Pd, aria di divorzio. Il patrimonio ex Pci è in mani renziane

Inserito in Ultime notizie

POLITICA & MATTONE. La disputa immobiliare: in provincia 16 strutture

Pd, aria di divorzio. Il patrimonio ex Pci è in mani renziane
 
di Marco Scorzato
 
La sinistra medita lo strappo e pensa ai beni ex Ds Ma nel Vicentino sono custoditi dalla fondazione di Rizzato, sostenitore di Matteo: «Non si toccano»
 
 
La casa del popolo di Marano.
 
Erano compagni ai tempi della falce e martello, sono ancora colleghi di partito, ma ormai li lega poco più di un filo sottilissimo, riassunto in questa frase: «La scissione nel Partito democratico è già in atto». L'ha pronunciata Pier Luigi Bersani, accusando Matteo Renzi di sfasciare la casa comune nata nel 2007, trasformandola in un vascello personale. E la ripete lui, Claudio Rizzato, ex consigliere regionale di Quinto Vicentino, che con Bersani condivide la scuola comunista, il travaglio della Bolognina e l'approdo nel Pds, poi Ds, fino alla nascita del Pd, ma che da diverso tempo si schiera senza esitazioni tra i sostenitori renziani e quella «scissione già in atto» la vede, sì, ma per colpe opposte: la deriva passatista della ditta D'Alema-Bersani. Ex comunisti contro, pronti a dirsi addio. È nell'eventualità di un matrimonio al capolinea - mai così probabile - che si riapre la disputa sul patrimonio tra l'ala sinistra e il resto del partito. Ed è qui che entra in campo Rizzato, presidente della Fondazione Nordera Busetto, custode dello scrigno ex Pci-Ds, quel tesoretto immobiliare fatto di vecchie sedi comuniste su cui la minoranza bersaniana avrebbe rimesso gli occhi nella prospettiva della scissione. Un custode, Rizzato, che non ha alcuna intenzione di aprire il cancello. LA FONDAZIONE. La disputa patrimoniale riemerge, puntuale, ad ogni crisi interna al Pd. Tutto nasce nel 2007. All'atto fondativo dei democratici, ogni cultura d'origine (ex comunisti ed ex democristiani) portò il suo contributo, anche materiale: la Margherita si reggeva su sedi in affitto, a volte parrocchiali, ma aveva maggior liquidità; i Ds, invece, erano zavorrati dal debito del quotidiano L'Unità, ma avevano il mattone: sedi di proprietà e case del popolo disseminate in tutta Italia, acquistate in mezzo secolo di tesseramenti. Preferirono metterle al riparo. Fu così che l'allora tesoriere Ugo Sposetti creò una galassia di fondazioni su scala nazionale, proprietarie di immobili per centinaia di milioni di euro (c'è chi dice che il valore sia anche di uno-due miliardi, ma non esiste una perizia di stima ufficiale). Nel Vicentino nacque allora la Fondazione Nordera Busetto, che controlla quei 16 immobili di proprietà ex Ds: le case del popolo di Santorso, Marano e Torrebelvicino, e altre sedi da Valdagno a Bassano, compreso un locale in città, in viale Dal Verme, già sede del Pci della circoscrizione San Bortolo dedicata al partigiano Costalunga "Argiuna" e che oggi ospita un negozio in affitto. Tutto il patrimonio "rosso" vicentino vale al catasto 2 milioni 800 mila euro, ma ben di più sul mercato, spiegava Rizzato. L'ANOMALIA VICENTINA. Ecco, non appena è tornato a soffiare il vento della scissione, si è riacceso il dibattito nazionale sul tesoretto immobiliare. In Emilia, in particolare, l'ala sinistra del Pd ci avrebbe fatto più di un pensierino. Nel Vicentino, invece, le cose sono ben più complicate. Dettaglio non trascurabile: qui, qualsiasi appetito sulle sedi ex Pci dovrebbe fare i conti con un renziano. Anzi, con più d'uno, visto che oltre al presidente Rizzato, nell'organigramma della Fondazione Nordera Busetto c'è anche, tra gli altri, la deputata Daniela Sbrollini, già segretaria provinciale dei Ds ma oggi sostenitrice di Matteo da Pontassieve. «Il patrimonio ex Ds? Non si tocca», afferma secco Rizzato. «Queste sedi, che già oggi diamo in comodato gratuito al Pd, sono a servizio del progetto comune democratico. La storia è passata, bisogna guardare al futuro, non indietro». CASE SENZA POPOLO? Fatto sta che l'unità del partito è a rischio. Rizzato vede «una scissione già in atto», pur precisando che «questa è una constatazione, non un auspicio». Come Piero Fassino (di cui condivide il percorso politico) afferma: «La nostra gente non vuole che ci dividiamo, ma in realtà è dall'8 dicembre 2013 che c'è una spaccatura profonda: c'è chi, fin dal congresso vinto da Renzi, non ha accettato la sua leadership e lo considera un intruso nella storia del Pd. Sono ex Ds che avevano la golden share, ma l'hanno sperperata; quelli che contestano i capilista bloccati dell'attuale legge elettorale, ma che hanno fatto i listini per mettere i loro fedelissimi in Parlamento. Ma se rifacciamo il congresso, rivince Renzi. Che non è esente da errori, ma non gli si può addebitare ogni colpa: sui diritti civili ha ottenuto i risultati che la sinistra aveva solo sognato». Il Pd scricchiola. Le case resistono. E il popolo?
 

 
SEDICI IMMOBILI Sono sedici gli immobili di proprietà della Fondazione Nordera Busetto: le case del popolo di Santorso (sede della Fondazione), Marano e Torrebelvicino; e le ex sedi Pci-Ds di Altavilla, Bassano, Creazzo, Dueville, Montecchio Maggiore, Quinto Vicentino, Recoaro Terme, Sarego, Schio, Thiene, Valdagno, Noventa e Vicenza.ORGANIGRAMMAIl presidente è Claudio Rizzato e il Cda è formato da: Marco Busetto, Valerio Degani, Marina Petroni, Sergio Piva, Daniela Sbrollini, Erik Sortinelli, Silvano Veronese e Andrea Zorzan. C'è poi il Consiglio d'indirizzo composto da Margherita Baldisserotto, Vasco Bicego, Antonio Copiello, Sonia Dalla Cà, Antonio Dalla Gassa, Valerio Degani, Claudio Floriani, Sergio Fontana, Sergio Piva, Giuseppe Professio- ne, Antonella Rigotto, Claudio Rizzato, Luigino Sbabo, Giampaolo Valerio, Matteo Vitella, Andrea Zorzan e Daniela Sbrollini.
 

Articoli del 14/02/2017
 
Il Giornale di Vicenza, giovedì 16 febbraio 2017 – CRONACA – Pagina 14

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.