che ha una fortissima componente di esportazione). Naturalmente il provincialismo di alcuni partiti italiani è noto, ma come è successo con Tsipras osannato a suo tempo, appena Trump dovrà fare il Presidente di tutti gli americani, gli si rivolteranno contro.

Non sono battute o domande provocatorie e certamente non hanno la pretesa di analizzare il voto degli americani, ma voglio sottolineare che le analisi più ardite sono fatte da giornali che hanno sparso sondaggi rivelatisi farlocchi. Probabilmente nel paese capitalistico per eccellenza, pieno di contraddizioni fino a salvare le banche in fallimento con 700 miliardi di dollari del bilancio dell’Unione, gli operai non sono come tutti gli altri operai e forse non hanno la stessa visione del mondo che possiamo avere nelle nostre società europee. Il mondo è già cambiato da tempo, prima di Trump, e i classici conflitti capitale vs lavoro, capitalisti vs socialisti, ecc sono da teorizzare ex novo. Su questa assenza di pensiero vedo la crisi più grave della sinistra europea.

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