POLITICA. Autonomia, il Pd vota sì al referendum

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POLITICA. Autonomia, il Pd vota sì al referendum

Ieri sera la direzione regionale del partito a Padova ha scelto la linea per il 22 ottobre: il numero legale garantito dall'ala progressista

Ma la minoranza strappa la "libertà di coscienza" Bisato: «Da Zaia propaganda per nascondere i flop» Variati: «Enti locali protagonisti nelle trattative»


INVIATA A PADOVA Il Pd ha scelto. Sì è l'indicazione di voto al referendum sull'autonomia. Non solo. Detta le priorità al governatore Zaia: lavoro, formazione, sociale, ambiente e sviluppo sostenibile. Attenzione, però. L'indicazione «fa salvo il rispetto del pluralismo e della libertà di voto». Con questa dicitura, frutto di una importante mediazione, si mette una toppa allo strappo della scorsa settimana quando le diverse anime del partito erano andate in corto circuito. Ieri sera nella sede regionale la direzione del partito si è espressa a favore del documento del segretario Alessandro Bisato con 46 voi a favore e 2 astenuti. Ha votato anche un "dispositivo" proposto dalla minoranza del partito guidata da Giovanni Tonella (30 sì, 18 no) che ha garantito il rispetto del pluralismo. Sì, perchè Tonella e i suoi erano contrari al voto a favore del referendum. «Ma in modo consapevole abbiamo deciso di restare e garantire il numero legale. Un gesto di responsabilità». A inizio di riunione in effetti il rischio di veder saltare tutto era alto.I PUNTI DISTINTIVI. Alla fine il Pd, nonostante le voci contrarie dei sottosegretari dem Gianclaudio Bressa (Autonomie regionali) e Pier Paolo Baretta (Economia) ha scelto per l'autonomia. Si legge nel documento di Bisato: «Il Pd del Veneto dice sì a un Veneto che possa trattare con lo Stato maggiore autonomia per essere più vicino ai Comuni e ai cittadini. Dice No alla propaganda leghista che attribuisce al referendum significati diversi, facendo credere che sia la via per cambiare la Costituzione e trasformare il Veneto in una Regione a statuto speciale. Il Pd non ci sta a trasformare il referendum del 22 ottobre in un'arma di distrazione di massa dai ripetuti fallimenti del governo Zaia -Galan». Ad aprire i lavori e a dettare la linea è stato il sindaco di Vicenza, Achille Variati: «Con la nostra storia come possiamo teorizzare astensionismo? Vogliamo lasciare il risultato nelle mani della Lega? Avremmo dovuto essere noi a fare questo referendum. Ora non possiamo toglierci dal palco. Il nostro sì però deve essere condizionato a due punti. Uno. Che l'autonomia non porti al neocentralismo regionale e dunque che sia una autonomia che venga distribuita a tutta la filiera: Province e Comuni. Due. Quando Zaia andrà a sedersi ad un tavolo con il governo per iniziare la trattativa dovrà essere accompagnato da una delegazione delle autonomie locali».STORIA E FUTURO. Di altro parere è Gianni Rolando, della minoranza del partito: «Zaia vuole il plebiscito, a lui interessa l'indipendenza. Si poteva arrivare allo stesso obiettivo senza costi per i cittadini. Questo referendum non è una truffa perché lo sentenzia la Corte Costituzionale, ma è una farsa e costosa». Claudio Rizzato guarda alla storia: «Non ci ricordiamo più che nel 2002 il gruppo che aveva sostenuto Cacciari, con Variati nella Margherita, Zanonato nei Ds e Galante per il Pci, presentò un progetto di legge per chiedere più autonomia sancita l'anno precedente? Fu bocciata dal governo Galan-Zaia. Di più. Nel 2007 il Pd regionale approvò una mozione di appoggio alla proposta di autonomia di Galan. Dobbiamo guardare le cose come stanno. Non ci ricordiamo della nostra storia. Siamo stati noi a permettere a Zaia di diventare il paladino della gente. Ma questa diventa anche la nostra forza». Sì, perché il vero nodo che ha bloccato il Pd è stata la paura del risultato a favore di Zaia «perché per quanto si voti sì, la vittoria a Zaia non a toglie nessuno», diceva un delegato. Ora il Pd però «ha scelto di essere protagonista facendo capire che non voteremo per trattenere l'80% dei tributi o l'indipendenza - chiude Stefano Fracasso, capogruppo dem in Regione -. Alla fine la direzione, grazie al contributo del gruppo regionale di queste settimane, ha scelto di stare dalla parte delle ragioni dell'autonomia con la propria storia e visione del Veneto».

di Cristina Giacomuzzo

Il Giornale di Vicenza, martedì 01 agosto 2017 – REGIONE – Pagina 7

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