Se il Pd fosse unito

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Se il Pd fosse unito non ce ne sarebbe per nessuno

Peccato solo che se fosse unito, non sarebbe il Pd

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Resto del tutto convinto del valore della riforma costituzionale per modernizzare le istituzioni del nostro Paese, rafforzarne la capacità di decisione al passo con la velocità dei cambiamenti in Italia e in Europa, ridare dignità alla politica e fiducia nella democrazia. Con il no si è voluto prevalentemente colpire il governo con l’effetto di bloccare un processo di cambiamento e perpetuare una solidarietà rovesciata che si esprime dicendo no a tutto e raccoglie tutti gli istinti conservatori e populisti dei partiti della destra e del populismo che va di moda in Italia e in Europa. Il 40% che ha voluto la riforma non può essere ascritto tutto al Pd o a Renzi. E’ tuttavia un consenso grande al quale affidare un nuovo percorso di rinnovamento e cambiamento, indispensabile per il nostro Paese.

Il Pd deve fare la sua parte, rilanciando con il congresso una azione politica di rinnovamento e di riforme, liberandosi dall’insana pratica che è stata utilizzata da alcuni dirigenti di cogliere l’occasione del referendum per sconfiggere il segretario/presidente del Consiglio. Il congresso di un partito come il Pd deve essere una grande occasione di sentirsi comunità a meno che quello spirito non sia stato irrimediabilmente spento: ho avuto questa sensazione quando li ho visti festeggiare per la sconfitta di Renzi e la vittoria di Grillo, Salvini, Berlusconi ai quali avevano unito i loro no.

Nel 2013 con il sostegno a Renzi ho condiviso l’idea di un rinnovamento della politica per il riscatto dell’Italia. Il processo di rinnovamento è stato visto con ostilità da una parte del gruppo dirigente per l’incapacità culturale di comprendere l’esigenza di cambiamento oltre le pratiche consociative del passato, con le quali sono state coperte gravi insufficienze e insuccessi politici. Naturalmente nessuno si è preso la responsabilità di quei fallimenti e della distanza dal paese reale di coloro che si sentono custodi dell’essere di sinistra. Sono sempre stato ottimista in politica perché penso che chi fa politica deve credere nella possibilità di cambiare “lo stato delle cose presenti”,  e sono convinto che sia necessaria una maggiore capacità di interpretare le esigenze dei cittadini e organizzare le risposte ad esse dentro un progetto di cambiamento.

Il Pd è la forza politica che può realizzare il cambiamento auspicato perché ha la consapevolezza delle sfide che i sistemi democratici, investiti da crisi economico-sociali e da populismi distruttivi, stanno attraversando. Che fare? Lavorare uniti per un nuovo radicamento organizzativo rinnovando la funzione dei circoli, potenziare e qualificare le strade della comunicazione e intensificare le relazioni con i soggetti produttori di cultura e ricerca; incentivare la militanza generosa e gratuita propria della sinistra, rendere trasparenti i processi di decisione politica e di selezione dei gruppi dirigenti. E’ solo l’inizio. Se il Pd fosse unito non ce ne sarebbe per nessuno. Ma se fosse unito non sarebbe  il Pd.

http://www.vvox.it/2016/12/20/se-il-pd-fosse-unito-non-ce-ne-sarebbe-per-nessuno/

 

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